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Napoli centrale

Arrestato consigliere ex Pd

Appalti, camorra e politica, non è la prima volta (e non sarà nemmeno l’ultima sic!) che nel casertano, terra indiscussa del clan dei casalesi, questo trinomio porti all’arresto di esponenti di spicco dei maggiori partiti campani. Ieri è toccato al consigliere regionale Enrico Fabozzi, ex Pd e ex sindaco di Villa Literno, ma ricordiamo che attualmente il coordinatore regionale del Pdl Nicola Cosentino è sotto processo proprio con la stessa accusa di associazione esterna con il clan di Casale.

Per Fabozzi era l’epilogo quasi scontato dell’inchiesta Normandia1, in cui l’ex primo cittadino è stato inchiodato dalle dichiarazioni di un pentito, Emilio Di Caterino, un pezzo da 90 della squadra stragista di Setola, arrestato nel 2009 anche per la mattanza dei migranti di Castelvolturno. Fabozzi avrebbe ottenuto l’appoggio del clan più potente della Campania per essere eletto in regione, in cambio sarebbe diventato una pedina dei casalesi infiltrata nel consiglio corrispondendo anche corsie preferenziali per gli appalti regionali e non solo. Un patto di ferro con cui il sindaco (poi dimessosi per incompatibilità con le due cariche) presentatosi alle regionali del 2010 nelle fila del Pd era stato il primo eletto nel suo territorio con oltre 11mila preferenze, ed era perfino entrato poi nella commissione antimafia del consiglio. Mentre il clan guidato attualmente da Francesco Bidognetti, avrebbe ottenuto diversi scivoli per entrare in gare truccate, dai rifiuti agli appalti edili, passando per alcuni lavori pubblici nel casertano.

Dal Pd ieri il segretario regionale Enzo Amendola e il capogruppo in regione Peppe Russo hanno tenuto a ricordare che Fabozzi fa parte ormai da oltre un anno del gruppo misto. Da quando è stato sospeso dal partito appena sono partite le indagini sul suo conto da parte dei pm Antonio Ardituro, Marco Del Gaudio ed Enrica Parascandolo: “Riteniamo che sui legami tra politica e camorra tutti i partiti hanno il dovere di alzare barriere invalicabili”. C’è in ogni caso un problema di controllo anche nel Pd, in un territorio in cui le commistioni con la camorra si nascondono perfino dietro i volti più puliti. Il pentito Di Caterino ha per esempio aveva raccontato agli inquirenti di aver egli stesso consegnato all’ex primo cittadino di Villa Literno una testa di maiale mozzata per costringerlo a rispettare i patti. Per quell’episodio l’allora esponente democratico incassò la solidarietà trasversale e unanime di diversi esponenti politici locali.

Ieri nell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza sono stati sequestrati beni e società in gran parte edili, per 10 milioni di euro, con 9 arresti e 15 indagati per un giro di illeciti che riguardava tutto il paese. Tra questi è finito in manette anche Nicola Caiazzo un consigliere comunale di Villa Literno, nonché gli imprenditori Giuseppe e Pasquale Mastronimico. Due fratelli considerati affiliati al clan e vicinissimi ad Antonio Iovine, arrestato l’anno scorso dopo anni di latitanza.

di Villa Literno Nicola Caiazzo e gli imprenditori Giuseppe e Pasquale Mastrominico. Gli imprenditori sono ritenuti vicini all’ala del clan dei Casalesi guidata dal padrino Antonio Iovine, arrestato un anno fa dopo una latitanza durata quindici anni. Proprio durante la caccia a Iovine, gli investigatori hanno rinvenuto una vecchia macchina da scrivere che ha aperto un nuovo filone d’indagine. Proprio ai due fratelli Fabozzi avrebbe chiesto 3mila euro per la sponsorizzazione del concerto di Katia Ricciarelli in paese.