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Come Roma non contrasta la violenza di genere

[Pubblico questo comunicato della cooperativa Be Free, perché al di là dei talk, dei proclami di governo, delle chiacchiere da giornale, la realtà è drammaticamente la seguente]

Roma 1 giugno 2016
MENTRE il feroce femminicidio di Sara Di Pietrantonio suscita sgomento e dibattito MENTRE la parte più consapevole della società civile pretende risposte istituzionali adeguate alla gravità ed alla pervasività del fenomeno della violenza di genere MENTRE partono petizioni per aprire sportelli/centri antiviolenza in ogni Municipio
IL COMUNE DI ROMA VUOLE CHIUDERE LO STORICO CENTRO ANTIVIOLENZA “DONATELLA COLASANTI E ROSARIA LOPEZ” ATTIVO DAL 1997 NEL SOSTEGNO ALLE DONNE VITTIME DI MALTRATTAMENTI CHE VOGLIONO USCIRE DA UNA SITUAZIONE DI VIOLENZA.
In data 13 maggio u.s. la dott.ssa Oria Gargano, Presidente di BeFree cooperativa, che gestisce il Servizio, e la dott.ssa Francesca De Masi, Responsabile del Centro antiviolenza, sono state convocate presso il Dipartimento Comunicazione del Comune di Roma, per apprendere di un effettivo e imminente pericolo di chiusura del Centro antiviolenza.
Il Centro è un punto di riferimento storico sul territorio romano, sia per le donne che nel corso di 20 anni hanno avuto accesso alla struttura, sia per tutte le istituzioni (Forze dell’Ordine, Procure, Ospedali, servizi sociali, associazioni del privato sociale, ecc) che hanno trovato nel Centro antiviolenza un imprescindibile strumento sia di emersione che di presa in carico del grave e diffuso fenomeno della violenza di genere.
Dal 1997 il Centro Antiviolenza ha aiutato e seguito quasi 10000 ( per l’esattezza 8958 alla data di oggi) donne, provenienti da tutti i municipi di Roma, oltre che da altre città e regioni di Italia. Ha inoltre ospitato più di 300 donne, con figli minori, che hanno avuto una reale opportunità di ricostruire la propria esistenza, fortemente messa a repentaglio dalle violenze subite, e di progettare un futuro libero, indipendente e sereno.
Un luogo così importante per il contesto sociale romano è a rischio chiusura: la struttura infatti sorge all’interno dell’ edificio “Ex Bruno Buozzi”, di 7 piani, che accoglie diverse case famiglia, centri anziani, servizi socio-sanitari, tutti afferenti al Comune di Roma.
Sulla base delle informazioni ricevute, abbiamo appreso che l’edificio intero non è di competenza comunale (come appariva certo e documentato, anche da determine comunali che risalgono al 1996) ma che in realtà la proprietà di esso è della Regione Lazio, il cui Ufficio Patrimonio sta reclamando la riscossione di imponenti cifre per l’occupazione, facendo riferimento a circa 20 anni di usufrutto dei locali. Il Comune, da parte sua, non sembra avere la possibilità di saldare un debito così importante, e l’unica soluzione che si sta profilando è di chiudere il servizio.
Pertanto, se non verrà risolto tale contenzioso tra Comune e Regione, il 30 luglio 2016, data di scadenza del bando di affidamento del Centro antiviolenza, questo importante spazio verrà chiuso.