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Horror Vacuo

L’oro della migrazione verso il Lussemburgo

Grazie è una parola non necessaria a nessuno. Grazie è l’ultima foglia fra i singulti. Grazie, a poco a poco, significa incollare un boschetto nel deserto. Non ho ancora capito che cosa sia un grazie, che aspetto abbia. Né mi sono mai diviso o separato dai grazie. Partecipare al trentesimo Festival des Migrations, des Cultures et de la Citoyenneté (e tredicesimo Salon du Livre) di Lussemburgo è però un’esperienza, un cammino che tutti dovrebbero compiere per placcare coi pugni le scalfitture del cuore. Per non parlare di quelle della memoria.

A sostenere e rafforzare l’appuntamento con le culture del mondo è il CLAE, la piattaforma associativa nata nel 1985 con lo scopo di valorizzare idee, politiche e talenti degli immigrati, attraverso una filiazione con il Ministero della Famiglia e dell’integrazione. Ad oggi, non esiste altro festival al di fuori di questo capace di traghettare Asia, Europa, Americhe ed altre montagne inarrivabili in un unico grande giardino, dedicato all’incontro e allo scambio, con un libro, uno sguardo, un assaggio di cibo.

Basta poco e la resina di questo appuntamento vitale non te la togli più di dosso. Per il sottoscritto, è stata l’Associazione Marchigiani Lussemburgo a dare l’imprinting e il bene di patria. Io, autoctono del Lussemburgo e residente nelle Marche, nel mio silenzioso vagabondaggio, ora so dove sta di casa la fortuna di sporcarsi con chi ci sta intorno.