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FranciaEuropa

Braccio di ferro all’università

Boulevard Saint Michel bloccato e l’asfalto coperto di sabbia, mentre sfilavano alcune migliaia di persone, tra ricercatori e studenti, dietro lo striscione « Assieme, dalla materna all’insegnamento superiore e la ricerca ». Degli studenti allarmati : « Repubblica, stanno uccidendo la tua scuola, la tua università, la ricerca ». I ricercatori francesi non cedono. La protesta è ormai entrata nella decima settimana. Un mese e mezzo di manifestazioni, ma anche di corsi per strada, di letture pubbliche, di iniziative di vario genere, come la ronda continua di fronte all’Hotel de Ville a Parigi (ma anche l’attenzione verso gli studenti, con lezioni e programmi svolti via Internet), per chiedere una vera concertazione e rifiutare l’imposizione dall’alto di una riforma che viene vissuta dai diretti interessati come una scelta al ribasso, piegata al mercato.

La radicalizzazione prende piede, da una parte e dall’altra. La ministra della ricerca, Valérie Pécresse, allarma l’opinione pubblica : se i corsi non riprendono regolarmente dopo le vacanze di Pasqua e non vengono recuperate integralmente le ore perse, il semestre sarà annullato. Una minaccia pesante, che mira a spaccare il fronte dell’opposizione. Gli studenti borsisti, difatti, saranno i più penalizzatio se non potranno convalidare il semestre. Nicolas Sarkozy getta olio sul fuoco e afferma che la legge sull’autonomia delle università (agosto 2007) non si tocca. Pécresse riscrive la riforma sullo statuto dei ricercatori-insegnanti e sul master obbligatorio per diventare insegnante, ma cambia la forma e non la sostanza. Il movimento tiene duro e si indurisce. Chiede il ritiro delle riforme fatte in fretta per poter discutere con calma. Gli oppositori vogliono « vedere » il bluff di Sarkozy, che, dopo aver disprezzato pubblicamente i « ricercatori che cercano ma non trovano niente » oggi li definisce « gente fantastica ». Il movimento non è contro una riforma, ma vuole un miglioramento, non una vendita sottobanco al mercato (con relativo abbandono degli insegnamenti che non interessano direttamente le imprese).

La protesta si radicalizza. Martedi’, per alcune ore un gruppo di studenti ha   sequestrato nel suo ufficio il presidente dell’università di Orléans. Stesso scenario a Rennes-II. A Strasburgo e a Parigi ci sono state irruzioni in locali amministrativi (a Parigi, con un breve sequestro di due dirigenti del Crous, il Centro regionale delle opere universitarie). Dopo due mesi e mezzo di protesta, lo scontro continua. « E’ essenziale che tutti gli insegnamenti che non sono stati assicurati in queste ultime settimane lo siano prima degli esami » afferma Pécresse, minacciando di annullare l’anno accademico. « Quando le nostre rivendicazioni verranno intese – risponde la Fsu, il principale sindacato della scuola – la comunità universitaria  farà tutto per permettere la convalida degli esami ».

  • francesca

    Je voudrais simplement dire aux étudiants de Strasbourg, Lyon et Aix où j’ai étudié “bonne continuation” et de “ne pas obtempérer”. En 86, j’étais étudiante et on a lutté nous aussi contre la privatisation des universités tant souhaitée par Chirac et son gouvernement et obtenu gain de cause. Je tiens aussi à rappeler que les CRS provoquèrent la mort d’un jeune et on n’oublie pas.
    A bon entendeur salut!
    Francesca Blache
    P.S. Le chantage du semestre annulé, c’est du déjà vu. Tenez dur!

  • magali

    Grazzie molto per questo lavoro. Sta sera la “ronde des obstiné.e.s.” – il girontondo degli ostinati – va avanti, nonostante la piove e l’indifferenza del governo…
    Courage à tous.