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Censure digitali

Continuano le proteste a San Francisco contro BART – l’azienda municipale della metropolitana. A luglio agenti della polizia ferroviaria incaricati della sicurezza nelle stazioni della linea che collega la citta’ all’hinterland,  hanno sparato, in  sedicente autodifesa, ad un barbone che secondo il rapporto li avrebbe “minacciati” – apparentemnte con una bottiglia. L’uccisione non e’ il primo episodio di violenza degli agenti del BART e ha suscitato forte proteste nella cittadinanza, soprattutto dopo la mancata aplicazione di qualsivoglia  sanzione ai poliziotti responsabili. La protesta e’ stata coordinata dalla rete di hacker militanti Anonymous, che hanno indetto manifestazioni di tipo flash-mob nelle satzioni metro. Per impedire una di queste la direzione ha pensato di sospendere per un periodo il servizio cellulare a tutti i passeggeri in quattro stazioni del centro – un bavaglio preventivo che ha fatto infuriare ancora di piu’ i protestanti, oltre che sollevare alcune questioni costituzionali  – qui l’approfondimento giornalistico. Un’azione di “censura digitale” che fa eco alle recenti vicende dei riot inglesi “coordinate” via  social network che il governo aveva minacciato di chiudere (ora si sarebbero limitati a convocare dirigenti dei network a Downing Street per un incontro di “coordinamento”). Insomma un ulteriore misura della trasversalita’ della questione democratica-digitale, da Teheran a piazza Tahrir a Tottenham  e ora fino alle porte stesse di Silicon Valley, che solleva ineluttabili domande: il libero accesso alla comunicazione via cellulare e’ un privilegio o un diritto? E quello ad internet, Twitter, Facebook? Chi controlla davvero la tecnologia che plasma ormai  vita e politica quotidiana?