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Bar Condicio

Colpirne uno per educarne (almeno) quattro

Rds ha licenziato in tronco il giornalista parlamentare Paolo Dal Dosso. Bravo e stimato. Indipendente. Troppo.  E’ stato licenziato a causa della crisi (al solito) e perché il servizio politico-parlamentare è stato esternalizzato. Ma, secondo Associazione Stampa Romana, il vero motivo è un altro, e torna il ballo quell’indipendenza di cui scrivevamo poco fa. “In realtà si tratta di una ritorsione bella e buona – ha detto il segretario dell’Asr, Paolo Butturini – che colpisce un collega reo di aver aperto una vertenza con l’azienda di Eduardo Montefusco per l’agibilità sindacale interna. Non è un caso che il giornalista sia l’unico inquadrato correttamente secondo il contratto Fnsi-Fieg”.  Non è un caso neanche che altri quattro giornalisti di Rds stiano facendo vertenza per il riconoscimento dei diritti contrattuali. Colpirne uno per educarne (almeno) quattro. E molti di più, perché ormai da anni è in atto, da parte degli editori (e giova ricordare che a parte il Manifesto e pochissimi altri, in Italia non esistono editori puri) il tentativo di dequalificare la professione giornalistica con continui attacchi ai diritti e al contratto nazionale. L’ultimo clamoroso caso, poi per fortuna risoltosi, ha riguardato il tentativo, da parte di Adnkrons, di licenziare 26 fra giornalisti e poligrafici. Per non parlare poi delle molte redazioni che sembrano antiche galee in cui giornalisti-schiavi lavorano per una manciata di spiccioli, come ha denunciato il segretario dell’Ordine dei giornalisti Enzo Iacopino e come ha recentemente scritto l’autorevole Primo Di Nicola sul suo blog. E meno male che non li frustano. I tentativi di sfondamento si fanno sempre più audaci, il ‘Caso Dal Dosso’ è solo un esempio che purtroppo è destinato a non restare isolato. L’attacco concentrico ai diritti dei lavoratori colpisce, e pesantemente, anche una categoria che per troppi anni si è sentita intoccabile, forse per la sistematica frequentazione col potere. Chiudo con una banalità, sapendo, però, che è assolutamente vera: la libertà d’informazione passa anche per la difesa dei diritti. Soprattutto quelli degli altri. E chi vuol capire capisca.