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Ciao nonna Mimì

Nonna Mimì ha avuto una vita lunga e fuori dall’ordinario. Sicuramente non è stata una nonna come le altre. Per certo versi è stata una mamma due volte. La prima per sua figlia Floriana, la seconda per me e per Luca. Tutti e tre siamo stati indifesi di fronte al dolore che ci è capitato e nonna è riuscita a farci da scudo. Per quasi venti anni ha curato e assistito mia madre ogni giorno, pioggia, sole o vento è stata al suo fianco, senza mai un giorno di pausa. Fino all’ultimo, trovando forze che solo una madre può trovare.

Io non l’ho mai sentita lamentarsi o rimpiangere qualcosa che non c’era più. Era una donna molto dura e per certi versi poco abituata a manifestare le sue emozioni. Poco indulgente anche con se stessa. Era abituata a regolare i conti da sé senza appoggiarsi agli altri. La perdita di autonomia e di lucidità, credo, è la cosa che negli ultimi due anni l’ha spaventata e fatta soffrire di più. Misteriosamente ha trovato da sola la giusta distanza dalle cose, senza essere opprimente ma senza essere mai distante, neanche per un giorno. L’abbiamo sentita sempre al nostro fianco fino alla fine.

Siamo stati tre uccellini nelle sue mani e ci ha sempre sostenuto tutti. Come tutte le madri, ha trovato energie impensabili mobilitando tutta sestessa per garantire il miglior futuro possibile a sua figlia e ai suoi due figli-nipoti. Finché mamma è stata viva, nonna mimì ha resistito come una roccia. E quando glielo dicevamo lei rispondeva sempre: “ma prima o poi anche le rocce si sgretolano”. Non si è sgretolata mai, se non negli ultimissimi giorni, quando il fisico l’ha abbandonata del tutto e nessuno poteva difenderla dalla morte.

Per molti anni, la giornata di nonna è andata avanti uguale identica a se stessa: quando eravamo piccoli tutte le mattine si svegliava presto, passava a controllare se io e luca andavamo a scuola, poi saliva in clinica per stare vicino a mamma, seguendola ogni giorno nei suoi alti e bassi, assistendo nonno dino.

Non so dire quale fosse il suo riposo. Ha lottato fino all’ultimo secondo di vita. Sempre per il bene delle persone a cui voleva bene e che la sorte le aveva affidate.

Finché ha potuto, è stata una grande viaggiatrice. Ma negli ultimi venti anni per lei non ci sono state vacanze, distrazioni, lussi, vanità. Non ci sono state domeniche o pause. Come un grande arco è riuscita a restare in tensione per decenni e nessuno può sapere davvero le ferite che sicuramente hanno macchiato la sua anima.

Non si confidava nonna mimì. Come una tartaruga si è corazzata nel tempo da qualsiasi cosa potesse capitargli. L’unica sua paura era perdere l’autonomia, pesare su di noi come sua figlia, forse, aveva pesato su di lei. Non è andata così. Non ci hai mai pesato, nonna, anche quando abbiamo discusso o la tua mente, verso la fine, non distingueva più con esattezza un giorno dall’altro.

Per tutti noi è stata un luminoso segno d’amore. Ma per me e Luca è stata un faro nella tempesta. Un punto di luce mentre ciascuno tentava faticosamente di costruirsi la propria vita. Sempre abbiamo saputo che nonna mimì c’era. Che anche se la distanza di età tra noi era un ostacolo e noi non avremmo mai potuto sostituire sua figlia, nonnamimì c’è sempre stata. Una nonna-mamma o una mamma-nonna che forse è la relazione d’affetto più difficile da costruire.

Negli ultimissimi tempi aveva paura di morire. E né io né Luca sapevamo come consolarla. Le giornate erano fatte di piccole cose, di piccole soddisfazioni, come una passeggiata in salotto, una breve telefonata o un dolcetto alla ricotta portato in un sacchetto. Non bastava a colmarle l’angoscia. Ma come avremmo potuto?

Sono stato felice di averle potuto dire queste cose di persona, con calma e chiarezza, nella sua casa, sulla sua poltrona o nel suo letto. Spero che le abbiano dato tregua o un minimo di sollievo. Ci tenevamo la mano e un po’ piangevamo tutti e due e lei mi ha detto: “matteo, non credevo che pensassi queste cose”. Come non credevi?

Chiunque abbia anche solo sentito dire la storia di nonna mimì non può rimanere indifferente. E’ un seme gettato in ciascuno di noi. Un seme gettato senza volere nulla in cambio. E’ andata avanti senza ostentare nulla, come una pietra, a volte vergognandosi perfino di non essere all’altezza del compito che si era scelta.

Conservo molte immagini di nonna. Me la ricordo quando con la borsa sul grembo rispondeva arguta e sicura, dal basso verso l’alto, al giudice diPerugia che la interrogava sull’incidente di Floriana. Anche in quell’occasione trovò forze inaspettate. Me la ricordo come un piccolo gigante di fronte all’enormità dei problemi che venivano affrontati.

Se condenso tutto in un’immagine sola, per me nonna è stata soprattutto una viandante. Una donna sola, che con cappotto e borsetta, mette un piede davanti all’altro fino al traguardo. Non a caso la sua paura era inciampare.

Certo, non è stata sola. Molte persone negli anni l’hanno aiutata e non possiamo nominarle tutte ma verso tutte proviamo gratitudine. La sua storia era talmente limpida che spesso non c’è stato nemmeno bisogno di chiedere e l’amore che nonna ha dato è tornato indietro come una pioggia primaverile. Inaspettato.

Non ringrazieremo mai abbastanza Marisa e Melody che insieme agli infermieri l’hanno assistita nell’ultimo periodo. Marisa e Melody l’hanno trattata come due figlie, con una gentilezza misteriosa e femminile che né io né Luca potevamo darle. E’ stato un compito pesante e difficile che hanno svolto fino all’ultimo con una cura per la quale saremo loro riconoscenti per sempre.

Quello che possiamo fare da oggi in poi è raccontare ai nostri figli, ai suoi discendenti e pro-nipoti, che straordinaria bisnonna hanno avuto. E’ la persona senza la quale oggi io e Luca non saremmo le persone che siamo.

mimì-estate-2013