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FranciaEuropa

Christian Lacroix, fine di una griffe francese

Con una sentenza del tribunale di commercio di Parigi, oggi pomeriggio, è stata scritta la parol

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a “fine” al prêt-à-porter e alla haute couture della maison Christian Lacroix, nata nell’87. Il nome resterà solo per i profumi e gli accessori. Sul centinaio di dipendenti, solo 11 conserveranno il posto. Il naufragio era annunciato. In 22 anni di vita, la maison Christian Lacroix ha accumulato 150 milioni di euro di perdite. Nel 2008, su un fatturato di 30 milioni, c’è stato un deficit di 10 milioni. Nel luglio scorso, c’è stata l’ultima sfilata haute couture : lottando contro la mancanza di soldi, l’insieme del personale si era mobilitato per presentare 23 modelli, sempre teatrali  e sfavillanti, poco adatti a un periodo di crisi.

Da sei mesi, la maison era sotto controllo giudiziario. Fino all’ultimo, Christian Lacroix ha sperato nel principe azzurro. Arriverà, ha detto ancora una settimana fa, ci sarà il “bacio” sulla sua maison “congelata” da mesi e tutto ricomincerà come prima. Ma non è stato cosi’. La promessa dello sceicco dell’emirato d’Ajman non si è concretizzata. Hasan ben Ali al-Naimi ha dovuto ammettere di non avere i 100 milioni di euro di liquidi necessari per salvare la società. Anche un altro candidato, il gruppo Bernard Krief Consulting, si è defilato al momento cruciale. La maison Christian Lacroix, nata nell’87 con l’appoggio della Lvmh, è stata scaricata  da questo gruppo del lusso francese nel 2005. Già allora, l’aggressiva Lvmh riteneva che la marca Christian Lacroix non avesse “realtà economica”. I fratelli Falic, di origine russa-libanese, comprano il marchio, per arrivare al fallimento di oggi. Gli analisti finanziari affermano che il creatore Christian Lacroix non è mai stato capace – o non ha avuto la fortuna – di incontrare e di associarsi con un finanziere. I suoi modelli avevano sedotto soprattutto delle ricche americane. Christian Lacroix, nella tormenta economica che ha accmpagnato la sua avventura, ha anche venduto il suo nome, che ormai è una “marca” che potrà venire utilizzata sul mercato per vendere prodotti che avranno poco a che vedere con la haute couture. Questo settore attraversa un periodo difficile in Francia. Solo quatro nomi – Chanel, Dior, Givenchy e Jean-Paul Gautier – hanno una diffusione internazionale e sembrano trovarsi al riparo di un terremoto finanziario.  

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