closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Napoli centrale

Cesaro e la decadenza del consiglio

 

“A pensar male si commette peccato, ma spesso si indovina”. Mi dispiace citare Giulio Andreotti per raccontare la parabola del presidente della provincia di Napoli. Eppure non mi viene niente di meglio in riferimento alla decisione del consiglio provinciale che ha decretato nei confronti di Luigi Cesaro una condizione di incompatibilità tra la carica di presidente e quella di deputato. Una casualità troppo fornutata per non avere un ragionevole dubbio che ci sia del marcio a piazza Matteotti. Proprio il giorno precedente Giggino ‘a purpetta, come è stato soprannominato dai suoi stessi amici, aveva infatti espresso la volontà di lasciare la carica per ripresentarsi alle elezioni. Era girata la voce di un’imminente conferenza stampa, poi il silenzio e il comunicato ufficiale con la scelta di prendere ancora tempo. Oggi abbiamo capito il perché. Chiaro che la scelta conviene a tutti. In questa maniera non viene sciolto il consiglio e l’ente evita il commissariamento, proseguendo l’attività fino alla costituzione della città metropolitana a fine 2013, quando sparirà la stessa provincia. Sulle poltrone così restano quegli stessi eletti a cui andava la possibilità di decidere se proporre la decadenza o accettare le dimissioni dell’amministratore locale, come fatto opportunamente in altri casi (vedi i sindaci di Portici Vincenzo Cuomo di Portici, Giuseppe Galasso di Avellino e Giovanni Pianese di Giugliano).

Le funzioni, ci fanno sapere, passeranno al suo vice, nominato sempre ieri, Antonio Pentangelo, collega di partito che ha rilevato la delega prima data a Ciro Alfano (Udc). Insomma un’opera di evidente maestria. Ed ecco la cronaca minuto per minuto. La mozione di incompatibilità viene depositata in calcio d’angolo da Giovanni Belleré, esponente di Fli, gli fanno barriera due compagni di partito contrari, come gli altri rappresentanti dell’opposizione Pd, Idv e Sel. A sorpresa il consigliere di Fed Giorgio Carcatella, dà la spallata e vota si. Favorevole anche l’Udc, nonostante la revoca della vice presidenza, che ha però determinato il voto contrario di Ciro Ascione. Alla fine Cesaro ha la meglio e ottiene quello che vuole. Tra dieci giorni si dovrà ripresentare in aula per dire la sua.

Ma perché Giggino a purpetta ha deciso di non terminare il suo mandato? Secondo la tesi alquanto fantasiosa del segretario di Sel Arturo Scotto: “Cesaro, come altri esponenti del Pdl nella nostra regione, pensa a salvare se stesso, forse dai processi, sicuramente dalla rabbia sociale dei cittadini napoletani”. E qua va ricitato Andreotti.