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FranciaEuropa

Burqa: primo voto all’Assemblea

I deputati votano oggi su una proposta di “risoluzione”, che non è vincolante perché non è una legge, presentata dall’Ump, il partito di maggioranza, sul “rispetto dei valori republicani”. Si tratta del primo passo verso la legge di proibizione generale del velo integrale in tutto lo spazio pubblico in Francia, che sarà presentata il 19 maggio e poi discussa e votata dal parlamento entro settembre. Il Ps ha deciso di votare a favore della “risoluzione”, ma è diviso sulla legge. Solo pochi deputati socialisti (Manuel Valls e Aurélie Filippetti) voteranno anche la legge di proibizione generale. La maggioranza dei socialisti, invece, si opporrà. Il Pcf, fatta eccezione per André Gerin, che era stato alla testa della missione sul burqa,  preferisce, come i verdi, non partecipare al voto già sulla “risoluzione”, perché giudica la discussione un diversivo in questo periodo di crisi, dove ben altri problemi attanagliano la Francia, mentre il governo perde tempo su un problema marginale (meno di 2mila donne porterebbero il niqab in Francia attualmente).

La segretaria del Ps, Martine Aubry, ha incontrato il primo ministro, François Fillon, per ribadire le perplessità del Ps: “pensiamo che proibire il velo integrale in tutto lo spazio pubblico non sarà operativo – ha commentato – rischia di essere stigmatizzante e soprattutto inefficace, poiché totalmente inapplicato”. Per Aubry, c’è il rischio di colpire la “credibilità della repubblica” votando una legge inapplicabile. Il Ps ha deciso di presentare una proposta di legge alternativa. Che prevede una proibizione mirata, “nel quadro dei servizi pubblici, ogni volta che il rilascio di prestazioni sia condizionato al riconoscimento dell’identità e dell’età dei beneficiari”, e anche nei negozi “particolarmente esposti a rischi per la sicurezza”, come aveva suggerito il Consiglio di stato, che aveva messo in guardia il governo e il presidente Sarkozy dal presentare un progetto di legge che avrebbe poi potuto essere dichiarato incostituzionale (contrario alle libertà fondamentali). 

La “risoluzione” dell’Ump, che solleva un ampio consenso, ribadisce i “valori repubblicani”, le parole liberté, égalité e fraternité sono ripetute, mentre i riferimenti al velo integrale sono sfumati. Dopo il Belgio, sull’onda della discusisone francese anche la Svizzera riflette alla proibizione del velo integrale. Nel paese che ha bandito i minareti con un referendum lo scorso novembre, la ministra della giustizia, Eveline Widner-Schlumpf, pensa pero’ agli affari: ha proposto, nel caso venga proibito il burqa, un’eccezione per le “turiste”, che vengono dai paesi del Golfo e spendono allegramente nei negozi di lusso di Ginevra e Zurigo. In Svizzera, su 7,5 milioni di abitanti, vivono circa 400mila musulmani e le donne con il velo integrale non sarebbero più di qualche decina. In Francia, il Cfcm (Consiglio francese del culto musulmano) avrebbe “preferito che la risoluzione riguardasse tutti gli integralismi” e che i deputati non si fossero concentrati “solo su questo fenomeno marginale”.

  La legge che sarà preentata il 19 maggio prevede una multa di 150 euro per chi è sorpreso ad indossare burqa o niqab e  fino a un anno di carcere e 150mila euro di multa per chi obbliga una donna a portare il velo integrale. La nuova legge dovrebbe contenere anche un approccio “pedagogico” per convincere le adepte di questo abito a cambiare idea.