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FranciaEuropa

Burqa: proibizione generale a rischio incostituzionalità

Sarkozy vuole una legge sul burqa.  La sconfitta dell’Ump alle regionali ha spinto il primo ministro, François Fillon, ad accelerare i tempi della discussione di un testo di legge, richiesto con insistenza dal capogruppo Ump all’Assemblea, Jean-François Copé (personalità che sogna di rappresentare un’alternativa, a destra, a Sarkozy in vista delle presidenziali). Fillon, di fronte ai parlamentari Ump, ha detto lunedi’ 29 marzo che il progetto di legge che il governo si prepara a presentare “andrà il più lontano possibile sulla strada della proibizione generale nel rispetto dei principi generali del diritto”.

Il rigetto del burqa è condiviso in Francia da tutte le forze politiche. C’è stata una missione parlamantare, lo scorso inverno, presieduta dal comunista André Gerin, che ha stabilito la necessità di “lottare” contro l’ideologia che sta dietro il burqa: il salafismo, una corrente rigorista dell’islam, che si sta sviluppando nel paese, soprattutto nei quartieri difficili. Ma la popolazione si interessa poco al burqa. Il fenomeno, difatti, resta molto marginale: secondo dei dati rilevati dai servizi, pare che le donne che portano il velo integrale (soprattutto il niqab) non siano più di 2mila in tutta la Francia.

Il governo, per evitare di redarre una legge a rischio di incostituzionalità, ha chiesto un parere al Consiglio di stato. Che suggerisce prudenza. Una legge di proibizione generale e assoluta del velo integrale in Francia andrebbe incontro a “seri rischi” di incostituzionalità, affermano i Saggi in un Rapporto consegnato oggi al primo ministro. Una legge di proibizione del burqa non potrà invocare il principio di laicità, poiché questo principio vale per le istituzioni, non per gli individui (fatta eccezione per la scuola, dove anche gli allievi non devono manifestare in modo ostentatorio le rispettive appartenenze religiose). Una legge basata sul principio della protezione della dignità della persona umana rischia di venire contestata, perché in contraddizione con il “principio di autonomia personale”. Cosi’, il Consiglio di stato consiglia di fare una legge molto precisa e circoscritta. Già esistono in Francia vari testi di legge che proibiscono “la dissimulazione del volto”: la legge dovrà riunirli e precisare i luoghi dove la proibizione avrà luogo. I servizi pubblici, per esempio, dai comuni ai tribunali, passando per gli ospedali, i seggi elettorali o quando si vanno a prendere i bambini a scuola: sono tutti casi in cui è necessario verificare l’identità della persona. La proibizione potrebbe essere estesa ai cinema, perché ci deve essere la possibilità di valutare e controllare l’età, per i film proibiti ai minori (la cosa vale anche per i negozi dove si vendono alcolici). Più difficile, sottolineano i saggi, sarà giustificare la proibizione del velo integrale sui trasporti pubblici. In questo caso, l’unica possibilità è invocare i rischi per l’ordine pubblico, le questioni di sicurezza, come nel caso delle gioiellerie e delle banche, degli incontri sportivi e delle conferenze internazionali. I saggi suggeriscono poi di punire chi contravviene, prima con “un’ingiunzione di mediazione sociale” e solo in seguito, se i consigli non vengono seguiti, con una multa. L’obiettivo, ricorda il Consiglio di stato, è “di arrivare a un processo di estinzione del fenomeno, come si è prodotto negli istituti scolastici con la legge del 2004” che aveva bandito il velo islamico dalle aule. Evitando cosi’ un’inutile stigmatizzazione della comunità musulmana, che, pur non difendendo il burqa in Francia, ha preso la prospettiva di una legge come un nuovo episodio di esclusione. Il Consiglio di stato suggerisce invece carcere e multe salate per chi istiga o obbliga una donna a portare il velo integrale.