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A giorni dalle manganellate bolognesi la polemica non si è affatto placata visto che anche oggi il discutibilissimo sindaco bolognese Virginio Merola afferma che “Una biblioteca dove, approfittando degli studenti, entrano spacciatori e persone che si bucano non si può tollerare. Io mi auguro che Bologna sani un po’ le sue ferite”. Il tutto poi condito da un attacco contro il CUA (Collettivo Autonomo Universitario) e a favore del nuovo procuratore in città: “Finalmente a Bologna dopo tanti tabù c’è una Procura che interviene facendo la propria parte: ci sono pendenti centinaia di procedimenti che molto spesso finiscono in prescrizione. Con il nuovo procuratore si sta dando una svolta e questo è molto importante.”. Parole forti per il sindaco del PD, che in affanno da un po’ di tempo a questa parte, cerca un po’ come fanno gli stessi dirigenti del suo partito di spostare ancora più a destra la propria politica. Oltretutto agitare lo spettro “di chi si buca” fa tanto 900 visto che i consumi sono calati e se fossi un amministratore mi preoccuperei un tantino di più per i consumi massicci di cocaina, ma questa è un’altra storia.

Non vivendo a Bologna, non frequentandola neanche così tanto, difficile farsi un quadro riguardo quello che accade in quella città, dove le tensioni sociali sono in aumento da qualche anno tanto quanto la privatizzazione degli spazi pubblici, un po’ come avviene dappertutto. Non posso parlare da bolognese ma questa storia, a parte il caso specifico, nasconde alcuni nodi che saltano agli occhi in maniera tutto sommato prepotente.

Quanto siamo disposti a rinunciare per quella che noi percepiamo come sicurezza?
Quanto siamo disposti a escludere chi non ha una tessera per poter accedere a qualcosa?
Cosa pensiamo che sia davvero uno spazio pubblico o un bene comune?

Pochi giorni fa il neo ministro Minniti presentando il suo nuovo pacchetto sicurezza, che probabilmente riceverebbe il consenso di una Marine Le Pen, affermava che anche la sicurezza urbana è un bene comune. Una affermazione che farebbe ridere se non fosse una materia così terribilmente seria visto che Minniti si è inventato il “daspo urbano” ossia il divieto per alcuni soggetti rei di stare in un preciso quadrante di una città, facilitando ancor di più l’allontanamento dai centro cittadini per chi commette uno o più reati.

Ma Minniti a parte e le sue politiche securitarie quello che più spaventa è come i discorsi su legalità e sicurezza siano così introiettati anche tra chi si definisce “di sinistra”.  Probabile che sia vero che il CUA non sia la maggioranza né la rappresenti. Non è manco importante che lo sia o no. Del resto neanche “la maggioranza degli studenti” che ci narrano le cronache e a cui i media mainstream hanno dato voce (per poi scoprire che la voce emersa in modo più eclatante è quella di una ragazza che milita attivamente nel PD emiliano) sono in realtà la maggioranza, visto che la reale maggioranza degli studenti e studentesse manco frequentano gli spazi universitari se non costretti. Perché un dato è oggettivo al di là delle polemiche “è in corso proprio una politica di riduzione degli spazi di movimento che facevano politica all’interno dell’università (pensa appunto allo sgombero di Bartleby), aggiungici che l’università sta diventando sempre più una fabbrica a ritmo intensivo, che ostacola i legami degli studenti col tessuto cittadino, quello che ottieni è una progressiva e intenzionale riduzione degli spazi sociali e di confronto” come mi racconta chi dentro una delle biblioteche universitarie ci lavora.
E la cosa triste è che sta famigerata maggioranza non vive la riduzione degli spazi pubblici o liberi o autogestiti come un valore bensì come un fastidio perché evidentemente essere protagonisti di se stessi costa fatica molto meglio farci indirizzare. Non trova fastidioso il badge o il tornello o qualsiasi altra forma di controllo. Quindi io pago e non voglio condividere il mio spazio con chi non paga. Un po’ come sui mezzi pubblici si dà la colpa del disservizio o degli autobus affollati a chi non paga il biglietto e non a chi amministra le aziende di trasporto pubblico.

Lo schema è il solito: sicurezza e degrado sono le leve per muovere le coscienze e spostarle verso un consenso ultra securitario. Protestiamo contro il muro di Trump ma accettiamo filtri, tornelli, muri, nelle nostre città, nelle università come allo stadio o come per prendere una metropolitana. Un modello che piace finché non ci esclude.

L’abitudine ad accettare tutto è una brutta bestia. Ricordo le lamentele di chi pochi mesi fa allo stadio protestava contro i troppi controlli e le lunghe file quando non era altro che l’attuazione di un modello che tutti loro fino a pochi mesi prima avevano avallato perché “rendeva gli stadi più sicuri”. Ed è inutile piangere un 16enne suicida a causa di una perquisizione per pochi grammi di fumo quando si consentono i controlli della GdF con tanto di cani antidroga nelle aule delle scuole. Altrimenti siamo come Salvini che oggi su un post social scriveva “Un ragazzo di 16 anni si è sucidato ieri lanciandosi dal balcone di casa […] Ma che maledetto mondo stiamo lasciando ai nostri figli? Come possono succedere tutte queste disgrazie?” dimenticando che queste cose succedono grazie a delle leggi proibizioniste che proprio il suo partito ha promosso e promulgato.

Non so se le nuove generazioni sono più reazionarie delle precedenti. Di sicuro vivono in un tempo mostruoso.

  • paolo martini

    Non saprei dire, caro @Zeropregi, se il tempo che vivono le nuove generazioni sia davvero così mostruoso. Posso dirti come vedo io la storia delle “politiche securitarie” e come risponderei alla tua domanda su quanto sarei disposto a rinunciare per avere la “sicurezza” che anche chi dice di essere di sinistra avrebbe introiettato. La metterei così: è una balla che ci sia un problema di sicurezza e della percezione di insicurezza che i ceti deboli avrebbero, come a volte dicono quelli che pensano di essere di sinistra, mi importa poco. Ogni volta che qualcuno me lo dice ricordo che in tutta Italia ci sono meno omicidi che a Chicago, tipo la metà, e che i reati calano di anno in anno. Io semplicemente non penso che ci sia un problema sicurezza, non più che in una metropoli tranquilla europea, spesso meno. Punto. Per questo non rinuncerei a nulla per avere più sicurezza.
    E tuttavia, per dire, a me mi fa incazzare quando passo il tornello della metro (io vivo a Roma) e dietro di me si infila qualcuno – una zingarella, un ucraino ubriaco, un pischello di Prati che vuole fare l’illegale – per entrare senza pagare usando il mio abbonamento annuale. In genere mi fermo in mezzo al tornello e lo respingo con una culata. O dico semplicemente levati dal cazzo, e loro se ne vanno magari insultandomi.
    Dove sono cresciuto, a Torre Angela, c’è la metropolitana da qualche tempo ed è sempre o quasi sempre meravigliosamente vuota. Ci si siede. Frequentata da un sacco di brava gente che lavora e torna a casa in posti tipo Borghesiana o villaggio Breda. Dice mia sorella, che ancora vive a Torre Angela, che è vuota perché si paga e ci sono i tornelli. Infatti se provi a prendere il 105, che passa sulla Casilina e fa lo stesso percorso ma arriva fino a Termini, è sempre affollato tipo carro bestiame. Perché – sostiene lei – lì sopra la metà non paga. E sicuramente non è solo colpa di chi non paga il biglietto e ci sono decenni di responsabilità dei vertici dell’Atac, del Comune, di Alemanno, dei fascisti e del golpe in Cile, sicuramente. Però pure quelli che non pagano mi hanno rotto il cazzo.
    Sono ormai vecchio e da diversi anni quando passo per Bologna, ma pure Perugia per dire, insomma per quelle città piene di universitari che girano di notte, mi viene da pensare che si tratta di giovinastri perditempo destinati ad essere eterni fuoricorso. Ma questo è un problema mio, invecchio appunto.
    Ma non conosco bene la situazione per dire qualcosa di sensato. A naso direi che i tornelli sono una cosa sensata, non mi piacerebbe che all’Archivio di Stato o alla Biblioteca Nazionale potesse entrare chiunque senza esibire un documento e non vedo cosa c’entri la privatizzazione degli spazi sociali. Naturalmente non è bello che la polizia entri e manganelli, certo.
    Per sapere qualcosa di più sono andato sulla pagina Facebook del Cua bolognese ma mi sono subito arreso, perché il Collettivo propone città solidali, aperte e meticcie, con la i. Diceva Gaber a quelli che giocavano al tennis: ma giocate al calcio, deficienti (con la i).
    Con immutata stima
    Paolo Martini

  • Mario Ruoppolo

    bella analisi, certo di parte, molto di parte, molto mainstream ovviamente il tuo… ma la sintesi?

  • Fra

    essere sodisfatti che la metro C sia vuota lo trovo insensato. Uno dei più grandi investimenti pubblici statali e comunali dovrebbe essere, minimo, mezza piena con persone in piedi. I tornelli ci sono in tutte le metro, le altre due sono piene. Il paragone con il 105 che passa ogni 20 minuti e ha un ventesimo dei posti della metro è ugualmente insensato.
    Non capisco come fai a definirti di sinistra e infilare una sequela di riflessioni solo reazionarie (la cosa sui giovinastri è proprio da un “Montanelli” con un monocolo).
    Perchè non ti rivendichi di essere di destra? mi sembra così lineare e non soffriresti di delusioni

  • paolo martini

    Caro Fra, non rivendico di essere di destra perché non lo sono. Non ho nemmeno il monocolo e Montanelli lo considero un insulto. Se è di sinistra scrivere “meticcie”, ok, sono di destra, lo ero pure da liceale quando corressi la scritta su un muro della scuola, fatta da un compagno. Diceva: “Che ne faremo delle camice nere, tutte al muro e le fucileremo”.

  • http://www.solovideoporno.net Antonio Rossi

    “piove, governo ladro!”, piu o meno.

  • Fra

    Continui a fare una critica politica a un collettivo per un refuso. E la militanza che ti rivendichi è di correttore di scritte. Nel web si direbbe un “nazigrammar”. Peccato che perdi l’occasione di parlare del merito e dei contenuti. cosi, ti immagino come un militante anti degrado, appunto la sinistra che introietta discorsi politici di destra.