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Napoli centrale

Così la camorra uccide i suoi figli

 

Quello dei rifiuti tossici è proprio il controsenso per antonomasia degli affari camorristici: avvelenare le terre dove si vive, contaminare i prodotti che si mangiano e uccidere i propri figli. Chi lo farebbe? Chi potrebbe mai perseverare sapendo ormai delle conseguenze letali dello smaltimento illecito? E’ invece è successo un’altra volta in Terra di lavoro. I contadini usavano materiali inquinanti provenienti anche dal Nord Italia per concimare i terreni e i casalesi facevano i soldi. Un vecchio refrain, una storia senza fine. Così ieri la squadra mobile di Caserta ha sequestrato un terreno agricolo a Trentoda Ducenta dell’imprenditore Elio Roma, e smascherato un altro business delle ecomafie. Pomodori, broccoli, e ogni tipo di ortaggi delle serre circostanti alle analisi sono state ritrovate contaminate da arsenico, cadmio, idrocarburi pesanti, stagno e di altre sostanze altamente nocive. Tutta frutta e verdure che poi imbustata o ripulita per anni è finita sulle nostre tavole. Le indagini hanno infatti confermato l’esistenza di un ”cartello” di aziende del settore smaltimento rifiuti che tra gli anni ’90 e sino ai primi anni del 2000 si sono imposte sul mercato perché in grado di dimezzare i prezzi e gli imprenditori non si sono fatti poi tanti scrupoli, mentre i contadini consapevolmente bruciavano i loro appezzamenti di terra.

Secondo le stime dei periti nominati dalla Procura nel podere sequestrato questa mattina sono stati conferiti almeno 3550 tonnellate di rifiuti industriali fangosi, in un periodo compreso tra marzo e maggio 2003. Una montagna tossica, che per anni ha agito silenziosa.

La scoperta è stata possibile grazie alle dichiarazioni dei pentiti Gaetano Vassallo, Emilio Di Caterino e, più di recente, anche dalle dichiarazioni di Tammaro Diana e Pasquale Di Giovanni. La Coldiretti ha calcolato che il business illecito dei rifiuti sia stimato almeno intorno ai 3miliardi di euro. Ma al di là degli aspetti tecnici quello che lascia senza fiato è sempre il cortocircuito di una società dove i soldi valgono più della vita