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Carlo Saturno, il carcere uccide due volte

di Patrizio Gonnella *

Angelino Alfano è il ministro della giustizia di Berlusconi. Ma è anche il ministro delle carceri italiane, mai così sovraffollate nella storia d’Italia. Tra le sue tante incombenze ci piacerebbe si occupasse di una vicenda non piccola che riguarda un ragazzo, Carlo Saturno, 22 anni, che sta lottando tra la vita e la morte.

La sua vita oramai è appesa a un filo. Ha tentato di suicidarsi nel carcere di Bari. Nella sua giovane esistenza ha conosciuto le asprezze del carcere, prima quello minorile di Lecce e poi quello per adulti di Bari. Saturno è originario di Manduria e oggi si sarebbe dovuto presentare al tribunale di Lecce come parte lesa in un processo per maltrattamenti. Purtroppo il processo continuerà senza di lui.

Nei mesi scorsi aveva avuto il coraggio di costituirsi parte civile contro 9 agenti di polizia penitenziaria accusati di abusi e vessazioni. I fatti risalgono al 2003, quando – secondo il pm – nell’istituto minorile di Lecce un gruppo di agenti avrebbe costruito una «squadretta» col compito di governare l’istituto con la violenza, trasformando la vita dei ragazzi in un inferno e quella degli altri operatori in un incubo.

Dalle testimonianze raccolte tra i ragazzi e tra gli operatori – tra l’altro dall’ex magistrato e sottosegretario oggi senatore Pd Alberto Maritati – si evincono violenze, abusi, vere e proprie sevizie. Si riferiscono episodi di «ragazzini denudati e pestati in cella», fino a «far uscire sangue da entrambe le orecchie» o «spezzargli tre denti». O ancora, di un ragazzo lasciato «per un’intera notte completamente nudo a dormire in isolamento senza materasso». Uno di quei ragazzi era Carlo Saturno.

Il Gup non ha avuto dubbi nel rinviare a giudizio i 9 imputati poliziotti, ossia l’intera «squadretta». A proposito di prescrizione breve, il processo purtroppo viaggia lentamente, troppo lentamente. Si teme che tutto finisca in nulla. Mentre un giovane coraggioso versa in condizioni disperate: si è impiccato, tentando – praticamente riuscendoci – di ammazzarsi una settimana prima che il processo riprendesse. Non è facile che un detenuto decida di denunciare un poliziotto e di costituirsi parte civile. Teme ripercussioni e ulteriori violenze. Nel buio del carcere di Bari qualcosa è successo anche a Carlo Saturno.

A questo punto due domande chiedono una risposta immediata:

  1. dove prestavano servizio i 9 agenti sotto processo al momento del gesto tragico di Carlo Saturno?
  2. quali misure sono state prese a sua protezione?

Chiediamo al ministro e ai giudici baresi di procedere aprire un’inchiesta rapida che accerti responsabilità e legami tra il gesto estremo di Saturno e il suo essere parte lesa in un processo per maltrattamenti.

Chiediamo alla magistratura salentina di procedere speditamente verso la fine del processo per le violenze nell’istituto minorile di Lecce in modo da evitare la prescrizione.

Il processo va portato avanti nel nome di Carlo Saturno, coraggiosa parte civile in un procedimento per fatti che non possiamo chiamare tortura solo a causa della mancanza di questo odioso reato nel nostro codice penale.

* Presidente Antigone