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Quinto Stato

Breve e infelice esistenza del bonus maturità

scuola

Il consiglio dei ministri ha abolito il «bonus maturità» dal 2013. Dopo averlo riformato già una volta in poco più di cento giorni, il governo ne ha riconosciuto la «difficile applicazione» e il rischio di «introdurre iniquità» tra gli studenti. Tutto questo è avvenuto mentre erano ancora in corso i test di ammissione alle facoltà a numero chiuso. Nel fine settimana il ministro dell’Istruzione Carrozza sembrava avere annunciato l’abolizione del bonus dal 2014. Il rischio di 115 mila ricorsi al Tar, tanti sono gli studenti alla prova dei test, ha imposto una decisione più radicale. Il mostro è stato però solo sedato e si risveglierà ad aprile 2014 quando i maturandi saranno le cavie di un singolare esperimento: il test per l’accesso alle facoltà a numero chiuso (medicina, veterinaria, architettura, odiontoiatria ecc.) si terrà prima dell’esame di maturità. Il rischio è ora quello di smarrire il senso di questo esame, rovesciando l’attuale organizzazione degli studi.

In attesa di altre retromarce, la squadra della «meritocrazia» al governo ha capito che il bonus maturità avrebbe penalizzato i licei, cioè le teoriche «fucine» delle classi dirigenti e professionali, a favore degli studenti degli istituti professionali. Poteva essere una misura di «affirmative action» involontaria, ma è stato solo un errore corretto di corsa. Il ministro Carrozza ha tuttavia annunciato la «valorizzazione del curriculum scolastico degli studenti medi». Lo ha fatto anche per evitare di sciogliere la commissione che avrebbe dovuto «riformare» il bonus maturità appena abolito. Tutto cambia sotto il cielo delle larghe intese tranne l’idea del numero chiuso presente nel 57% dei corsi di laurea, secondo le stime degli studenti della Rete della Conoscenza.

L’abolizione del «bonus maturità» rischia di produrre una serie, non ancora quantificabile, di ricorsi anche da parte delle famiglie che hanno pagato i corsi preparatori ai test nelle facoltà a numero chiuso. Il Condacons, ad esempio, ne ha annunciato uno al Tar del Lazio. Nelle ultime ore si sono moltiplicate le testimonianze di disappunto, o di vera e propria indignazione, tra chi si è preparato a lungo per ottenere un buon voto all’esame di maturità, pensando che servisse a garantire una posizione nelle graduatorie di accesso alla facoltà di medicina, di odontoiatria, di architettura o di veterinaria.

È il caso di Antonella, una madre bresciana intervenuta nella trasmissione Salvadanaio condotta da Debora Rosciani su Radio 24: «Sono allibita – ha detto – il ministro dell’Istruzione Carrozza a giugno ha spostato il test da luglio a settembre mentre le famiglie si sono preparate, con corsi privati, per sostenere questi test a medicina. Mia figlia ha studiato durante l’esame di maturità. L’abolizione del bonus è stata la ciliegina sulla torta. Questo non è un paese normale, siamo al terzo mondo studentesco». «Vuole sapere cosa ha speso la mia famiglia? – ha continuato – Mia figlia ha fatto il corso di Alpha Test, quello più economico, e abbiamo pagato 1150 euro. Quando il ministro Carrozza ha spostato la data del test, l’Alpha Test ci ha chiesto l’integrazione di 50 euro in più. Faremo ricorso sicuramente, noi come tante altre persone».

Il ministro dell’Istruzione Carrozza non ha preso bene queste, ed altre notizie insistenti sui ricorsi in arrivo. «Una brutta abitudine italiana – ha detto – Ci sono persone che pensano sempre a come fare ricorso. Non deve essere lo standard che ci si rivolge alla giustizia perché si perde un concorso».

Il problema è che i test non sono «concorsi» e gli eventuali ricorsi sono il prodotto dell’ondivaga politica governativa.

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