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COME DOVREBBE ESSERE

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Il congresso ha approvato  ieri  la legge che estende ufficialmente la designazione di “hate crime” (crimine di odio) ai reati di violenza contro gli omosessuali. L’inasprimento delle pene per reati violenti determinati dalla “razza, religione e origine etnica” della vittima e’ previsto in America sin dal 1968 quando gli statuti vennero varati dopo l’assassinio di Martin Luther King. Con la firma di Barack Obama all’attuale emendamento si concludera’ una battaglia iniziata con la tortura e l’omicido di Matthew Shepard, un ragazzo gay, pestato e lasciato per morto incatenato ad uno steccato nei pressi di Laramie in Wyoming nel 1998. “Simili crimini” ha dichiarato il senatore Ben Cardin, “non colpiscono solo le vittime ma contaminano con l’odio che esprimono, tutta la societa’ civile” una lezione assorbita dolorosamente da una nazione dove in un passato assai recente i linciaggi di neri erano un passatempo domenicale.

hate-crimes

Oggi l’odio come nel reto dell’occideente e’ diversificato  (vedi il grafico). Leggi per proteggere i gay da pestaggi e aggressioni di cui sono oggetto (piu’ di 1150 casi accertati nel 2007) fanno da tempo parte degli statuti di quasi ogni stato dell’unione ma una legge federale era stata bloccata dall’opposizone repubblicana e da associzioni “pro-family” fin dai tempi dell’amministrazione Clinton e successivamente vietata da George Bush. Davvero notevole la reazione del conservatore Family Research Council il cui portavoce Tony Perkins invocando vanamente il veto di Obama  ha definito la legge “una violazione dei diritti di libera espressione (sic) del popolo americano”. Non pervenuta in merito l’opinione di Paola Binetti.