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L'urto del pensiero

“Cicciottelle” e politicamente scorretti

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di PAOLO ERCOLANI

 

 

Oggi funziona più o meno così.

Se scrivi un libro in cui racconti, critichi e proponi delle soluzioni per superare il più antico pregiudizio della storia umana, quello contro le donne («misoginia»), vieni bollato come «politicamente corretto».

Con questa espressione, ai giorni nostri, si intende affermare che più o meno sei accodato al pensiero ipocrita dominante, che ti piace «vincere facile» perché giochi sulla retorica dei diritti umani, della difesa di categorie umane ritenute più deboli e quindi da difendere e sostenere sempre e comunque.

La linea, sempre più sottile in questa epoca di barbarie sdoganata, è quella che separa il terreno ozioso e omologato del moralismo inappuntabile (chi può criticarti perché prendi le parti delle donne, degli omosessuali, dei migranti?!), da quello più insidioso e scivoloso dell’originalità amorale, di chi pretende per sé uno sguardo lucido e obiettivo, oltre che anticonformista, soltanto perché non si appiattisce su quella «retorica della correttezza» che caratterizza (o dovrebbe caratterizzare) il senso comune diffuso.

La rincorsa al politicamente scorretto

Ecco, allora, che assistiamo al prodursi di una sempre più diffusa rincorsa al «politicamente scorretto».

Dalle parti del pensiero conservatore e reazionario (in una parola: di destra) la cosa risulta persino fisiologica, visto che è sul terreno dei diritti umani e sociali, nonché sulla difesa delle categorie più deboli e svantaggiate, che il suo avversario storico (il pensiero progressista e di sinistra) ha ottenuto le vittorie storicamente più significative e durature.

Liberarsi dalla «patina» del pensiero politicamente corretto, per molti di quelli che si riconoscono nella Destra, può soltanto voler dire tornare a nominare le cose coi loro nomi propri: i froci contro natura, le femmine inferiori e sottomesse al maschio (ma per carità: senza velo, ché fa tanto islam!), i migranti sanguisuga che vogliono toglierci il lavoro e la ricchezza e magari pure distruggere la nostra cultura cristiana (che poi sarebbe quella dell’accoglienza e della fratellanza universale, ma questo è un altro discorso…).

Il peggio che viene dalla Rete, Donald Trump, la politica fatta a suon di «vaffanculi», i movimenti xenofobi e populisti che sempre più stanno prendendo corpo (e forza) sono gli esempi più lampanti di questo vero e proprio ritorno del pensiero reazionario e pre-moderno, mascherato però da fenomeno ultra-moderno solo perché mirante a distruggere le conquiste migliori (e più civili) della modernità.

La sedicente Sinistra

Sorprende un po’ di più, invece, ma soltanto fino a un certo punto (vista l’epoca che ci è dato vivere) che questa rincorsa patetica al «politicamente scorretto» colpisce anche movimenti e figure sedicenti di Sinistra.

Passi per la categoria degli «intellettuali», quelli che oggigiorno devono apparire assolutamente «fuori dal coro», sorprendenti, spiazzanti, anticonformisti se vogliono coltivare qualche speranza di essere ospitati dal peggio del mainstream mediatico (notoriamente in cerca famelica di un’originalità a tutti costi che garantisca qualche millimetro di audience in più).

Ma il guaio è che questa rincorsa furiosa al politicamente scorretto (quindi originale, quindi geniale e, quindi, capace di rimettere in moto le «magnifiche sorti progressive» di un’epoca stagnante), colpisce anche molti di coloro che rivendicano e propugnano una Sinistra finalmente riformatrice, in grado di abbandonare i vecchi e superati schemi della difesa dei più deboli per farsi carico dei bisogni effettivi e concreti della popolazione.

Insomma, concentrarsi troppo sui diritti umani distoglierebbe l’attenzione dalla lotta per i diritti sociali.

Una popolazione che invece vuole sicurezza, identità nazionale e culturale salvaguardata, difesa di quella tradizione che tenga il riparo i figli da un mondo popolato da froci, lesbiche, donne emancipate, terroristi e migranti. Vorrebbe anche lavoro e tutele sociali, ma qui il dato non è pervenuto da parte di alcuna Sinistra, a tutto beneficio del populismo di Destra.

Il discorso complessivo sarebbe ben più articolato e complesso, lungi da me volerlo negare e cedere al semplicismo, ma quello che qui mi interessa è la rincorsa al «politicamente scorretto». Furiosa, modaiola, patetica.

L’epoca della barbarie

Quella per cui, per tornare là dove abbiamo iniziato, se scrivi un libro che ricostruisce la storia millenaria e sorprendente del pensiero misogino (proponendo anche delle soluzioni per lasciarselo alle spalle), vieni come il sottoscritto sommerso di messaggi quotidiani in cui ti apostrofano come «zerbino delle femministe», «traditore», «opportunista vergognoso». E finalmente come grigio e noioso esecutore del «politicamente corretto».

Dall’altra parte, personaggi come Donald Trump, Matteo Salvini e reazionari vari, con la loro offesa e mortificazione costante di categorie umane notoriamente privilegiate e protette (donne, etnie di colore, migranti, omosessuali etc.), lungi dal venire condannati come meriterebbero, trovano spesso comprensione (quando non sostegno vero e proprio) in nome del loro essere capaci di portare avanti un pensiero (quello «politicamente scorretto») finalmente libero dall’ipocrisia, dal moralismo, dal buonismo e infine dall’omologazione diffusa e generalizzata.

Fino ad arrivare all’episodio più recente, quello di oggi. In cui un noto quotidiano nazionale italiano («Il Resto del Carlino»), si permette di titolare così un articolo in cui si dovrebbe riferire la cronaca delle Olimpiadi di tiro con l’arco: «Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico».

Chi osa reagire a quel «cicciottelle» viene automaticamente bollato come ipocrita difensore della retorica del politicamente corretto. Siccome sono oggettivamente sovrappeso, e tutto sommato «cicciottelle» è un vezzeggiativo, il titolo ci sta tutto ed è perfettamente accettabile.

Genuflessi ai potenti

Ora, sorvoliamo sul fatto che il giornalismo, quello buono (e non da bar, o da Rete), dovrebbe informare sulla notizia (risultato della gara) e non sulle caratteristiche fisiche delle atlete.

Ma il punto che mi interessa è un altro, e ha proprio a che fare con la politica e con la difesa dei più deboli (oltre che con la deontologia professionale che è andata a farsi benedire): quando leggeremo questi stessi giornali definire, che so, Berlusconi il «nanetto sessuomane», oppure Salvini il «congiuntivo che ci invidia tutto il mondo», oppure ancora Renzi il «cicciottello dall’inglese fluente»?! E perché no Trump il candidato da riporto?!

Può sembrare una battuta, ma in realtà stiamo parlando della capacità dell’informazione (che poi sarebbe il suo compito) di orientare ed esercitare la propria vis critica e polemica verso coloro che detengono il potere, e non verso i cittadini o verso tre ragazze del popolo che già saranno profondamente deluse e amareggiate per aver sfiorato una medaglia olimpica, perdendola all’ultimo tiro.

Sempre bravi, i giornalisti e tutti in genere, a esaltare la retorica dell’inno italiano da cantare possibilmente a squarciagola prima della gara (pena la dannazione dell’atleta di turno), salvo dimenticarsi dopo la gara che sempre di atlete italiane stiamo parlando, di persone che si sono sacrificate, allenate, messe alla prova, e non meritano certo che i nostri giornali nazionali le dileggino in questo modo vergognoso e irrispettoso. Sacrosanta, da questo punto di vista, la decisione della proprietà di sollevare il direttore delle pagine sportive de Il Resto del Carlino e di scusarsi pubblicamente con le atlete.

Emerge qui l’ulteriore difetto della retorica contro il «politicamente corretto»: essa è inevitabilmente contaminata dal «doppiopesismo», in questo caso quello per cui da una parte cantare l’inno nazionale, ed in genere esaltare la retorica nazionalista (la patria), si rivela doveroso (politicamente corretto), mentre definire «cicciottelle» tre illustri atlete italiane dovrebbe essere perfettamente normale e consentito.

Fine della politica

Quando in realtà, fuori da ogni retorica di stampo moralistico, mi pare che la questione di fondo sia un’altra: va bene il rispetto e la considerazione verso potenti e mafiosi come i Casamonica, per riferirci in questo caso al direttore del quotidiano «incriminato» (Bruno Vespa), mentre non c’è alcuna difficoltà (e anzi la cosa diventa perfino meritoria) a mancare di rispetto e considerazione verso tre persone che in termini di «potere» non contano nulla.

Ecco, direi che qui, proprio qui e anche qui è riscontrabile il grado di bassezza, indegnità culturale e malcostume in cui è piombato il nostro Paese.

Un Paese in cui si finge di criticare il politicamente corretto con il solo risultato di sdoganare l’offesa, la mortificazione, la violenza verbale. La maleducazione. Ovviamente contro i più deboli.

Questa smania del «politicamente scorretto» fa venire in mente Gramsci, quando nei Quaderni del carcere biasimava le frasi di «ribellismo» e «sovversivismo» primitive ed elementari, espressione in ultima analisi di sostanziale «a-politicismo».

Questo è il punto: non di politica corretta o scorretta si tratta.

Bensì di degenerazione della politica nel suo senso più nobile e più alto.

Che poi è quello che dovrebbe tornare più utile ai cittadini.

P.S. Questo Blog si prende una pausa estiva. Dal 1 settembre tornerà ancora più urticante e urtante di prima. Buon riposo a tutti!

  • Mr Denton

    Quello che più mi terrorizza è la massa.
    La massa che in queste ore si fa portabandiera del “massì, chissenefrega, c’è di ben peggio a cui pensare” o ci vede la solita dietrologia del “complotto femminista”.
    Dal letame nasceranno sicuramente i fiori, ma quanto ai cittadini, la vedo dura

  • Alfredo

    Fine della politica e dominio della finanza!!!