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losangelista

California Voting

Ispirato dal commander in chief, ieri pure io ho votato nelle elezioni americane; mentre Obama e’ andato si e’ avvalso dell’ early voting al suo seggio, io mi sono fatto mandare una scheda dalla commissione elettorale californiana che ho comodamente riempito  a casa e a mia volta rispedita per posta. Oltre al presidente ho scelto anche un senatore e un deputato che mi rappresentino a Washington e un altro paio di miei rappresentanti al parlamento statale di Sacramento. Qui vengono  assegnate per suffragio popolare anche cariche come giudice, procuratore e sceriffo – un idea he non condivido – e ho quindi saltato a pie pari la sezione per concentrarmi sul reparto referendario. Anche quest’anno il ballot californiano propone un menu ricco e variato: 11 referendum e 3 iniziative locali , per non smentire la locale  vocazione democratica. Il sovrano popolo della California e’ abituato a decidere direttamente su una miriade di temi, dal matrimonio gay agli aumenti degli stipendi delle biblotecarie. Una vera Agora’ della democrazia diretta, se non fosse che il sistema “libera” la politica dalle istituzioni, spesso paralizzate da lobby e finanziamenti, per darla in pasto alla demagogia populista. Un bel referendum e’ un ottimo sistema per scavalcare una legislatura ostica ad un progetto di legge e farlo approvare ad una popolazione apateteica e ignava imbonita da una campagna a tappeto. A differenza dell’iter legislativo una campagna referendaria ti permette di impiegare  un battage di spot eventualmente disinformativi, fare leva sulle paure diffuse della gente e un uso spregiudicato della “semplificazione tendenziosa” per indurre un numero sufficente di elettori al proprio mulino. E’ il trionfo del populismo  sul processo politico, specialmente considerando che basta la maggioranza semplice di qualunque esigua affluenza alle urne – e visto il cronico astensionismo che vige da queste parti, una minima percentuale motivata da una campagna ben finanziata puo’ bastare – metti il 9% degli aventi diritto. A questo modo sono state introdotte leggi come il congelamento delle tasse di proprieta’ e l’ergastolo obbligatorio dopo tre condanne anche per reati minori (3 strikes) tutto nel nome della “narrativa: del popolo sovrano. Quest’anno c’e’ il referendum per finanziare le scuole con una tassa “autoimposta” (l’unico modo per alzare le tasse ormai e’ infatti il furor di popolo). Poi c’e’ da abolire la pena di morte, che non sarebbe male,  etichettare i cibi contenenti OGM e un referendum che limita i contributi politici dei sindacati (dato che e’ finanziato dal partito repubbicano). Invece del dibattito sui complessi  temi c’e’ il solito fuoco incrociato degli spot di 30 secondi cosicche’ l’esito in gnerale assomiglia ai risultati di una lotteria, sia per i massimi sistemi  che per le minuzie piu’ localistiche. A questo proposito, io sono favorevole all’imposizione della tassa  di mezzo centesimo sui consumi per le migliorie alla viabilita’.  Ma non riesco a decidere sulla normativa che imporrebbe l’uso obbligatorio di preservativi agli attori della locale industria pornografica – mi sa che lascio decidere alla saggezza erotica del popolo.

Volantino contro i preservativi obbligatori
  • gloria monti, ph.d.

    rispondo e commento dalla contea delle arance (orange county), patria di nixon e disneyland, sottostante los angeles. spedire il voto per posta è un errore, considerando i brogli elettorali che potrebbero (voglio essere ottimista) decidere di queste elezioni. questi non sono momenti da servizio in camera — saresti dovuto andare al distretto e consegnare il tuo voto di persona.

    invece di contestare l’idea del voto popolare, in quanto attualmente gestito in maniera demagogica (sono d’accordo su questo), bisognerebbe impegnarsi affinchè l’elettorato sia informato su cio che voterà. phone banking? canvassing? esci dalla torre eburnea dell’armchair marxism, my comrade.

  • gloria monti, ph.d.

    rispondo e commento dalla contea delle arance (orange county), patria di nixon e disneyland, sottostante los angeles. spedire il voto per posta è un errore, considerando i brogli elettorali che potrebbero (voglio essere ottimista) decidere di queste elezioni. questi non sono momenti da servizio in camera — saresti dovuto andare al distretto e consegnare il tuo voto di persona.

    invece di contestare l’idea del voto popolare, in quanto attualmente gestito in maniera demagogica (sono d’accordo su questo), bisognerebbe impegnarsi affinchè l’elettorato sia informato su cio che voterà. phone banking? canvassing? esci dalla torre eburnea dell’armchair marxism, comrade.