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Napoli centrale

Ci manca l’Area al Vesuvio

 

La circumvesuviana di Boscotrescase sarà solo la prima tappa di quella che si appresta a diventare un lungo cammino per ritrovare gli spazi perduti. Qualcuno forse se li ricorda, in Campania di sicuro tutti sanno chi sono: i comitati contro la discarica di Terzigno che per mesi hanno presidiato nell’autunno 2010 la rotonda primavera. Vogliono lanciare una campagna per riprendersi gli spazi abbandonati e autogestirli iniziando domani mattina, 28 aprile, proprio dalla circum di Boscotrecase che come dicono è il simbolo delle promesse non mantenute: “ridipinta fuori e devastata dentro” spiegano i rappresentanti dei comitati 

La campagna si chiama “Ci manca l’Area”:

Ci manca l’area”…: e non solo l’aria aggredita dalle discariche e dalla devastazione ambientale del territorio vesuviano. Ci mancano gli spazi, le aree sottratte alla vivibilità dalla speculazione edilizia. Ci mancano i luoghi e le strutture dove è possibile fare autoproduzione culturale, musica, teatro, dove è possibile incontrarsi, confrontarsi, autorganizzarsi per far valere i propri diritti. “Democrazia partecipata” e “beni comuni” sono termini alla moda, ma che spesso servono solo ad arricchire il vocabolario dei politici locali in questa ennesima e afona campagna elettorale.

A più di un anno dalla rivolta antidiscarica che ha attraversato i nostri paesi, la realtà quotidiana resta compressa in un deserto di strutture pubbliche e sociali, nel nulla organizzato e blindato da un coriaceo messaggio di rassegnazione e di cinismo.

Al tempo stesso sotto traccia continuano a muoversi una miriade di esperienze, un bradisismo di storie individuali e collettive…

Siamo collettivi, associazioni, individui di Boscoreale, Boscotrecase, Terzigno, Pompei, Torre del Greco, Castellammare e abbiamo deciso di lanciare una campagna per gli spazi sociali autogestiti nel territorio Vesuviano.

Abbiamo scelto un nome un pò autoironico e un pò ansiogeno, perchè effettivamente c’è poco da stare sereni in questo territorio: nelle interviste sulla “precarietà vulcanica” che abbiamo fatto nei mercati e nelle scuole della zona in preparazione di questa prima iniziativa, il messaggio più convinto era la speranza di andarsene, chissà dove, chissà come. Ma lontano dalla disoccupazione e dalla marginalizzazione rese ancora più endemiche dalla crisi.

Noi però siamo parte dei giovani (e meno giovani) di questi paesi che non hanno voglia di andar via, che hanno voglia di riprenderseli”.