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losangelista

Capitale digitale

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Un articolo di Joel Kotkin focalizza bene l’ascesa del nuovo tecno-oligopolio di cui abbiamo parlato negli ultimi post con alcuni dati significativi. Ad esempio quello sull popolarita’ dei manager dell’indsutria digitale  rispetto a capitani di altre industrie: i sondaggi americani rivelano un opinione favorevole di 72%  per l’industria digitale  a fronte di un 30% per il settore bacario e 20% appena per le aziende petrolifere. Questo malgrado i vari Page, Zuckerberg, Bezos e compagnia occupino regolarmente i gradini piu’ alti nella classifica degli uomini piu’ ricchi e potenti del mondo. I colossi digitali sono specialisti nella delocalizzazione e lo sfruttamento di manodopera a buon mercato, abilissimi nell’evadere le tasse sui loro favolosi patrimoni occultati offshore e intrinsecamente antisindacali e liberisti eppure  grazie all’aura radiosa che circonda la tecnologia godono di ammirazione e approvazione pressoche’ universale. Tutto parte del paradosso per cui le aziende che commercializzano i dati personali dei loro utenti (“ridisegnando” i contorni della privacy) e si adoperano per ridurre drasticamente il tasso di occupazione, ricevono il plauso incondizionato della stessa opinione pubblica vittima della peggiore crisi occupazionale in 80 anni: sempre secondo i dati riportati da Kotkin, Google con una capitalizzazione di $215 miliardi vale ormai cinque volte piu’ della General Motors ma impiega quattro volte meno lavoratori (50000 contro 200000). Alla stessa  maniera Ford e Exxon danno lavoro a piu’ di 100000 persone cadauna, Facebook ha 4600 impiegati e Twitter 1000.