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Napoli centrale

Borboni, forconi e camionisti

 

Caos, rallentamenti e blocchi autostradali. Così si è svegliata la Campania accerchiata dal movimento dei forconi e circondata dagli autotrasportatori che alzato delle mura invalicabili, con tir e rimorchiatori in tutti i principali svincoli provinciali: Salerno, Benevento, Caserta e Napoli. La protesta dunque dilaga e partita dalla Sicilia pare espandersi a macchia d’olio per lo stivale. Ci sono i camionisti che hanno annunciato il blackout del trasporto merci almeno fino a venerdì. Unica arma per alzare la voce e protestare contro la riforma Monti e soprattutto il caro gasolio che li strozza. Ma contemporaneamente ci sono anche tutti quelli che hanno aderito al movimento dei forconi. Proteste singolari e meticce che nel napoletano confondono le rappresentanze politiche. Soprattutto per il corteo che ha sfilato lungo via Marina e che si indentifica in una staffetta simbolica con il movimento di agricoltori siciliani. Una marcia che ha visto camminare insieme le bandiere neoborboniche, con quelle del Che, che usa parole d’ordine dell’estrema sinistra, ma viene calvacato a destra. Non si è intravista però nessuna croce celtica, né sigle che apertamente si richiamino ai movimenti di estrema destra come accaduto in Sicilia. Certo lo sventolio dello stemma borbonico fa venire ancora la pelle d’oca, così come gli striscioni di “W ‘o re”, ma i manifestanti hanno assicurato trattarsi di una provocazione, di una rivendicazione identitaria contro la Padania di Bossi. Proprio alla Lega infatti gli epiteti peggiori, affiancati dall’amarezza per le riforme che secondo questo popolo sceso in piazza: “affamano la povera gente e favoriscono i banchieri”. Stesso stile per il blocco dei camionisti, una protesta che con i suoi 5 giorni di stop potrebbe mettere in ginocchio il paese.

Eppure entrambe le manifestazioni anche essendo contestazioni e movimenti popolari non sono intercettare dai partiti di sinistra. Anzi. Non è la prima volta, e forse nemmeno l’ultima, ma è sicuramente un problema per Pd, Rifondazione e Sel che non possono mica cavalcare l’indignazione degli evasori Cortina.

Arturo Scotto della segreteria regionale Sel commenta: “Le proteste sono comprensibili, ma i blocchi sono pericolosi. Reputo sbagliato e pericoloso bloccare con i Tir le autostrade e le principali linee di comunicazione della regione Campania. Le rivendicazioni, anche comprensibili, degli autotrasportatori vanno sempre incanalate dentro forme di lotta improntate alla civiltà e al rispetto nei confronti di tutti i
cittadini, a partire dai pendolari e dagli ammalati”.

Foto dalla pagina Fb del movimento dei forconi napoletani: https://www.facebook.com/pages/Movimento-dei-Forconi-Napoli/210522945707570

  • Acci

    Non mi pare lecito da parte mia chiedere a Francesca Pilla di fare analisi approfondite, visto che in questo spazio ci si limita a fare un pò di cronaca di Napoli. Però, riguardo alle istanze letteralmente postmoderne di chi inneggia ai Borboni, va detto che quando si considerano innocue considerazione quali

    > le riforme che secondo questo popolo sceso in piazza: “affamano la povera gente e favoriscono i banchieri”

    pare non ci renda conto che lo spazio per forme di movimentismo sanfedista sullo sfondo della decomposizione sociale ci sono tutte. Ahimè, la visione secondo la quale le banche sarebbero la causa di tutti i mali (le banche, l’usura, il giudaismo cosmopolita etc) appartiene anche a settori collocati a sinistra, dai Cobas napoletani a De Magistris. E chiaramente non è una conclusione solo napoletana. Qui siamo in presenza di una protesta che in una prospettiva generale rappresenta il braccio di ferro tra una modernizzazione liberale che sarebbe andata bene (forse) quarant’anni fa, portata avanti da Monti, e le corporazioni feudali di piccoli e grandi evasori. Se non c’è nulla di emancipatorio da entrambi i lati della medaglia, nello specifico dei cosiddetti Forconi, vediamo i prodromi di una possibile regressione regionalista ed etnica del conflitto. Ma entrambi i lati della medaglia, in ogni caso, sono portatori del diktat socialdarwinista di un sistema giunto al collasso.

    Dopo aver pubblicizzato la pista ciclabile Fuorigrotta-P.zza Garibaldi (bella cosa), oggi, su Il Mattino, ho letto del condono che la giunta napoletana si accinge a realizzare. Si tratta di 80mila abitazioni di cui 20mila costruite in aree soggette a vincolo. Ciò per fare cassa. Cosa vediamo qui? Vediamo che il sistema camorristico che fa dell’abusivismo edilizio l’aspetto più atroce di Napoli, abusivismo che ha come scopo principale non tanto quello di rispondere a una domanda di abitazione, ma il riciclaggio del denaro sporco e l’evasione fiscale, viene in un certo modo avallato dalla giunta di De Magistris come opportunità per fare cassa (e qualche giorno prima si era accolto Latouche!), perchè il comune non ha più soldi. E così facendo offrendo un orrorifico esempio a tutta la provincia la quale è un abietto trionfo di paesi uno attaccato all’altro senza soluzione di continuità, senza spazi verdi, strutture per i bambini, piazze e aree pedonali. Questo significa che nel panorama della crisi, della non profittabilità dell’industria, della non-crescita reale, il modello sottosviluppista napoletano continua a raschiare il fondo del barile ponendosi come avanguardia del degrado generale (come profeticamente Giorgio Bocca aveva titolato nel suo ottimo <>). E perseverando nel difendere l’indifendibile e l’insostenibile è inevitabile che rigurgiti quell’identità falsa, posticcia, patriarcato plastificato, che è il neoborbonismo. Non voglio usare l’accetta, ma queste strade sono obiettivamente inscritte nella dinamica della crisi. Evidentemente la politica non può, storicamente, più andare oltre il populismo, perchè in termini capitalistici nulla è più regolabile.

    Sarebbe in ogni caso auspicabile che Francesca Pilla indaghi sul condono prossimo venturo.

    Saluti.

  • Acci

    Il libro di Bocca, scomparso nel messaggio, è Napoli siamo noi.

  • Acci

    hai paura di un commento. una cafona? penzkessì.

  • francesca

    Caro Lupezio, il tuo ultimo post è assolutamente fuori luogo. I commenti non vengono pubblicati automaticamente per evitare eventuali querele. Questo non è Facebook. Riguardo al resto mi pare che i toni siano eccessivamente aggressivi e quindi non trovo utile rispondere. cordiali saluti.

  • Murmillus

    Ormai si sta mischiando in maniera inestricabile mafia, camorra e interessi magari legittimi. La mancanza di una vita politica e dei partiti di opposizione veri sta portando al disfacimento della societa’ civile, aiutati in questo da una “riforma borghese” fatta a tavolino e con decenni di ritardo senza minimamente coinvolgere la societa’ civile. Il fatto che esistano delle corporazioni forti in Italia (come nel resto del mondo) non significa che esse non siano parte del tessuto sociale italiano che e’ marcio proprio per la mancanza di una classe dirigente e di un Vaticano che ha distrutto da secoli e per secoli una identita’ sociale.

  • carlo

    Qualcuno dovrebbe ricordare che a sostegno della categoria dei padroncini lo Stato italiano ha regalato a fondo perduto 3,5 miliardi di euro in 5 anni (sconti sulla benzina, sui contributi INPS, pedaggi autostradali…) invece di investire su porti, cabotaggio e canali interni dove ciò possibile.

    Nella rincorsa a giustificare qualsiasi protesta, spero che qualcuno si accorga del fatto che il settore dell’autotrasporto sta passando nelle mani di imprese straniere, che sono più organizzate, efficienti e non fanno viaggi a vuoto. (Il 40% dei padroncini torna invece a casa senza un carico, producendo solo PM10)

    Una volta a sinistra non si dimenticacano i precedenti e non ci si schierava subito e a priori a favore o contro qualcuno. Si rileggevano i fatti , a partire da quelli degli anni passati.
    Non vedo un simile atteggiamento nel pezzo pubblicato !

  • alvise

    Non so se la sig.ra Francesca sa che in provincia di Gorizia da anni non esiste più una CNA degli autotrasportatori. Le imprese slovene, forti di un costo benzina minore, paghe autisti competitive, costi riparazione , contributi e tasse sulle ditte di autotrasporto, l’hanno cancellata dal terreno.
    Non mi risulta vi sia mai stata da quelle parti una sommossa con forconi e borboni…. Tanto meno una segnalazione sul Manifesto !
    Perchè allora dovrei entusiasmarmi per il subbuglio a cui assistiamo ?

    Mi ricorda invece molto il Cile, poco prima della caduta di Allende.
    Furono gli scioperi dei camionisti (allora foraggiati dalla CIA su direttiva di Kissinger) a gettare le basi per una crisi politica, che sappiamo come fu risolta.
    Oggi potrebbe essere la malavita a tentare uno sforzo contro un Governo che non le appartiene.
    Io non me la sento di sostenere quella protesta. Come del resto non fanno nemmeno le principali organizzazioni della categoria.

  • francesca

    Caro Carlo mi dispiace correggerti ma non c’è stata alcuna corsa ad appoggiare chicchessia. Però converrai con me che se c’è una protesta “popolare” (perché i camionisti saranno anche padronicini, ma non hanno 93 fabbricati intestati, o l’elicottero) ed estesa sul caro benzina e a cavalcare il movimento è la destra, o peggio ancora la malavita organizzata, allora è un problema politico. Un po’ come è stato per la Lega quando gli operai hanno smesso di votare comunista e si sono trasformati in padani. Non c’è sempre bisogno di scomodare i tempi andati, guardiamo il presente, questo vuoto della politica a sinistra a mio parere è molto grave.

  • Acci

    Pensavo ti apparisse chiaro che il mio ultimo messaggio fosse frutto di un errore. Avendo prima scritto e poi cliccato su invio e avendo così visto apparso il mio messaggio, più tardi, tornandoci e non vedendolo, ho pensato che me lo avessi cancellato. Da qui un messaggio inopportuno e un’altrettanto evidentemente inopportuna pubblicazione.

    I toni del mio messaggio iniziale sono critici, non aggressivi. Per quanto una certa aggressività possa essere utile a provocare una scossetta cognitiva contro decenni di nullaggine critico-teorica rimane che c’è una differenza marcata tra le due cose. Inoltre non ho scritto in attesa di una tua replica, men che mai se tu dovessi considerare per es aggressivo considerare un’abiezione urbanistica la provincia di Napoli.

    W la dinamite,

    Acci

  • carlo

    cara Francesca
    ma il problema dei camionisti è l’eguaglianza nella ricchezza, come tu mi fai notare nel posto 8, o il fatto che i padroncini abbiano sempre ottenuto quello che volevano a spese di altri investimenti pubblici e di altre categorie del trasporto merci ?

    Se il problema è economico allora chiediamoci se dobbiamo ancora una volta sostenere un sistema “padronicini” che produce perdite.
    Ad esempio chiediamoci se dobbiamo fare un Ponte sullo Stretto di Messina, perchè così loro possano lavorare !

    Se il problema è politico allora cominciamo col chiederci se non abbiamo forse troppi padroncini rispetto a quanti ve ne sono in altri Paesi. Anche le rivolte Sanfediste erano rivolte “popolari”. Non per questo sono da sostenere.

  • francesca

    Caro Acci sai nel fare un po’ di cronaca di Napoli si può essere molto più incisivi di tanti tuttologhi che sproloquiano da altisonanti blog o rubriche della stampa locale. Quanto alla riforma urbanistica se errori ci dovessero essere da parte della giunta ne informerò i miei lettori stanne certo. Infine ho preferito pubblicare tutti i post per non essere tacciata di attività censoria. Fin quando è possibile ovviamente. Ti ringrazio per aver letto questo blog che poi se ti induce a scrivere non deve essere così inutile. No? :) saluti

  • francesca

    Caro Carlo a mio parere chiedersi “se non abbiamo forse troppi padroncini rispetto a quanti ve sono in altri paesi” sarebbe già un punto di partenza. Poi sul caro benzina e sul fatto che la manovra Monti, in questa come in altre tassazioni, vada a colpire soprattutto i ceti medio-bassi, come dar torto ai camionisti? ai pescatori? ai tassisti?