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Islamismo

Chi “prende le misure” alle saudite

Ogni anno in Arabia saudita si spendono 5 milioni di euro per la lingerie. Si tratta di biancheria intima molto elegante esposta in negozi gestiti in stragrande maggioranza da maschi. Nella città saudita più moderna, Jeddah, dei 260 negozi di lingerie finalmente cinque sono gestiti da donne. Ma questa è una eccezione che non trova imitazioni nelle altre città più conservatrici. Ma la cosa che più ha sconvolto una delle donne che andava a comprare un reggiseno è quando il venditore guardando il pezzo che aveva in mano le ha detto che per lei occorrevano due misure in più. E aveva ragione. Lei si è sentita nuda anche se girava tutta coperta dall’abaya nera.

  • alvise

    Trovo paradossale il pezzo che la sig.ra Giuliana ci presenta oggi.

    Ci sono cittadini iracheni cristiani uccisi durante una Messa e lei zitta.
    Ci sono cittadini iracheni di religione cattolica costretti ad abbandonare quel paese – e probabilmente anche gli altri lì attorno – e lei ci attira in una conversazione sulle misure dei reggiseni.

    Forse anche questo è un segno dell’inconsistenza della linea politica e culturale della sinistra italica.

  • Paolo1984

    E come ha fatto a capire le misure di un reggiseno se quella aveva l’abaya?
    comunque Giuliana, questa mi sembra una battaglia sessuofobica bella e buona, tu sbagli a sostenerla perchè non fai che sostenere il principio secondo cui uomini e donne devono fare vite separate: quindi negozi di uomini per uomini, negozi di donne per donne, e lo stesso per scuole e ospedali eccetera.
    Questa è separazione, apartheid sessuale, basata sull’assunto falso che un uomo non sarebbe in grado di controllarsi in presenza di una donna (lo stesso assunto che viene usato per giustificare il velo!).
    Giuliana, come puoi opporti al velo, e sostenere i negozi separati su base sessuale? Il fatto che siano donne islamiche (chiaramente fondamentaliste) a chiederli, non è un motivo per sostenerle. Ci sono pure donne islamiche che reclamano “il diritto al burqa”, ma tu giustamente non le sostieni.

  • giuliana

    per alvise sul blog non metto gli articoli che scrivo per il manifesto e della carneficina dei cristiani scrivo ovviamente sul quotidiano
    giuliana

  • giuliana

    a paolo perché spesso le donne che comprano biancheria intima subiscono molestie sessuali da parte dei commercianti frustrati sessualmente, in un paese sessuofobo
    giuliana

  • Paolo1984

    Ok Giuliana, mi dispiace per le donne molestate ma rinforzare l’apartheid sessuale invece di punire i molestatori sei sicura che paghi sul lungo termine? Secondo me si rafforza solo l’ideologia sessuofoba secondo cui un uomo non può stare nella stessa stanza con una donna perchè inevitabilmente le salterà addosso.
    Ripeto: mi colpisce molto (in negativo) che queste donne, invece di chiedere punizioni per i molestatori, chiedano ancora più apartheid sessuale.

  • alvise

    Forse sarebbe il caso di mettere anche sul blog quegli articoli.
    Vorremmo discutere di cose un pò più gravi.

  • Irene

    Caro Paolo,

    la questione non è volere una separazione su base sessuale, ma che le donne abbiano il diritto di consultare altre donne su questioni che riguardano il loro corpo, e in generale la loro mente e le loro vite,se preferiscono così. E potrebbero preferirlo anche se non ci fosse il problema delle molestie. L’ingiustizia è nella negazione di questa possibilità. Io non sono né cattolica né altro, ma mi metterebbe molto a disagio dovermi consultare con un commesso uomo sulla biancheria intima. Per non parlare di altre situazioni ancora più delicate! Ci sono donne che sono fatte così, e altre che non lo sono, ma preferiscono altre donne (e con “qualche” ragione, dato il maschilismo imperante). Tutto qui.

  • alessandra

    forse sarebbe meglio scrivere la sua interpretazione di questo fatto in modo più esplicito e articolato. è una notizia quasi tendenziosa

  • giuliana

    ma chiedono anche lavoro, sono pochissimi i lavori concessi alle saudite
    giuliana

  • giuliana

    a alvise basta aprire il sito del manifesto o comprare il giornale oppure aprire il mio sito
    giuliana

  • giuliana

    alessandra questo è il mio blog non un giornale
    giuliana

  • alvise

    NOTIZIA dal Pakistan
    Asia Bibi, madre di due figli, è la prima donna ad essere condannata a morte per blasfemia. E’ in carcere dal 2009.
    Secondo i giudici avrebbe offeso il profeta Maometto durante una discussione avvenuta di fronte ad alcuni colleghi di lavoro. In realtà la donna aveva semplicemente risposto alle colleghe che definendola infedele la invitavano ad abbandonare il cristianesimo. Per questo Asia è stata prima picchiata e poi denunciata alla polizia di Ittanwali (Punjab) che l’ha arrestata con la falsa accusa di blasfemia.Il giudice non ha tenuto conto di come si abusa con facilità della legge sulla blasfemia e ha emesso una condanna durissima.

    Questo sarà anche il blog di G. Sgrena – nessuno lo nega – ma se vogliamo parlare di indumenti intimi quando c’è gente che viene condannata e assassinata per la sua religione, significa che anche in questo blog NON SAPPIAMO PIU’ CHE FARCENE DELLA VERITA’.
    NON LA SOPPORTIAMO PERCHE’ NON RIENTRA NEI NOSTRI SCHEMI MENTALI E IDEOLOGICI.
    Continuando così vincerà la Lega, perchè – pur dando risposte scorrette – parla di cose più serie.

  • giuliana

    a alvise non capisco tanta acredine, come se io parlassi solo di slip e reggiseni, comunque non capisco perché ci tieni tanto a dire che il mio blog non ti interessa se continui a guardarlo
    giuliana

  • Paolo1984

    Ok Irene, allora mettiamo commesse donne nel medesimo negozio insieme ai commessi maschi. Ma in Arabia Saudita questo non si può fare proprio per l’ideologia sessuofobica di cui sopra

  • alvise

    @giuliana
    mai detto e mai scritto che il blog sul Manifesto non mi interessi.
    Cerco solo di contribuire a un dibattito, che dovrebbe esserci all’interno della sinistra, sull’islam e il suo contorno.
    Insomma, della serie : ” non facciamoci del male da soli”, concentrandoci su target minori.

  • Ithil

    Analizzare l’Islam e la condizione femminile può passare anche dai reggiseni, perché no? Ammetto che l’articolo è stringato ma da l’idea della quotidianità: per prima cosa emerge come alle donne non sia consentito lavorare (quindi avere un minimo di autonomia) nemmeno in un settore così legato al proprio genere a parte eccezionali casi. Poi, da donna, ho letto con un senso di sincero fastidio la reazione di immensa pudicizia della cliente: è evidente che la condizione sociale e psicologica in cui vengono cresciute le saudite le rende inermi di fronte all’altro sesso. E’ qui la vera violenza: da laica mangia preti e femminista non tollero l’idea della sottomissione e della vergogna per il proprio corpo. Non che questo significhi sfacciataggine, non vorrei essere fraintesa. Ma come pretendete che in una società che considera le donne esseri inferiori, la cui parola di fronte alla giustizia umana e divina vale la metà di quella di un uomo possa denunciare un commesso che le squadra il seno da sopra l’abaya per cercarle la giusta taglia di un pezzo di lingerie? Anche se costui si fosse abbandonato a lascivie verbali sarebbe stato impossibile per la poveretta dimostrarlo in tribunale e uscirne con una reputazione onorata e con i nervi sani.

    Per tornare al discorso del pudore, un rapporto corretto col proprio corpo genera sicurezza. Purtroppo il patriarcato insegna alle donne che il proprio sesso è sbagliato ed inferiore. La donna è in colpa sempre e comunque: colpevole se è brutta, colpevole se è bella, colpevole se è libera, colpevole prima di tutto di essere donna (ve la ricordate la storia di Eva?). Provateci voi a non rimanere bloccati dall’imbarazzo se vi insegnano fin dalla nascita che il vostro corpo non deve essere violato nemmeno dagli sguardi degli estranei. Provate a pensare come possa essere difficile fare anche una cosa semplice come comprare un paio di mutande se a venderla è proprio quel qualcuno che dovrebbe avere col vostro corpo il rapporto più asettico possibile e sentirvi scrutati nelle vostre intimità. Disonore, infamia… violenza. E’ questo quello che è arrivato a me da questo articolo di Giuliana. E devo dire che non è assordante come il suono di una cluster bomb, ma dilania ugualmente. Quindi caro Alvise, non credo che questo sia necessariamente un target minore: la violenza psicologica non è necessariamente stalking.