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losangelista

California: contestatori alla sbarra

protesta a favore degli 11 imbavagliati

Un anno fa, durante il bombardamento di Gaza, l’ambasciatore di Israele negli Stati Uniti, Michael Oren e’ stato invitato a tenere un discorso sul campus dell’universita’ di California  a Irvine, a sud di Los Angeles. A sentirlo c’erano un centinaio di persone e una dozzina di studenti appartenenti all’unione studentesca musulmana  che uno ad uno si sono alzati dal pubblico e hanno urlato la propria protesta contro la presenza dell’ambasciatore  e la sanguinosa campagna di repressione a Gaza. Espulsi  dall’auditorio i giovani sono stati puniti con sanzioni  disciplinari dall’universita’ che ha anche “sospeso” l’unione musulmana dai gruppi ufficialmente riconosciuti. Ora a un anno di distanza il procuratore di Orange County la cui giurisdizione comprende l’universita’, ha deciso di perseguire una punizione “esemplare” per gli studenti rinviandoli a giudizio penale.

I ragazzi saranno processati per “disturbo di assemblea” e se condannati rischiano pesanti multe e 6 mesi di prigione. Secondo il procuratore Tony Rackauckas l’istruttoria contro gli “Irvine 11” – cosi’ sono stati battezzati i giovani, in un riferimento ai famosi Chicago 10 procesati agli albori del movimento Yippie –   servirebbe a “dare un esempio contro l’anarchia” mentre, sempre secondo Rackauckas  non avrebbe nulla  a che vedere con la repressione della liberta’ di espressione e il sempre invocato primo emendamento della costituzione americana che la garantisce assieme alla liberta’ di culto, presumibilmente anche nelle sue forme piu’ “sconvenienti”. Ma Rackauckas considera invece che debba essere l’autorita’ giudiziaria a decidere le forme e il galateo del dissenso soprattutto quando questo e’ sconvenientemente islamico. Una protesta identica  nelle modalita’,  condotta da un gruppo di pacifisti israeliani pochi mesi prima durante un discorso di Benjamin Netanyahu a New Orleans non ha per esempio provocato alcuna azione penale come sottolineato dagli stessi attivisti della Jewish Voice for Peace che hanno mandato al procuratore californiano una petizione con 5000 firme chiedendo di essere giudicati anche loro. Alla foga del giustiziere di Oramge County fa eco l’analogo entusiasmo antilibertario del collega Carmen Trutanich che vorrebbe istituire un analoga tolleranza zero a Los Angeles. “Il diritto a protestare non comprende il diritto all’illegalita’” ha dichiarato il giurista vendicatore, annunciando di voler processare  chi infrange la legge nel corso di proteste politiche con un riguardo speciale per quelli che ha definito “contestatori professionisti” – ovvero chi partecipa a piu’ di quattro manifestazioni l’anno. Secondo Trutanich, fautore del “numero chiuso” della contestazione,   blocchi del traffico e altre proteste “non autorizzate” provocano ingenti costi che vorrebbe recuperare dagli stessi manifestanti. In verita;’ gli esborsi che di solito gravano maggiormente sui bilanci cittadini  sono i danni regolarmente ripagati alle vittime del famigerato “entusiasmo” della polizia e dei loro manganelli. (Prima del G8 di Genova, ricordiamolo,  la polizia italiana ricorse proprio al know-how del LAPD per una consulenza in “tecniche di ordine pubblico”  e la creazione del nucleo sperimentale antisommossa ).

  • Marya

    Por favor: Irvine11.com