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Nuvoletta rossa

Che volpe, quell’insetto: la grande opera minore del Maestro Tezuka

Nemmeno l’onore di una nota a pié di pagina sulla ricca ed esauriente biografia ufficiale Osamu Tezuka – Il dio del manga edita da Edizioni Bd nel 2010. E una trama tanto intessuta di cambi d’umore, direzione e registro da superare ogni etichetta di genere. Per non parlare della foliazione monstre da oltre 360 pagine, o della ulteriore complicazione rappresentata dalla lettura “al contrario” tipica della lingua giapponese. A prima vista, sembra una impresa tutta in salita La cronaca degli insetti umani (001 Edizioni/Hikari, 18 euro) il romanzo disegnato dal più geniale e produttivo mangaka di sempre all’inizio degli Anni ’70. Ma è una lettura da non mancare, nonostante tutto. Perché dimostra una volta di più la modernità e la poetica di Tezuka, allo stesso tempo un formidabile “scrittore automatico” capace di una produzione calcolata in 170.000 tavole a fumetti, ma anche un infaticabile innovatore, sempre alla ricerca di soluzioni narrative e stilistiche in grado di spiazzare il pubblico dei tankōbon, voluminose edizioni brossurate dei serial disegnati più popolari.

La copertina del volume © Tezuka Productions/001 Edizioni

La copertina del volume © Tezuka Productions/001 Edizioni

Così, accanto a eroi di (non troppo) facile beva come Kimba, il leone bianco (1950), preso a modello dalla Disney per il blockbuster animato The Lion King, il pinocchio futuribile Astro Boy (1951) o La principessa Zaffiro (1954) in un ideale “best of” del Maestro nipponico non mancano opere più alternative e provocatorie. È il caso di Blackjack (1973), fortunata saga dedicata a un mago della chirurgia mosso da un personalissimo, quasi vampiresco codice deontologico. Oppure di La storia dei tre Adolf (1983), un trittico intorno alle 1.000 pagine totali sulla tragica avventura del nazismo filtrata però attraverso lo sguardo parallelo di due adolescenti cresciuti in terra giapponese. O ancora, di La Fenice (1954), una corposa serie di racconti scritti e disegnati nell’arco di trent’anni ispirandosi alle composizioni di Stravinsky e ai temi della reincarnazione e della circolarità tipici del milieu buddista. Un catalogo sterminato, popolato dalle maschere di uno “star system” che Tezuka aveva tipizzato a partire dagli anni della gavetta, e imbullonato sulle ossessioni e sulle passioni del suo autore – dai cartoon del grande Walt, ai propri trascorsi come studente di medicina, fino alla passione per l’entomologia denunciata a partire dal soprannome che si era scelto, “Osamushi”, che in italiano suonerebbe un po’ come “Insettosamu”.

"Osamushi" al tavolo da disegno, circa 1960 © Tezuka Productions

“Osamushi” al tavolo da disegno, circa 1960 © Tezuka Productions

Gli insetti, appunto. Tema ricorrente, appeso agli estremi collettivismo-individualismo su cui ruota la società nipponica o alla crudeltà ineluttabile della natura umana. Che in Ningen Konchuki – questo, il titolo originale della Cronaca – trova una perfetta incarnazione nella figura della avvenente protagonista Toshiko Tomura. La magnifica cattiva di questo romanzo per immagini coltiva una immagine da artista polivalente: scrittrice, attrice, designer, star della Tv. Ma dietro la facciata irreprensibile della venticinquenne di successo si nasconde una second life costruita a partire da una devastante regressione alla fase orale, con tanto di simulacro della tetta materna, nonché da un bovarismo esistenziale sublimato attraverso le arti. Il risultato è un one-woman-army da fare invidia a qualunque Garnero in Santanché, un virus mutante a cromosoma X che sacrifica ai propri appetiti tutti gli sventurati incontrati sul proprio cammino, in un cupio dissolvi che arriva fino all’omicidio. Echi di Antonioni, premonizioni del Christopher Nolan più cupo e disperante, urticanti notazioni di costume legate all’uscita dal bozzolo delle donne giapponesi, a lungo sottomesse al rigido sistema patriarcale della tradizione, e alle trame nerissime sotto la pelle del Paese. E, su tutto, l’ombra a nove code dei Kitsune, malvagi spiriti volpe della mitologia giapponese sempre pronti ad assumere forma femminile pur di prosciugere gli uomini della loro energia vitale. Ci scappa l’haiku maccheronico: più che un libro a fumetti/un origami in forma perturbante di crisalide/ realizzato con invidiabile maestria. Il pericolo è giallo, più che mai.