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Haka!

Buona la prima, adesso serve la seconda

La prima giornata del Sei Nazioni ha visto le vittorie di Francia, Galles e Irlanda rispettivamente su Inghilterra, Italia e Scozia. Ma soltanto il match di domenica a Dublino non ha lasciato dubbi sul valore delle squadre in campo. Se l’Irlanda ha dominato il suo avversario, soprattutto nel secondo tempo, la Francia ha invece rischiato di perdere la sfida con gli inglesi: dopo aver chiuso la prima parte di gara avanti 16-8, i coqs hanno poi subito il ritorno inglese e soltanto a quattro minuti dalla fine hanno raddrizzato, grazie a una meta di Gael Fickou, le sorti di un match che sembrava ormai segnato. Quanto ai gallesi, il successo in casa sugli azzurri è stato assai sofferto: a dispetto dei pronostici della vigilia, la brillantezza del gioco dei dragoni non si è mai vista se non in occasione della seconda meta di Scott Williams. I prossimi impegni diranno se quello dei gallesi è un appannamento momentaneo dopo due edizioni vinte, o se invece le polemiche che stanno contrapponendo le quattro franchigie e la federazione stanno effettivamente minando le basi di una squadra che tutti davano per favorita. Intanto sabato prossimo il Galles sarà a Dublino per incontrarvi proprio l’Irlanda in un match che dovrà chiarire le ambizioni  di entrambe.

La bellezza del Sei Nazioni è anche questa: nulla è mai scontato e se un anno ti ritrovi all’inferno, quello dopo puoi lottare per il titolo. Sarà così per Francia e Irlanda, rispettivamente ultima e penultima nel 2013? Lo scopriremo  già il prossimo weekend. I ramarroni verdi hanno messo in mostra un buon pack, la solita aggressività nei raggruppamenti e un sostanziale dominio territoriale. Brian O’Driscoll, giunto alla sua ultima stagione (grazie, BOD, per tutto quel che ci hai fatto vedere in questi quindici anni…) ha dato ancora una volta brillantezza al gioco irlandese; Cian Healy ha impressionato per qualità e sostanza; Jonathan Sexton ha confermato di aver meritato la maglia di titolare con i Lions nel tour australiano. Resta da vedere fino a che punto le molte assenze (Sean O’Brien e Tony Bowe su tutti) peseranno nel proseguo del torneo.

La Francia resta un enigma. Quando le cose girano per il verso giusto il suo gioco è sempre piacevole, ma se la temperatura del match sale e se gli avversari aumentano ritmo e pressione, allora le cose si complicano molto per la squadra di Pilippe Saint-André. Verrebbe da dire che il campionato più ricco del mondo non è finora in grado di garantire altrettanta ricchezza di soluzioni alla sua nazionale. Colpa dei troppi stranieri? E’ un’antica questione che chi segue il calcio conosce fin troppo bene. Certo è che un ruolo tanto decisivo quanto quello di mediano di apertura continua a essere uno dei grandi quesiti da risolvere per la squadra francese. Sabato contro l’Inghilterra si è visto dal primo minuto il giovane esordiente Jules Plisson (che nel suo club, lo Stade Français, deve vedersela con la concorrenza di Morné Steyn), praticamente svanito dal campo non appena  gli inglesi hanno cominciato ad alzare il ritmo (in realtà non l’hanno mai abbassato). L’alternativa a Plisson è François Trinh-Duc , che sabato non è neppure andato in panchina. Altre possibilità? Poche. Nel Racing il ruolo è coperto da due stranieri, Sexton e Hernandez; nel Tolone c’è Michalak, ma prima di lui c’è sua maestà Jonny Wilkinson; a Tolosa il ruolo è in condominio tra il “vecchio” Beauxis e Luke McAllister.   

L’Inghilterra ha fallito la prima chiamata ma ha mandato in campo una squadra piena di giovani promesse e con molti margini di miglioramento. L’anno scorso il XV della rosa sembrava avviato a una marcia trionfale ma fu distrutto dai gallesi nell’ultimo match. Con alle porte (autunno 2015) un mondiale da disputare in casa, Stuart Lancaster ha deciso di attrezzarsi per il medio periodo e di preparare una squadra in grado di ben figurare nella rassegna iridata, e dunque spazio ai vari Burrell, May, Nowell. Il gioco è quello che ben conosciamo: mischia solidissima, pressione costante, due passaggi e impatto per sgretolare le difese avversarie. Con i francesi ha quasi funzionato. Sabato c’è la Scozia a Murrayfield  (in palio la Calcutta Cup) ed è una sfida che gli inglesi non possono in alcun modo, altrimenti saranno guai.

La Scozia è la grande delusione di questa prima giornata. L’anno scorso chiuse al terzo posto, quest’anno sembra tornata nel grigiore di qualche stagione fa. Poche soluzioni, scarsa solidità nei raggruppamenti, una mediana priva di fantasia (soprattutto nell’apertura Duncan Weir) che non è mai riuscita a mettere i suoi trequarti nelle condizioni di far male. Tra tre settimane sarà a Roma contro gli azzurri.

Infine l’Italia. Del match di Cardiff si è detto tutto il bene possibile. Il problema, come sempre, è confermare quel (molto) di buono che si è visto. Gli azzurri ci hanno abituato a ottime prestazioni cui seguono regolarmente piccoli disastri: mai viste quattro partite consecutive giocate come cristo comanda. Domenica c’è la Francia a Parigi ed è un buon banco di prova. Loro, i francesi, hanno il dente avvelenato con noi perché le ultime due volte che sono scesi a Roma sono stati sconfitti. Sono forti ma non imbattibili, soprattutto se riusciremo a mettere pressione sulla loro cabina di regia e se la difesa sarà concentrata e agguerrita come a Cardiff. Michele Campagnaro dovrà dimenticarsi di tutte le lodi ricevute dopo le due mete ai gallesi e così i suoi giovani compagni della trequarti. Tommaso Allan deve acquisire più tranquillità quando è chiamato a calciare dalla piazzola; Edoardo Gori deve imparare a eseguire meglio i calcetti a scavalcare; Luke McLean confermare i progressi nei calci tattici. La nostra prima linea prima o poi dovrà fare i conti con le nuove regole per le mischie chiuse (maluccio contro il Galles) e la touche ripetere le buone percentuali (90%) di sabato scorso. La terza linea, infine, sopportare la fatica e l’usura degli anni (età media 31,3), ma Brunel può contare sulle forze fresche di Minto e Furno. In bocca al lupo.