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La rete nel cappio

Cameron contro i social network

Nel suo intervento al parlamento, il premier inglese David Cameron ha illustrato le decisioni prese per interrompere la

serie di rivolte che hanno investito molte città del Regno Unito. Dopo aver confermato la possibilità da parte della polizia di usare pallottole di gomma, Cameron ha anche illustrato quale sono le misure che sono valutate nel caso che le rivolte continuino. In primo luogo l’uso dell’esercito. Inoltre, il leader conservatore ha anche ipotizzato la sospensione dei social network, considerati gli strumenti usati dai «rivoltosi» per organizzare gli assalti ai negozi o per spostarsi rapidamente nei quartieri investiti dai riots. Per quanto riguarda questo aspetto, Cameron ha affermato che il governo sta lavorando insieme alla polizia e alle imprese per individuare i mittenti dei messaggi incriminati e su come, eventualmente, bloccare le attività di Facebook, Twitter e della Rim, la società produttrice dei BlackBerry, lo smartphone incriminato perché fornisce un servizio di messaggistica criptato e per questo preferito da molti giovani. Per questo, la prossima settimana, Cameron incontrerà i rappresentanti di queste società per stabilire un piano d’azione congiunto per prevenire un, parole più volte ritornate in questi giorni, «uso sconsiderato dei social network e delle tecnologie della comunicazione».

Facebook ha subito dato la sua disponibilità a collaborare con il governo conservatore. Lo stesso, anche se con qualche dubbio, ha comunicato Twitter. Chi è un po’ nell’occhio del ciclone è la Rim (Research In Motion), produttrice del BlackBerry e del servizio Messenger. Il BlackBerry infatti usa un servizio criptato, così come Apple e Android della Google. Per questo motivo ha incontrato non pochi problemi con regimi autoritari, che hanno spesso posto molti ostacoli alla diffusione del suo smartphone, così come è accaduto ad Apple. Nei giorni scorsi, la Rim aveva subito dato la sua disponibilità a collaborare con le forze di polizia, attirando l’attenzione del gruppo hacker «Team Poison», che diffidava la società da qualsiasi forma di collaborazione. Invito non raccolto dai produttori di BlackBerry. Da qui l’incursione nel sito della Rim con tanto di rivendicazione del gruppo, che sosteneva di essere venuto in possesso di «dati sensibili» di dirigenti della società e che sarebbero stati diffusi. Cosa che ancora non è accaduta.

L’annuncio di Cameron sul possibile oscuramento dei social media non è certo passato inosservato. Molti i commenti negativi – molti dei quali ospitati dal sito del quotidiano «The guardian» -, tra cui è emerso quello dell’Open Right Group, che ha rivolto alcune domande a Cameron su come intenda bloccare i siti. Ma più efficacemente ha sottolineato che tale misura è in contrasto con alcune leggi inglesi sulla privacy, da sempre ritenuta un diritto fondamentale dei singoli.

Al di là della presa di posizione del leader conservatore inglese, sottotraccia la discussione è sulla possibilità o meno di poter esercitare un controllo sui social network e sulla Rete in generale. Lungi dall’idea di sottoscrivere immagini idilliache sulla Rete come regno della libertà, c’è da registrare il fatto che i Riots sono il paravento per un giro di vita della vita in Rete e fuori dalla schermo. Le decisione del governo conservatore inglese non colpiscono, infatti, solo i social network, ma anche diritti consuetudinari e regole nel rapporto tra manifestanti e polizia. I riots sono tuttavia un pretesto. Nei mesi scorsi, nel Regno Unito è divampata la polemica sulla proposta di modificare la legge sul copyright. Modifiche che volevano equiparare la violazione del diritto d’autore a reato penale. E sempre nello stesso periodo, a ridosso delle mobilitazione degli studenti universitari, sempre il governo inglese aveva proposto misure che limitavano il diritto di manifestare.