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losangelista

Comic-Con: timido fremito di fantasia

Comicon night

Si chiude Comic-Con e azzardiamo un paio di considerazioni sul summit mondiale di nerditudine, stati generali del weltanschauung che divora attualmente ampi settori di pop cultura. Si, è sicuramente un festival dell’intrattenimento di massa, punto di contatto coi fan/consumatori di prodotto industrialmente fabbricato ormai imprescindibile per gli studios. È un gioco in cui non si capisce del tutto chi imprime le tendenze e chi si limita a sfruttarle (ma sicuramente gli studios sono attentissimi ai gusti dei geeks i cui tweet, ricordava ieri Ryan Reynolds al panel di Deadpool, possono determinare il “greenlight” o il fallimento di un progetto.

Screen crowd

Quindi una sorta di democrazia di massa dove gli 8000 del Hall H sono massa critica digitale – una specie di superorganismo social che funge da potente lobby hollywoodiana (non è un caso che decine e decine di autori compiano ogni anno il pellegrinaggio a San Diego) – molti di loro, Tarantino, Del Toro, Raimi – sono stati fan prima di tutto, formatisi fra gli stands fumettari dei primi Comic-Con.

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C’è un altro livello più personale. Le masse infinite di “Cosplayers” travestiti in ogni immaginabile maniera, non si possono certo definire “sovversivi”. Non corrispondono davvero ad una idea di “controcultura” (termine ormai alquanto semanticamente equivoco in ogni caso). Quindi non è giusto considerare questa “festa” un carnevale; non è una protesta contro le regole o la sospensione della “normalità” ciò che avviene qui. Semmai le sterminate folle sono le più docili e obbedienti della storia. Pronti a fare la fila per ore e giorni. A fermarsi al fischietto dei vigili che controllano i passaggi pedonali della città ingolfata, gentili, educati e un pò timidi buttano sempre le cartacce negli appositi contenitori.

2.Escalators

Eppure ad altezza d’uomo sussiste un estro innegabile se pur contenuto, un impulso creativo riconducibile alla forza della fantasia ed alla volontà di abbandonarvisi appieno. Felici, sorridenti – anche dopo giorni di sudore e solleone sotto i travestimenti, i boyscout del fantasy compiono mansueti il loro pellegrinaggio in cerca di gadget. Il Cosplay – i costumi sono l’espressione esteriore di una improbabile esuberanza che anche quando si conforma ai personaggi brevettati e trademarkati dalle corporation, trova un entusiasmo da “maker” nei costumi hand-made che è in qualche modo confortante.

1. Wonder LAdies

In questa mega colonia sono preponderantemente bianchi questo si, ma di ogni età, accomunati dalla passione in commune, in una società, come quella Americana, che segrega ferreamente le generazioni. Sicuramente c’è molta parità fra i sessi moltissimi donne, ragazze madri – e un timido fremito erotico di una cultura non particolarmente trasgressiva.

Cat Woman

Alla fine torni a casa con forse un pizzico di fiducia in più in una cultura che dietro l’omologazione commerciale esprime, come Silicon Valley, una creatività del nostro tempo. E comunque te ne vai con la profonda consapevolezza che un grosso pezzo del presente – e del futuro – appartiene a loro.

Bat Woman edit