closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
Antiviolenza

Stupro di gruppo: niente carcere per il branco

Il primo pensiero è stato: ma come, non danno le misure alternative alle mamme in carcere coi bambini piccoli dagli zero a tre anni per reati come scippo o borseggio, e questi che sono autori di un stupro di gruppo ai danni di una minorenne, non vanno neanche in galera? Ebbene sì, i ragazzi che hanno violentato una giovane minorenne di Cassino non andranno in carcere perché per questi ragazzi, difesi dagli avvocati Lucio Marziale, Nicola Ottaviani ed Eduardo Rotondi, la Cassazione ha esteso “la possibilità per il giudice di applicare misure diverse dalla custodia in carcere anche agli indagati sottoposti a misura cautelare per il reato previsto all’art. 609 octies c.p.”, allargando il dettato della Corte Costituzionale, e della Corte di Strasburgo, che prevede la custodia cautelare per gli indagati di criminalità organizzata e di reati di mafia. La terza sezione penale della Corte di Cassazione, giudicando questo caso di violenza di gruppo su una minorenne, ha così accolto il ricorso di R.L. e di L.B. nei confronti dei quali il tribunale di Roma, il 5 agosto 2011, aveva confermato la custodia in carcere, dando un’interpretazione estensiva a una sentenza della Corte Costituzionale del 2010. Una decisione a dir poco “soggettiva”, se non “sconcertante”, che mi fa chiedere: in che razza di mani siamo se non viene neanche riconosciuta una violenza di gruppo su una minorenne? Soprattutto se questo avviene dopo che, nelle settimane scorse, sono passate qui a Roma sia la Commissaria del Comitato di controllo Onu sull’applicazione della Convenzione Internazionale sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione della donna (CEDAW), Violeta Neubauer, sia la Relatrice Speciale sulla violenza di genere nel mondo, l’inviata delle Nazioni Unite Rashida Manjoo, che sono passate in Italia non per una vacanza, ma per bacchettare l’Italia sulle gravi mancanze del nostro Paese in materia di genere e di violenza sulle donne. Senza peli sulla lingua, direi che la gravità della decisione in Cassazione su questo caso, non fa che ribadire atrocemente la situazione in cui siamo: un arretramento talmente profondo, da un punto di vista culturale e quindi materiale, che fa tremare le gambe, perché se un giudice può emettere una sentenza di questo tipo, qualunque siano le ragioni delle attenuanti (e ripeto qualunque siano, quindi non mi si venga a dire su questo blog che dobbiamo andare a vedere il caso in maniera approfondita), allora ogni uomo, ogni marito, ogni ex fidanzato, si sentirà immune quando violenterà una ragazza, quando alzerà le mani su una moglie, quando ucciderà la sua ex fidanzata. Una sentenza che è quindi un oltraggio per tutte le donne vive, ma anche per quelle morte, come Stefania Noce, perché vittime di femmicidio. Fortunatamente su questa vergognosa sentenza si sono alzate subito le voci di dissenso di chi, sia a destra che a sinistra, ha gridato allo scandalo: le consigliere del Pd Sara Biagiotti e Alessandra Fiorentini si sono mostrate indignate sottolinenado che “i gravi attacchi alla dignità e alla tutela delle donne che vengono sistematicamente messi in atto anche con queste sentenze, regrediscono il senso civico del nostro Paese”; Alessandra Mussolini ha parlato di “sentenza aberrante”; l’ex ministro Mara Carfagna ha detto che si tratta di una “sentenza impossibile da condividere, contro le donne, che manda un messaggio sbagliato”; Barbara Pollastrini del Pd parla di decisione “lacerante”; mentre Donata Lenzi, con Barbara Saltamarini (Pdl), hanno sottolineato “la doppia violenza” della sentenza che avrà come risultato “l’aumento dei silenzi delle vittime”.
Per il Telefono Rosa si tratta di “un ennesimo passo indietro dove a rimetterci è la parte più debole ossia le donne vittime di violenza”, ma Gabriella Moscatelli, presidentessa dell’associazione, ha cercato di stimolare una risposta delle istituzioni dicendosi fiduciosa “nel ministro Severino perché siamo certe che lei saprà ascoltare il grido di dolore e l’indignazione che oggi ogni donna prova venendo a conoscenza di questo giudizio della Cassazione”. Speriamo, perché se le istituzioni non proteggono le donne l’unica risposta è la barbarie. Dobbiamo farci giustizia da sole?