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losangelista

Colorado Burning

Colorado Springs: Mc Mansion in fiamme

Le fiamme che  divorano in questi giorni  l’altipiano del Colorado nei pressi di Boulder, Fort Collins e Colorado Springs, hanno distrutto ormai centinaia di case, minacciandone migliaia di altre e costringendo le autorita’ ad evacuare piu’ di 30000 persone. La virulenza degli incendi e’ tale che le autorita’, che hanno schierato un esercito di migliaia di pompieri appoggiati da autopompe e Canadair, dichiarano di non essere piu’ in grado di stimare precisamente l’estensione dei fuochi ne i danni provocati. Nella gerarchia naturale delle psicosi “da disastro”, gli incendi sono quelli che hanno forse il maggiore impatto sulla psiche americana – perché interessano uno dei paesaggi più metaforici dell’immaginariio nazionale, il grande Ovest e perche’ minacciano la  suburbia, la manifestazione urbanistica di quella crescita costante che è sacramento fondativo della mentalità di frontiera. I terremoti sono democratici nell’imprevedibiltà dei loro epicentri e scadenze, gli uragani calamita’ stagionali negli stati del golfo, i fuochi invece sono una certezza “matematica” nell’occidente americano, dalle montagne rocciose alla California; ecosistemi aridi in cui perfino le piante sono adattate a incendi ciclici. Come nella macchia mediterranea il fuoco, come quello che in questi giorni sta  devastando il Colorado  e’ insomma del tutto integrato nei naturali cicli di rinnovamento, gli incendi ci sono semrpe stati, la grande differenza è che ora nella natura ci sono case, a centinaia di migliaia. Accanto all’«ecologia del fuoco» è cresciuta infatti smodatamente una geografia del consumo. La crescita suburbana ha costituito il dato costante dello sviluppo urbano americano degli ultimi 60 anni, con radici nel dopoguerra quando per accomodare i reduci protagonisti del boom economico e demografico, emerge un nuovo fenomeno di «fordismo edile» che applica il sistema della catena di montaggio alla produzione di case “seriali”. Emerge così un nuovo paesaggio, un’inedita geografia della coabitazione che non può più definirsi urbana ma è appunto suburbana. Le periferie diventano il fulcro del nuovo sviluppo contemporaneamente al declino delle città, una dinamica che si accelera con la sovrapposizione delle tensioni sociali causate dal movimento dei diritti civili: dagli anni ’60 in poi la trasmigrazione interna verso le periferie è quella della popolazione bianca in fuga dai centri cittadini fatiscenti lasciati in mano a neri (le inner cities). I flussi demografici delle citta’ sono un utile metro delle macrotendenze di questo paese e il white flight è la dinamica sociale predominante nello sviluppo orizzontale delle città americane per 50 anni. È un fenomeno inestricabilmente legato all’emergenza di un «complesso edile-industriale», una lobby di forti interessi economici che ha perpetuato un modello scarsamente sostenibile (ma altamente commerciabile, soprattutto grazie alle agevolazioni governative ai mutui bancari che sin dagli anni ’50 erano una sovvenzione ai profitti privati dei costruttori).  Sappiamo poi come e’ andata a finire la speculazione surriscadalta  legata alla costruzione e compravendita di case trasformate in strumento puramente speculativo  con la complicita’ della finanza: lo scoppio di quella bolla immobiliare e lo strascico tossico di mutui spazzatura sono la radice della crisi planetaria e quindi in un certo senso abbiamo tutti pagato gli eccessi  della suburbia americana, quelle periferie prive di centro in cui case individuali coprono vaste zone a bassa densità attorno a posti di lavoro decentrati, raggiungibili unicamente in automobile lungo vettori autostradali punteggiati di fast food, multisala e centri commerciali: una mappa urbanistica del libero mercato. Oggi, nel profondo della Grande Recessione il trend mostra segni di inversione. Per la prima volta in mezzo secolo si registra un riflusso verso le citta’, le densita’, il “risparmio geografico” . Ma il panico di questi giorni in Colorado e’ ancora legato  alla suburbanizzazione selvaggia: molte delle case andate in fumo in questi giorni sono le megaville replicanti note come “Mc Mansion”, enormi e fatte in serie come gli hamburger. E gli esperti dicono che i fuochi potrebbero bruciare fino alle prime piogge autunnali.

Suburbia Bruciata