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Anziparla

Breve storia dello sciopero del sesso

sciopero sesso 2

Le donne di Barbacaos, nel sud-ovest della Colombia, hanno deciso di iniziare uno sciopero del sesso fino a quando le loro richieste non saranno soddisfatte. Fanno parte del “Crossed legs movement” (il movimento delle gambe incrociate) e chiedono che le strade per raggiungere il paese vengano asfaltate e rese più sicure (si impiegano anche 14 ore per raggiungere la città più vicina). Si tratta, per loro, già della seconda volta: nel 2011, compresa la giudice Marybell Silva, avevano scelto questa forma di protesta e l’avevano portata avanti per tre mesi e 19 giorni dopo che una giovane donna che stava per partorire con alcune complicazioni è morta con il bambino che portava in grembo perché l’ambulanza sulla quale si trovava era rimasta bloccata sulla strada senza riuscire a raggiungere in tempo un ospedale.

La portavoce dell’iniziativa, Rubino Quinonez ha spiegato: «Perché far venire al mondo i bambini, quando non possiamo neanche offrire loro i più elementari diritti? Abbiamo deciso di smettere di fare sesso e di smettere di avere dei figli fino a quando lo Stato non manterrà le sue promesse». Nonostante le numerose proteste e persino uno sciopero della fame, nessuno aveva dato a questa storia la dovuta attenzione fino a quando l’idea di uno sciopero del sesso aveva fatto loro guadagnare molto spazio nei media del mondo. Il governo aveva allora promesso dei fondi (21 milioni di dollari) per sistemare una prima parte della strada che collega il paese alle città più vicine. Promessa che, però, non è stata oggi pienamente mantenuta.

Il primo a raccontare uno sciopero del sesso fu Aristofane nella Lisistrata, una donna di Atene che propone alle compagne  della città di indire uno sciopero del sesso poiché gli uomini  impegnati nelle battaglie della guerra del Peloponneso, non si occupavano più delle loro famiglie. Vi sono altri esempi, fuor di commedia. Sempre in Colombia, nel 1997, il capo militare del paese si era appellato alle mogli dei guerriglieri e dei signori della droga perché smettessero di fare sesso. Nel 2006 , le mogli e le fidanzate dei membri di alcune bande nella città di Pereira avevano fatto lo stesso, per mettere fine alle continue violenze. Con lo stesso obiettivo, nel 2011 nell’isola di Mindanao nelle Filippine, un gruppo di donne è riuscito con successo a risolvere le rivalità tra alcuni clan.

L’esempio più conosciuto e recente di uno sciopero del sesso è quello di Women of Liberia mass action for peace, il movimento pacifista che nel 2003 contribuì a mettere fine a una guerra civile che durava da quattordici anni e ad aprire la strada all’’elezione della prima donna presidente di un Paese africano, Ellen Johnson Sirleaf. Quella pratica fu però più o meno pubblicamente sconfessata dalla sua ispiratrice, Leymah Gbowee Premio Nobel per la pace nel 2011 con la motivazione: “per la sua battaglia non violenta a favore della sicurezza delle donne e del loro diritto alla piena partecipazione nell’opera di costruzione della pace”. O meglio: Gbowee ha messo in dubbio la sola efficacia dello sciopero del sesso rispetto ad altre azioni dirette che le donne della Liberia misero in pratica: manifestazioni di massa e sit-in. Nella sua biografia ha scritto che dopo un mese di sciopero non vi furono molte ripercussioni pratiche, ma spiega anche che quella pratica fu estremamente preziosa per attirare l’attenzione dei mezzi di comunicazione internazionali: «Quando l’idea di uno sciopero del sesso venne proposta alle donne che con me lottavano per la pace, loro risero. Eppure io pensai: come donne, avete il potere di negare a un uomo qualcosa che lui vuole, fino a quando anche tutti gli altri uomini smetteranno di fare quello che stanno facendo».

Se c’è qualcosa che queste storie possono raccontare è che questa pratica raramente raggiunge l’obiettivo, a meno che non sia quello di stimolare l’attenzione dei media. C’è poi una questione tutta simbolica e non meno importante: lo sciopero del sesso come scelta da parte delle donne, evidenzia e in qualche modo asseconda una dinamica di potere tutta maschile, la solita: che fa pensare le donne abbiano ben poco altro – oltre il loro corpo – da offrire o sottrarre, a seconda dei casi.