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Cda Rai, Bersani porta a casa le associazioni su Colombo e Tobagi

Bersani voleva due nomi per il cda Rai e li ha avuti. Le quattro associazioni a cui il segretario del Pd aveva chiesto indicazione per i candidati da portare ai vertici di viale Mazzini hanno scelto i campioni della società civile: l’ex pm di Mani pulite Gherardo Colombo e la scrittrice Benedetta Tobagi, figlia minore di Walter, il giornalista assassinato dalle Brigate rosse nel 1980.

Il dibattito dentro e tra soggetti così diversi come Libera, Se non ora quando, Libertà e giustizia e il Comitato per il pluralismo nell’informazione (di cui il manifesto è tra i fondatori) non è stato facile. E sarebbe ipocrita dire che i due nomi prescelti alla fine abbiano soddisfatto tutti. Colombo e Tobagi condividono le origini milanesi e una sicura discontinuità sia con il tradizionale «partito Rai» che con i partiti in parlamento.

Colombo ha condotto inchieste come quella su P2 e Ambrosoli, Mani Pulite, Imi/Sir e Lodo Mondadori, si è dimesso dalla magistratura nel 2007 e dal 2009 è presidente di Garzanti libri. Tobagi, collaboratrice di Repubblica, ha 35 anni e nel 2009 si candidò nella lista Penati alle provinciali di Milano.

Le quattro associazioni propongono ora al parlamento in generale e al Pd in particolare di non fermarsi alle nomine dal basso o dall’alto ma di iniziare a fare passi concreti non dopo le elezioni ma subito, in autunno, per la riforma della legge Gasparri, il divieto di qualsiasi «bavaglio» all’informazione, impegnarsi per una vera legge sul conflitto di interessi, innovare profondamente la «governance» della Rai.

Su questo, avverte il comunicato congiunto, ci sarà un incontro pubblico con Bersani e chi altri sarà interessato. Se non ora quando, a lato, chiede al presidente della vigilanza Sergio Zavoli di garantire la parità di genere nel nuovo cda e indica una serie di altri nomi: Dacia Maraini, Chiara Saraceno, Lorella Zanardo, Flavia Nardelli, ancora Benedetta Tobagi ed Evelina Christillin.

La risposta di Bersani non si fa attendere: «Spero che questa vicenda sia un punto di partenza – scrive – (…) siamo orgogliosi di sostenere Tobagi e Colombo, di cui ovviamente rispetteremo l’assoluta indipendenza. Faremo di tutto perché il parlamento raccolga l’appello all’equilibrio di genere nel cda Rai». La scelta del segretario però non ha convinto nemmeno tutto il Pd. L’area cattolica, in particolare, si sente derubata di una rappresentanza «culturale» nella televisione pubblica.

Ed è chiaro che la mossa del cavallo fatta da Bersani ha avuto come fine non secondario quello di evitare spaccature plateali tra le varie correnti del suo partito sulle poltrone di viale Mazzini.

La palla ora passa alla vigilanza Rai, dove i curriculum arrivati fino a ieri sera erano oltre 270. La proposta di Zavoli è che la commissione inizi a votare i 7 componenti di nomina parlamentare la settimana prossima e non dopodomani come previsto in origine.

Acque in movimento anche nel Pdl. Il partito di Berlusconi potrebbe avere fino a 3 consiglieri: probabile è la conferma di Antonio Verro ma sugli altri nomi è bagarre tra Guido Paglia, Giancarlo Galan, Rubens Esposito e il «padre» della legge Gasparri Antonio Pilati.

Nomi da Cencelli rispetto a quelli delle associazioni. Senza contare che anche il Pdl è un movimento «balcanizzato» tra tribù in guerra perenne. Non è escluso perciò che alla fine anche Alfano «scarti» verso qualche nomina di «area» e non di partito.

dal manifesto del 19 giugno 2012