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losangelista

COMICON: Final Fantasy a San Diego

Di ritorno da San Diego, una riflessione sulle cose viste al Comicon – o meglio sull’infinitesima parte che e’ verosimilmente possibile vedere data l’oceanica offerta di simposi (“supereroi gay”, “la psichiatria di Batman”)  proiezioni, panel, interviste, dibattiti e party a disposizione durante le quattro campali giornate del convention center. Il mastodontico edificio (qualcuno lo ricordera’ forse usato come futuristica location in Demolition Man) anche quest’anno e’ stato invaso da quella specie di Halloween estivo che e’ la massima convention di cinema, fumetto, fiction, letteratura e arte fantastica, una Woodstock dei nerd che dai minuscoli esordi come appuntamento di appassionati di comix nel 1970 e’ assurta a annuale fiera/festival per 250000 adepti. La manifestazione e’ incontenibile, deborda ormai dal centro congressi in riva al mare e si riversa in tutto il distretto centrale della citta’ californiana, un’apocalisse di ingorghi e parcheggio impossibile in cui comitive di manga-natics giapponesi si incrociano con cortei di walkers in cerca di materia grigia da sbranare. La fiera e’ stata in parte cooptata dai network che presentano anteprime di fiction e dai grandi studios che la usano come trampolino imprescindibile dei prossimi blockbuster. TV e Hollywood hanno  comunque sempre piu’ in comune dato che anche i film di fanatsy sci-fi prendono  ormai la forma di grandi serial, delle franchise, come si dice in gergo, a base di interminabili sequel. Questo e’ stato l’anno  dei tramonti con diverse franchise che volgono al termine: Twilight innanzitutto coi giovani vampiri spasimanti e teeneager mannari qui a presentare l’ultima puntata della serie con le obbligatorie dichiarazioni di rammarico  – anche se abbiamo avuto l’impressione che molti di loro siano sollevati di poter finalmente passare oltre il fenomeno di isteria collettiva che a San Diego tra l’altro e’ tragicamente costato la vita ad una fan investita mentre attraversava di corsa la strada per mettersi nella fila chilometrica per vedere i primi sette inuti del film. Verso la fine anche la saga degli anelli con Ian McKellan (il cappello piu’ in voga in assoluto a san Diego era una replica in cartone di quello di Gandalf), Andy Serkis (Gollum) e Peter Jackson anche loro a presentare una manciata di minuti dell’adattamento dell’Hobbit di Tolkien. Un’analoga anteprima per gli esercenti in primavera a Las Vegas era stata fallimentare per le reazioni universalmente negative. Il problema era stata l’inedita tecnica di ripresa adottata da Jackson, un sistema  a 48 fotogrammi al secondo anziche’ i soliti  24 che a giudizio di molti  avrebbe prodotto un look eccessivamente “nitido”, piu’ simile al video in alta definizione che al cinema. Le critiche hanno fatto si che il regista a San Diego ha deciso di abbandonare la novita’  a favore della proiezione tradizionale. Nelle sale il film sara’ a 48 fps ma per il momento Jackson ha dichirato di voler evitare polemiche che “detraessero dal contenuto”. Curiosamente il cast del Hobbit si e’ incrociato sullo stesso red carpet di Pacific Rim di Guillermo del Toro (inizialmente doveva esssre lui a dirigere Hobbit prima di un forfait all’ultimo minuto). Il nuovo lavoro dell’alchimista messicano di Cronos, Labirinto del Fauno e Hell Boy  ha a che vedere con un pianeta devastato da un invasione di mostri alieni che hanno colonizzato gli oceani. Dalla terraferma le ultime sacche di un’umanita’ decimata organizzano la resistenza costruendo robot giganti. Terreno anomalo insomma per Del Toro, che sa di Battaglia Navale o Transformers ma il regista  assicura che non si tratta di questo bensi’, ci ha detto, di un”omaggio poetico alla fantascienza dei mostri di cui si e’ nutrito in gioventu’” che ha voluto presentare specialmente al Comicon, cioe’ “alla nazione dei nerd, il paese in cui ci ritroviamo tutti concittadini una volta all’anno”. Molti qui hanno esibito il passaporto: Quentin Tarantino che per un intero pomeriggio ha firmato manifesti del suo Django Unchained, Sam Raimi  che ha fatto vedere il trailer di Oz: The Great and Powerful una prequel nientemeno  che del Mago di Oz, cioe’ la fonte originaria del genere fantasy al pari di Melies. Poi Tim Burton (Frankenweenie), Shane Black (Iron Man 3) e Neil Blomkamp il cui Elysium  con Matt Damon e Jodie Foster promette di proseguire la vena fantapolitica allegorica del suo grande District 9. Il nuovo film e’ ambientato in un futuro in cui l’1%  privilegiato si e’ rifugiato in una stazione orbitante mentre la terra devastata e’ abitata dai diserdati che vorrebbero arrivarci. Tutto questo piu’ le megafeste come quella per Breaking Bad sul tetto del palomar Hotel  e quella di True Blood per cui un grande parcheggio e’ stato trasformato dagli scenografi del programma in una copia di Bon Temps, Lousiana. Ma e’  stato il contorno.  Il cuore pulsante di Comicon rimane la bolgia permanente dentro il convention center dove la massa umana si e’ stretta attorno agli stand dei fumettari, ai gadget e  alle autograph session delle celebrity (particolarmente apoplettica quella del cast di Trono di Spade) con le star stordite dal bagno di folla e dall’entusiasmo inadulterato  dei fan adoranti. In definitiva pero’ –  ed e’ il bello del Comicon – i veri protagonisti  del tutto rimangono gli stessi fan, attori e spettatori in un democratico oceano di travestimenti, flash mob esibizionsti e allegro erotismo geek.

Silver Surfer in pausa caffe’