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Buon compleanno giovane manifesto

Buon compleanno, giovane manifesto. La «liquidazione» non è un pranzo di gala, un ricamo o una festa letteraria… Il momento in cui si tira il bilancio finanziario della nostra storia è anche quello che disegna il suo futuro.

Il primo anniversario con l’incubo del fallimento non cancella la lunga «storia d’amore» del giornale e dei suoi lettori. Le copie in edicola sono aumentate del 15% e gli abbonamenti del 35%. Ma la nostra crisi resta: o è un nuovo inizio o sarà definitiva.

A ben vedere oggi non è il quarantunesimo compleanno del manifesto ma il primo.

Dall’inizio di febbraio questo giornale fondato il 28 aprile 1971 è in liquidazione coatta amministrativa. Da quasi cento giorni fa i conti con i debiti del suo glorioso passato ed è governato da una «troika» di commissari governativi che hanno il compito di traghettarlo nelle acque torbide dell’era dopo cristo.

In tutta Europa vengono cancellati decenni (secoli) di diritti, storia e democrazia sull’altare della compatibilità finanziaria e del gradimento dei mercati. Anche per noi – più fragili di altri perché senza padroni se non noi stessi – è il momento di chiudere col passato. Senza dimenticare però da dove veniamo o sapere cosa facciamo, perché e con chi. Domande giornalistiche, certo. Ma soprattutto politiche.

Da soli non ce la facciamo. Non ce l’abbiamo mai fatta. Se siamo qui, oggi, è soprattutto grazie a voi e ai nostri collaboratori. Dall’inizio della campagna «senza fine» le copie sono aumentate del 15% in un panorama editoriale in cui scendono per tutti (-2,9%). La media delle vendite per ora è stabile sopra le 16mila copie in edicola e a marzo era vicina alle 19mila.

Può suonare paradossale ai custodi del mercato ma da quando è stata annunciata la liquidazione sono stati attivati 250 nuovi abbonamenti singoli. Senza contare il web e i vecchi abbonati, la diffusione del giornale è prossima alla soglia psicologica delle 20mila copie.

Ma lo «spread» con la realtà è ancora a nostro sfavore. In queste settimane stiamo discutendo con sindacati e ministeri interessati (Welfare e Sviluppo) gli ammortizzatori sociali per un taglio durissimo di 40 posti di lavoro su 70 tra giornalisti e poligrafici. Dovete sapere bene, inoltre, che da febbraio a oggi tutto ciò che avete letto sul manifesto e i suoi allegati, sul sito o sui social network, è stato scritto, impaginato e prodotto gratuitamente (nonostante i forti crediti pregressi) da noi e dai nostri straordinari collaboratori.

In questi giorni abbiamo organizzato insieme a voi centinaia di assemblee, cene, eventi, dibattiti, meeting in tutte le parti d’Italia. Dalla Sardegna al Friuli, dalla Sicilia a Bolzano.

Prima la sottoscrizione «garibaldina» lanciata da Valentino, poi la scommessa tutta politica di promuovere gli abbonamenti a un giornale perennemente a rischio infarto, infine la diffusione militante nelle piazze e nelle scuole di molte città italiane.

Dispiace constatarlo, ma la maggior parte del mondo dell’informazione – al di là della solidarietà di molti e dell’attenzione di alcuni – non è sembrata interessata a raccontare questa straordinaria storia di resistenza collettiva, politica e giornalistica.

Ci amareggia ma non ci stupisce. Finché potremo, i «coccodrilli» sul «quotidiano comunista» potranno restare nei cassetti delle redazioni. Nelle scorse settimane il manifesto è uscito dalla darsena della liquidazione coatta senza sapere se si tratterà o no dell’ultimo viaggio. Come un antico veliero addobbato a gran pavese.

Tutte le vecchie e le nuove bandiere – da Don De Lillo a Dustin Hoffman, per citare soltanto due «lettori» d’eccezione – si sono strette attorno al giornale per scongiurarne la fine. Come ha scritto la nostra amatissima Carla Casalini per il 35ennale di sei anni fa, «detta molto sobriamente, il manifesto è una storia d’amore». Un incontro tra diversi che si rinnova ogni giorno.

E’ chiaro a chiunque che senza budget né certezze, senza un orizzonte collettivo né timone, nemmeno la più temprata delle navi può viaggiare in eterno. La crisi del manifesto o è definitiva o è costituente. O è un nuovo inizio o sarà la fine – più nobile possibile, ci siamo ripromessi – della sua storia ultradecennale. Perciò oggi celebriamo insieme a voi il capodanno di una nuova storia. Quanto durerà, è nelle mani di chi ama queste pagine, di chi le sfoglia e di chi le scrive.

dal manifesto del 28 aprile 2012