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Napoli centrale

Chiudere Equitalia, con un appello

 

Per il sindaco di Bologna Virginio Merola del Pd a Napoli contro Equitalia è scesa in piazza la camorra, quindi bisogna organizzare una grande manifestazione contro l’evasione fiscale. Ben vengano le campagne per far pagare ai grandi evasori le tasse, ma in tempi di recessione quando aumentano i suicidi di disperati, pensionati, disoccupati, e anche piccoli imprenditori forse sarebbe meglio utilizzare le energie per creare una rete di tutela sociale. Lasciando a Guardia di finanza e ispettori del fisco, che sempre sono pagati con i soldi pubblici il compito di crecare i patrimoni nascosti, il riciclaggio del denaro sporco, e tutti i grandi e piccoli imprenditori o professionisti diosnesti. E’ chiedere troppo?

Le tensioni sociali ci sono è inutile fasciarsi gli occhi per non vederle. Le manifestazioni contro l’agenzia addetta alla riscossione delle tasse si susseguono in tutto il paese. Sarà un caso, ma quando c’è dissenso se non si sa come governarlo si parla di malavita organizzata, camorra. Non è la prima volta che succede e non sarà l’ultima. Così mentre c’è chi tenta di cavalcare l’onda di indignazione come l’avvocato Angelo Pisani che vuol far risparmiare a Diego Armando Maradona i 40 milioni che il pibe de oro deve al fisco, a Napoli c’ è anche chi lavora dal basso, raccogliendo la rabbia di chi invece non riesce ad arrivare a fine mese ed è pronto a suicidarsi perché magari al fisco deve tremila euro, ma gli pignorano la casa. E nel giorno in cui sono stati denunciati in 7, tra rappresentanti dei centri sociali e dei sindacati di base, per gli scontri fuori all’agenzia Equitalia di venerdì scorso gira anche un appello già firmato da diversi esponenti del mondo della cultura napoletano che raccoglie l’invito a prendere parola dei movimenti e chiede di rompere il Tabù nella discussione sul superamento di Equitalia.

Questo il testo:

Chiudere “Equitalia”: andiamo oltre il tabù

Il profondo malessere sociale che emerge dai drammi di queste settimane interroga il sentimento civile di tanti.
La svolta privatistica nella gestione dei crediti pubblici, che in Italia è rappresentata da “Equitalia” (una spa, seppure a capitale pubblico), rientra in quel grave fenomeno internazionale di privatizzazione dell’interesse pubblico che pone nelle mani di pochi i destini di milioni di cittadini e riduce la vita a fenomeno di mercato. Il modello Equitalia non è una “modalità di riscuotere tasse e tributi”, ma troppo spesso la logica estrema di un profitto aziendale che si nutre delle vicissitudini e delle difficoltà delle persone, delle loro biografie e delle loro inadeguatezze in una fase di recessione.
La nascita di questa società infatti ha obiettivamente introdotto comportamenti particolarmente spregiudicati e giuridicamente aggressivi, che in teoria dovrebbero servire a recuperare l’evasione fiscale, ma troppo spesso si traducono in
dinamiche asfissianti proprio per le fasce più deboli della popolazione.
Interessi sul debito che rapidamente decollano verso percentuali impressionanti, pignoramenti e ipoteche anche su beni primari (come la casa di abitazione), cartelle esattoriali spropositate e gestite iniquamente nel solo interesse dei creditori, senza riguardo per i debitori, aggrediti da modalità che cercano di ricavare il massimo guadagno dalle loro difficoltà. Per non parlare dell’ulteriore tasso (“aggio”) del 5% che viene incassato dalla stessa Equitalia…

Si tratta spesso di lavoratori dipendenti, pensionati, precari, artigiani…
Mentre i grandi evasori fiscali hanno strumenti legali ed extra-legali molto più efficaci per sottrarre i propri profitti alla leva fiscale. Questo produce una percezione sociale di ingiustizia che non va assolutamente sottovalutata perchè sta paradossalmente affermando il principio per cui ad essere illegale é la povertà!
Non possiamo dimenticare che il contesto in cui viviamo è quello della crisi economica più importante dalla fine della seconda guerra mondiale e che insieme alle cosiddette “politiche di austerity” ha accresciuto pesantemente un disagio sociale già molto diffuso nel Sud.
Perciò proprio Napoli può essere un punto di partenza di una riflessione che riguarda l’Italia intera.
Come in un quadro rovesciato rispetto a qualche decennio fa, infatti, non viviamo più nel paese dei piccoli risparmiatori, ma in una società in cui il debito rischia di diventare una condizione di cittadinanza che assedia a vita tantissime persone. Una vera e propria fabbrica di cittadini indebitati che preoccupa per il futuro e per la
qualità della vita democratica nel paese.
Per affrontare questi nodi non può più essere un tabù prendere in considerazione forme di moratoria del debito per le fasce deboli della popolazione e la fuoriuscita da un sistema privatistico del recupero crediti degli enti pubblici che non va in sintonia con principi di giustizia e di equità sociale.

Prime adesioni:

Erri De Luca (scrittore)

Maurizio Braucci (scrittore)

Toni Servillo (attore)

Tiziana Terranova (docente universitaria)

Andrea Renzi (attore)

Giovanna Giuliani (Attrice/autrice)

Cesare Accetta (fotografo di scena)

Laura Angiulli (produttrice teatrale)

Luca Persico (musicista)

Sacha Ricci (musicista)

E Zezi (musicisti)

Gaetano Di Vaio (attore/ produttore)

Giuseppe Di Marco (docente Universitario)

Mario Spada (fotografo)

Giuseppe Aragno (storico)

Giogiò Franchini (autore/montatore/regista)

Ugo Capolupo (autore)

Marcello Sannino (regista)

Daria D’Antonio (regista)

Stefano Vecchio (direttore dipartimento tossicodipendenze Napoli)

Giuseppe Manzo (giornalista scrittore)

Giuseppe Errichiello (giornalista)

Ciro Pellegrino (giornalista autore)

Luca Romano (giornalista, montatore video)

Gaia Bozza, Peppe Pellegrino, Antonio Di Costanzo, Massimo Romano, Peppe Cozzolino (giornalisti)

  • Acci

    è giusto essere contro equitalia, quanto è giusto esserne a favore. è una questione di prospettive. esiste una realtà in cui un detentore di cospicui patrimoni riceve l’assegno di disoccupazione (chi so’ in italia i putient? ‘o papa, ‘o re e chi nun tene nient’). una realtà molto vasta di medie e piccole imprese che chiudono e riaprono con denominazione diversa per non pagare nulla. masse di falsi invalidi, gente che attacca i fili alle centraline della luce pubblica per non pagare, diffusi trasferimenti di residenza per non farsi trovare dai creditori. toponomastica volutamente disastrata per attaccarsi a qualche vizio di forma. un trionfo di omonimie prodotto dalla tradizione familistico-cattolica (i tanti nipoti che hanno il nome del nonno…). truffe e complicità di massa.

    come fai a creare uno spartiacque tra chi deve e non deve pagare le tasse quando equitalia è un’impresa che in teoria dovrebbe far risparmiare il recupero crediti da parte dello stato (quindi andando poco per il sottile), cosa che se facesse direttamente esso stesso necessiterebbe di un controllo della popolazione evidentemente infinanziabile?

    insomma, l’appello la fa un pò troppo facile.

    il primo obiettivo dei lazzari napoletani durante i moti antigiacobini del 1799 furono i numeri civici, la ripartizione napoleonica in numeri civici serviva proprio a trovare l’individuo trasformato in ‘cittadino’ per riscuotere le imposte.

    la situazione contemporanea è quella che senza prospettive, senza orizzonte, molte iniziative di lotta rischiano di trasformarsi in qualcosa di ambiguo quando non apertamente reazionario (tra l’altro i moti popolari contro i giacobini divennero poi sanfedismo). a napoli le istanze contro equitalia e lo stato “sanguisuga” le hanno portate recentemente avanti le aree politiche di ispirazione neoborbonica. lo stesso blocco sociale berlusconiano è quello degli evasori in varia declinazione.

    d’altronde con l’evasione che ci ritroviamo in italia, rafforzare la stretta sugli evasori a scopi redistributivi potrebbe certo non dispiacere. così come la lotta contro la fiscalità potrebbe invece essere impostata come uno dei momenti di lotta contro lo stato, come contributo alla sua decomposizione. ma appunto se non si guarda ai rischi di populismo postpolitico manovrato da bande di predoni diventa un rimedio peggiore del male.

    solo qualche carta tirata fuori dal mazzo per rendere la questioen un poco più complessa di quanto forse potrebbe sembrare.

  • odo lombardo

    sono d’accordo – la violenza ricadrà su di loro se non la smettono – il popolo soffre troppo – si vergognino

  • Francesco Di Fazio

    libero professionista

  • ulisse nessuno

    Calmi, prima di scomodare la camorra (e così Saviano non ce lo togliamo più di torno per altri 5 anni…) penso che nell’immediato bisogna procedere alla eliminazione delle spese per interessi e alla rateizzazione dell’importo dovuto per il solo tributo. Del resto con i grandi evasori lo Stato in passato ha trattato cose analoghe…
    Dopo si possono avviare tutte le riflessioni necessarie, non ultima che Napoli ha una situazione sociale particolare come, devo, dire anche alcune aree del centro e soprattutto del Nord. Si tratta di particolarità sociali diverse, ovviamente, ma tutte meritevoli di analisi e considerazioni.

  • felice

    Siamo di fronte alla istituzionalizzazione delle “cattive compagnie” che portano fuori strada i bravi italiani. In val di Susa ci sono gli anarchici, a Genova i terroristi, a Napoli la camorra, in Sicilia la mafia… Mai che si possa andare contro qualcuno o qualcosa di propria esclusiva iniziativa, in piena responsabilità e con cognizione di causa, MAI. Se ti guardi intorno, puoi scorgere sempre l’ombra del maligno che ha sopraffatto il tuo angelo custode. Noi pensiamo di essere liberi e invece siamo schiavi, ovviamente a nostra insaputa. Meno male che qualcuno ci apre gli occhi. QUINDI: va tutto ben, madama la marchesa, anche equitalia è equa e giustamente azzanna i debitori. I debitori, non gli Evasori. Ma questo è un altro discorso.

  • marco

    Ma quanti cretini parlano a vanvera, la camorra fa affari d’oro sulla scia di equitalia, prestando il denaro per pagare le cartelle ed imponendosi nelle aste.
    Ecco perchè in Italia le cose vanno male, il primo fesso che si sveglia parla per campanilismo e per luoghi comuni, ma quando a farlo è un sindaco non fa altro che dimostrare il basso livello che ha raggiunto la politica.
    E’ evidente che lo scontro sociale interessa, crea associazionismo, porta voti, ma la gente è stufa, i giovani che un tempo disertavano la politica stanno prendendo con rabbia le redini in mano, inziate a scappare politicanti traditori, vi siete venduti l’Italia

  • http://facebook mimmo

    Sono d’accordo per chiudere equitalia che di equo non ha niente,se la prende solo con i più deboli,come fà questo governo.Io penso ci sia corruzione,in cambio di mazzette da parte dei grossi evasori,è un potere troppo grande in mano a persone troppo comuni e vulnerabili..

  • michele

    Merola ha la pancia piena e non crede a chi stà a digiuno, ha il lavoro assicurato da quando militava nell’antico PCI poi Pds, DS, DSI, PD etc… ed i poveri cristi non sono nel cerchio magico dei suoi amici che beneficiano d’incarichi plurimi ben retribuiti e di consulenze d’oro.
    Se é vero che da quattro anni siamo in una lunga fase congiunturale non favorevole per l’economia e le finanze italiche, gli italiani a stipendio ed i poveri hanno bisogno di una tregua di alcuni anni (basterebbero cinque anni) per traslare i loro debiti verso la P.A. ad un periodo di migliori entrate che sicuramente ci saranno.
    Per le società calcistiche, Lazio, Milano, Inter e Juventus si é trovato il modo di spalmare i loro debiti verso l’erario in ben dieci anni, e si permette loro d’eludere milioni d’euro alle casse dello stato (lettera minuscola appropriata a quello italico).
    Al solito forti con i deboli e deboli con i forti. Ma andate in India a fare i guru.