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losangelista

By The People

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Trasmesso dala HBO nell’anniversario dell’elezione, By The People: The Election of Barack Obama di Amy Rice e Alicia Sams dovrebbe essere un documentario verite’ ricalcato sul War Room di D.A.  Pennebaker su Clinton o Journeys with George (su Bush) di Alexandra Pelosi;  una finestra sugli ingranaggi di una campagna politica americana, in questo caso quella di un semi-sconsociuto senatore dell’illinois, sulla sua candidatura e meteorica ascesa fino alla storica elezione dell’anno scorso. In realta’ le troupe di Edward Norton (l’attore) che ha prodotto il documentario hanno cominciato a seguire Obama gia’ nel 2005 pensando ad un ritratto a lunga scadenza dell’allora  “junior senator” del Illinois che sembrava papabile per una corsa alla casa bianca nel 2012. Quando venne presa la decisione di anticipare al 2008 l’obiettivo presidenziale i consiglieri del neocandidato cercarono subito, secondo Norton, di estromettere le telecamere da dietro le quinte ma lo stesso Obama volle che restassero. Il risultato e’ il doc andato in onda ieri, un operazione che ha goduto di evidente straodinario full-access durante tutta l’interminabile stagione delle primarie, i primi successi in Iowa, la grande sfida con Hillary, le crisi (quella del reverendoWright e quella di Bill Ayers), l’investitura della convention, la campagna contro McCain, i dibattiti,  fino al trionfo di novembre. Le registe ce la mettono tutta per montare gli “sporchi”, i momenti anche imbarazzanti, le papere, l’occasionale bestemmia di un collaboratore, ma alla fine non riescono a conferire al tutto una patina che non sia agiografica, un lungo encomio della figura centrale che sembra brillare di luce propria –assicurando quindi nuove polemiche sulla prematura canonizzazione del presidente-star, come ama deriderlo la destra. Le parti piu’ interssanti sono quando l’obbiettivo si gira sugli altri, i consiglieri (Robert Gibbs stratega della prima ora, David Plouffe, architetto della campagna internet e David Axelrod il consulente assurto a senior advisor) che pianificano ogni mossa del candidato, Jon Favreau, lo speech writer ventisettenne autore di gran parte dei famosi discorsi (e se c’e una cosa davvero strabiliante – anche per noi che li avevamo visti in azione all’epoca – e’ l’incredibile gioventu’ dei volontari che circondano Obama, un esercito di ragazzi poco piu’ che liceali che furono il vero motore della campagna). E’ l’effetto che la candidatura di Obama fa sui loro volti la cosa piu’ interessante di questo ritratto di un politico capace di entusiasmare  la gente,  di far si che che gli proiettino addosso tutte le proprie speranze. In questi giorni i retroscena della campagan sono racontati anche in The Audacity to Win: The Inside Story and Lessons of Barack Obama’s Historic Victory, memoria appunto di David Plouffe che come By The People ha l’effetto collaterale di far risaltare la differenza fra l’entusiasmo e l’ottimismo di quella campagna ormai lontana e il feeling assai diverso  che si e’ diffuso oggi fra i progressisti che avevano sperato forse troppo e che dopo l’audacia di vincere si sono ritrovati con quella che Arianna Huffington ha chiamato la “timidezza di governare”. Una inequivocabile sensazione di nostalgia.