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losangelista

Cena col presidente alla frutta

La mail  naturalmente mi ha lusingato, un invito personale  del leader del free world, non capita tutti i giorni  – un sushi veloce piantonato dal secret service magari, o anche una pizza d’asporto nella West Wing con Michelle. Ma l’illusione e’ durata il tempo di leggere i dettagli della mail di massa: una donazione di $25 alla campagna di rielezione vale l’iscrizione ad un concorso per l’estrazione fra nove mesi di quattro vincitori. Piu’ che campagna virale siamo alla politica del telemarket, l’ultima patetica strategia per racimolare consenso di un presidente il cui glamour cosi’ carismatico due anni fa, ora  emana odore inconfondibile della disperazione. Secondo la teoria di  James Fallows (in quanto ex speech writer di Jimmy Carter automatica autorita’ su benintenzionate ma fallimentari amministrazioni democratiche), le calamita’ che di solito affossano un presidente possono addursi a quattro principali categorie: guerre, scandali, economia e piu’ generalmente  la diffusa percezione di incompetenza. I problemi di Obama derivano naturalmente dalla terza causa ma sta diventando sempre piu’ diffusa anche la narrativa che lo vuole leader non all’altezza, incapace di reagire con efficacia alla crisi che non accena a finire e politicamente paralizzato. E’ la linea abilmente propugnata dai repubblicani il cui ostruzionismo ad oltranza si prepara a infliggere un ennesima sconfitta sul decreto per l’occupazione, rafforzando  ovviamente a sua volta la percezione del presidente come incapace. Un circolo vizioso da cui Obama non sembra avere una exit strategy,  a meno che quelle 4 cene…..