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Cda Rai, Fini fa saltare lo scudo per Meocci

Fini cancella la norma salva-cda Rai introdotta di soppiatto nella «legge comunitaria». L’emendamento della commissione eliminava la responsabilità per danno erariale degli amministratori di società pubbliche.

Il codicillo era taglia su misura per gli amministratori Rai e, forse, di Finmeccanica. Tra gli altri, infatti, ne avrebbero sicuramente beneficiato cinque ex e attuali consiglieri di viale Mazzini Rai: Giovanna Bianchi Clerici, Gennaro Malgieri, Angelo Petroni, Marco Staderini e Giuliano Urbani. Tutti condannati dalla Corte dei Conti a pagare un milione e 800mila euro a testa perché nel 2005 approvarono la nomina a direttore generale di Alfredo Meocci.

Una nomina illegittima perché Meocci era palesemente «incompatibile» con l’incarico in quanto arrivato al vertice di viale Mazzini dopo essere stato commissario dell’Authority per le comunicazioni. La norma è stata dichiarata inammissibile ieri direttamente dalla presidenza della camera perché – ha spiegato in apertura di seduta la vicepresidente Rosy Bindi – «secondo gli uffici non rientra nelle materie che possono essere oggetto della legge comunitaria».

La legge – già approvata dal senato in prima lettura – recepisce ogni anno nel nostro ordinamento le indicazioni di Bruxelles arriva peraltro in aula senza avere nemmeno un ministro competente. Come si ricorderà, infatti, la poltrona è ancora vacante. Il ministero delle politiche comunitarie era l’unico dicastero tenuto da un finiano, Andrea Ronchi. Sia il Pd che Fli hanno protestato vivacemente per l’assenza di un responsabile governativo.

L’Italia continua a essere pesantemente inadempiente nei confronti dell’Unione. Il numero totale delle procedure d’infrazione contro il nostro paese si attesta a 144: 95 riguardano casi di violazione del diritto dell’Unione e 49 riguardano la mancata trasposizione delle direttive nel nostro ordinamento.