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FranciaEuropa

Colpo fatale per il nucleare francese?

Rapporto esplosivo dell’Autorità per la sicurezza nucleare: delle “anomalie di fabbricazione” sono state individuate nell’Epr di Flamanville, il reattore di terza generazione in costruzione da 8 anni. L’Autorità non darà l’autorizzazione di messa in servizio  se non avrà la “convinzione assoluta” sull’affidabilità del suo “componente cruciale”. Il direttore dell’Autorità, Pierre-Franck Chevet, ha rivelato di aver riscontrato “importanti anomalie”, che definisce “molto serie”, nel reattore, sulla copertura e il fondo della cisterna, che presentano “valori di resilienza più deboli di quanto fosse previsto”. Si tratta di un difetto nel cuore del reattore, che dovrebbe poter resistere a forti choc termici, per una durata di vita prevista per 60-100 anni. Il reattore potrebbe non resistere alla fissione nucleare. Sostituire questa struttura sarebbe la sola soluzione, ma i costi sono proibitivi, perché ormai le cisterne sono sul posto e già saldate con i circuiti di raffreddamento. Già, le previsioni per l’impianto di Flamanville sono passati da 3,3 a 8,5 miliardi di euro e la messa in servizio è stata rimandata di più di 5 anni (era prevista per il 2012, adesso è per il 2017). La cisterna in acciaio del reattore è costruita da Creusot Forge, una filiale di Areva.  L’Epr rappresentava finora la fierezza di Areva, ma i ritardi nella costruzione e la moltiplicazione dei costi hanno già dato un colpo di freno alla vendita di queste centrali di terza generazione .

Per Areva, Edf e la filiera nucleare francese i problemi dell’Epr potrebbero trasformarsi in un colpo fatale. Quattro Epr sono in costruzione nel mondo: oltre a Flamanville, c’è quello di Olkiluoto in Finlandia (i lavori durano da 10 anni e i costi sono esplosi), poi due in Cina a Taishan. Un problema strutturale potrebbe bloccare tutto il programma della terza generazione del nucleare francese. Inoltre, secondo Chevet, la Francia arriva “alla fine di un ciclo industriale” per i 58 reattori in funzione nel paese. Tra il 2019 e il 2025 la metà di essi avrà superati i 40 anni di vita, cioè raggiunto il limite di età per il quale erano stati costruiti (già allungato di dieci anni recentemente). Dovranno quindi passare un severo esame, “un appuntamento paragonabile a quello che ha rappresentato la costruzione dei reattori” tra il 1970 e il 1980, secondo Chevet. Dopo l’incidente di Fukushima, l’11marzo 2011, le misure di sicurezza sono molto più esigenti. François Hollande nella campagna elettorale del 2012 aveva promesso di ridurre la parte del nucleare nella produzione elettrica francese al 50% alla fine del mandato (ora supera il 75%). La più vecchia centrale di Francia, Fessenheim, dovrebbe chiudere, ma la contestazione cresce e Hollande sembra meno convinto a rispettare l’impegno elettorale.