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Fuori Campo

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Disoccupazipone al 12% ? Incendi assassini? Collasso immobiliare? Non e’ per questo che Los Angeles si trova da l’altroieri in stato di  shock,  ma per la notizia piovuta come una doccia fredda in una bollente sera di maggio, delle analisi antidoping risultate positive al campione prelevato a Manny Ramirez, asso dei Dodgers, “capocannoniere” di doubles, triples, homeruns e praticamente ogni altra satistica tenuta dagli annali del baseball lo sport piu’ ossesivamente consumato dalle statistiche individuali. Basti dire che da quando e’ statao acquistato dai Red Sox l’anno scorso, il lunatico battitore e esterno sinistro ha praticamente  da solo portato la squadra di Los Angeles ai vertici della classifica e contribuito non poco alla partenza col turbo dell’attuale campionato – 13 vittorie consecutive in casa per il record storico assoluto.  Risultato della sua infrazione chimica: forfait di un terzo dello stipendio ($7 milioni) e squalifica per 50 partite – come se un Totti o un Ibrahimovic venisse squalificato per 20 partite (nello stakanovista calendario del  baseball si gioca motlo piu’ frequentemente, una media di 5 partite a settimana). La citta’ ha prontamente intonato il coro di dolore sorpresa e indignazione che puntualmente segue le rivelazoni di doping che tutti sanno ormai essere all’ordine del giorno per gli “slugger” i battitori di potenza  dai fisici sempre piu’ ipernutriti e capaci di spedire la palla fuori campo. Gli scandali hanno ormai coinvolto un intera generazone di fuoriclasse : Mark McGwire, Jose Canseco, Alex Rodriguez, Barry Bonds, quest’ultimo collegato al famogerato laboratorio Balco di San Francisco , una vera e propria fabbrica di steroidi sportivi. Un segreto aperto che tutti –federazione, squadre, giornali, giocatori – insitsono nel rimuovere – fino alle prossime, inevitabili analisi positive.