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Brucia il Da Vinci: Los Angeles gioisce

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Se non è stato un incendio doloso – cosa non esclusa dai vigili del fuoco – l’impressionate rogo che ha divorato un gigantesco cantiere a Downtown LA è allora stato un rigetto fisiologico, la reazione “immunitaria” della città contro l’ennesima obbrobrio architettonico perpetrato da una famigerato palazzinaro responsabile per una decina di megacomprensori in stile “neo-tuscan” che nell’ultimo decennio hanno cinto il centro civico. Geoff Palmer è il costruttore responsabile per le ermetiche “fortezze medicee” spuntate come funghi negli ultimi anni;. All’interno del “medici”, il “Lorenzo” il “Visconti”, “l’Orsini” e gli altri giganteschi edifici dai nomi ugualmente altisonanti, ci sono tutti i comfort della vita del professionista rampante: il concierge, la palestra, il tennis al coperto, piscine, cortili con hot spot wifi, campi da beach volley e golf virtuale. Intanto le mura esterne sono invece come impregnabili – contrafforti sulla pubblica via, l’incarnazione architettonica della privatizzazione totale dello spazio urbano. Di recente Palmer era stato querelato dal comune che gli aveva contestato i pontili apposti fra un edificio e l’altro per permettere ai residenti di spostarsi senza dovere mettere piede in strada ed essere importunati dai cittadini “normali”, compresi i numerosi senzatetto della zona. (Me n’ero occupato qui per Alias). Per tutto questo Palmer e le sue mostruosità “toscane” – si sono guadagnate una universale antipatia. La distruzione del “Da Vinci” bruciato ieri non è quindi certo spiaciuta a molti.

Una "fortezza toscana" di LA

Una “fortezza toscana” di LA