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Napoli centrale

Chi comanda a Napoli, il libro

Forse è ancora presto per sapere cosa sia realmente avvenuto nei 15 anni di emergenza rifiuti nel napoletano. Spesso nel nostro paese i segreti vengono disvelati solo quando muoiono i protagonisti, e a volte nemmeno in quel momento.

Ancora oggi non si comprende infatti perché dal 1995 al 2005 per un tempo così lungo non si sia fatto nulla, soprattutto durante l’amministrazione di Antonio Bassolino, per risolvere la crisi strutturale del ciclo integrato.

A chi conveniva mantenere in piedi il carrozzone del commissariamento straordinario che faceva piovere soldoni nelle casse delle istituzioni che poi non reimpiegavano per rimettere in moto il sistema di smaltimento? Quali erano le connivenze con la criminalità organizzata che nel frattempo si arricchiva?

Nel libro “Chi comanda a Napoli” (ed. Castelvecchi Rx, euro 12,50, pag, 181), Antonio Musella e Giuseppe Manzo cercano di rispondere ad alcune di questi quesiti o quantomeno a mettere in fila una serie di avvenimenti per farne trarre poi al lettore la conclusione. Secondo i due scrittori infatti è proprio dietro la lunga emergenza che si sono annidati i poteri forti di Napoli che sono riusciti a piegare e manipolare senza difficoltà la politica. Gli autori puntano il dito anche sulle scelte compiute, che sostanzialmente non erano mai tese a risolvere lo scandalo della monnezza, ma ad alimentarlo. E non vi è stata nessuna opposizione partitica: “Ci sono atti e votazioni – scrivono – che testimoniano come gli «azzurri» del Pdl abbiano trovato piena rappresentanza nel decennio di permanenza bassoliniana in Regione, ma anche come – a metà anni Novanta – Centrodestra e Centrosinistra condividessero la scelta degli inceneritori”.

Tutto quindi sarebbe girato intorno alla costruzione dell’inceneritore di Acerra “il contratto milionario firmato a favore di Fibe-Impregilo per lo smaltimento delle ecoballe e per la costruzione degli inceneritori”. Ma è anche vero che ogni discarica, ogni sito di trasferenza o impianto per la produzione di Cdr (combustibile da rifiuto) dovevano rappresentare un affare, spesso anche per aziende in odore di camorra. Si passano quindi al setaccio le rivolte nei siti di Chiaiano e Pianura, le battaglie dei comitati antidiscarica  e anti inceneritori, sottolineando come la stampa abbia criminalizzato i movimenti, e la stessa magistratura li abbia perseguiti mentre intorno il  malaffare, imprenditori compiacenti, politici ladroni o in cerca di consenso continuavano indisturbati i loro business.

Voluta la scelta di aprire il libro con l’intervista a Francesco Maranta, il consigliere regionale primo oppositore del bassolinismo, quindi chiuderlo con quella a Luigi De Magistris che dovrebbe rappresentare la svolta e la trasparenza. Due estremi di un percorso che si spera arrivi a un happy end.

Ma all’epoca Maranta è sicuramente stato un testimone scomodo e in quelle due consiliature di Antonio Bassolino il suo ruolo come capogruppo di Rifondazione comunista ha sollevato contraddizioni nella stessa Sinistra del «Laboratorio campano». “Un duello politico quello tra Maranta e Bassolino – spiegano gli autori – che raggiunge l’apice nella giornata dell’11 febbraio del 2003 quando  Maranta porta nella sala del consiglio regionale un sacchetto contenente spazzatura proveniente  da una ecoballa: «Presidente – spiega l’ex consigliere di Rifondazione, esibendo la busta di plastica al governatore innervosito dal gesto plateale – qui c’è la roba recuperata in un Cdr». Bassolino lo incolpa di essersi messo a fare lo Sherlock Holmes”.

Non è un caso che i pm Noviello e Sirleo che si occupano dell’inchiesta contro l’Impregilo, in cui risultano indagati Cesare Romiti e lo stesso ex-presidente della regione vogliono ascoltare il consigliere: “Quegli impianti – ripercorre la storia Maranta – nelle fasi di stoccaggio emettevano forti esalazioni. Dopo varie verifiche si comincia a capire che qualcosa nella fase di lavorazione non funzionava”.

Per Musella e Manzo era tutto il sistema a dover funzionare male, la monnezza doveva produrre soldi e non essere gestita per il bene della comunità. I responsabili? “Pedine intercambiabili – dicono loro – che dalla Tangentopoli del 1992, sono al servizio dei soliti nomi, pezzi di Chiesa ed imprese del Nord Italia, molto sensibili agli affari, ma soprattutto, ai malaffari. Un testo che svela le collusioni tra apparati dello Stato e clan , di cui a pagarne le conseguenze, sono i cittadini ed i territori avvelenati”.

Chi comanda è una domanda legittima – chiude invece De Magistris – ma la risposta non può individuare uno o pochi soggetti. Napoli non è un luogo in cui si può dire che comanda la camorra, il sindaco, il governo, le forze dell’ordine, i parcheggiatori abusivi o i disoccupati organizzati. Oggi si può dire, arrivando in città, che è cambiata l’aria. Con orgoglio posso dire che al governo della città c’è una cittadinanza attiva che vuol cambiare, con un’amministrazione che parla di beni comuni e «rivoluzione». Ovviamente questo «comando» che noi abbiamo assunto si scontra con altri «comandi» che persistono. Sarebbe da sciocchi, dopo pochi mesi,  pensare che questi interessi siano stati sconfitti. Anzi, saranno sempre più insidiosi”.

Il sindaco presenterà il libro insieme agli autoli il 12 aprile alla Feltrinelli di piazza De Martiri.

Giuseppe Manzo Giornalista collaboratore del Corriere del Mezzogiorno, Terre di Mezzo, conduce “Work” su Radio Siani ed è responsabile della comunicazione di Legacoopsociali. Nel 2011 ha pubblicato il suo primo libro : Scripta- diario di u cronista precario.

Antonio Musella

E’ membro del desk del portale di informazione indipendente Global Project. E’ socio fondatore del Centro Studi Alternativa Comune. Nel 2008 ha pubblicato con Sensibili alle foglie, Mi Rifiuto!