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Rovesci d'Arte

Che ipocrisia le chiacchiere sui Bronzi di Riace

Come mai dell’arte e dei suoi tesori ci si ricorda soltanto quando questi vengono piegati a far cassa e ci si accanisce in discussioni sterili mentre intorno c’è il deserto? E’ così che in un’estate infuocata si riscoprono d’improvviso i due Bronzi di Riace, capolavoro ellenico risalente al V secolo a. C. miracolosamente pescato intatto nei pressi di Reggio Calabria nel 1972, due guerrieri divenuti in un batter d’occhio le star dell’archeologia mondiale, restaurati a dovere e oggi monitorati di nuovo perché necessitano di ulteriori «cure», data la loro fragilità pregressa. Dopo le polemiche per una loro tournée alla Maddalena (dovevano fare «da cornice» ai potenti accorsi al G8 dello scorso anno, poi tenutosi all’Aquila mentre nell’isola sarda si sperperavano soldi pubblici che entravano velocemente nelle tasche della «cricca») adesso la coppia regale torna agli onori della cronaca perché il super manager dei beni culturali, Mario Resca, stanco dei cordoni tirati di Tremonti, vuole applicare – a partire da loro – una strategia di marketing. L’arte ha sempre girato per le grandi mostre; in fondo, è un patrimonio dell’umanità intera. Però, almeno nel linguaggio che la accompagnava nei suoi viaggi, si lasciava intatta una finalità culturale: confronti fra opere, monografie su alcuni periodi storici, percorsi diacronici. Non solo di spot si vive. Cambiati i tempi, mutano le parole. Ma l’arte deve per forza essere come una «escort» o può essere qualcosa di più? Ma Resca è uomo di affari, non certo di infingimenti. A lui non s’impapocchiano storie strane. Allora, la questione su cui far girare la polemica non è più la delicatezza di un manufatto artistico e la sua salvaguardia da possibili danni, ma il fine vero per cui quella scultura, quel dipinto, quel nome viene «speso». Non è un po’ triste fare l’equazione denaro uguale Bronzi di Riace e non farla – similmente – quando si tratta di tutto il patrimonio diffuso sul territorio? Anzi, in quel caso non si ha pietà e si taglia ogni risorsa, «affamando» la ricerca, chiudendo battenti, umiliando l’Istituto di restauro, mettendo a serio rischio la tutela e negando gli strumenti giusti per una buona tenuta di paesaggio e turismo. Quindi, di cosa stiamo parlando…

  • http://artedamarte.wordpress.com ginger schuman

    Ma alla fin fine in Italia ci si interessa di arte solo da un punto di vista pecuniario. Certo, sempre meglio questo tipo di interesse venale che nessun interesse. D’altra parte che sensibilità artistica possono avere gli uomini di B., un editore che ha più volte detto di non leggere un romanzo da decenni ?