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Ferguson: l’assordante silenzio di Obama

Ferguson Greetings

La protesta per Ferguson verrà ricordata come una gigantesca occasione mancata da parte di Barack Obama per agire incisivamente sul tema del razzismo e sulla brutalità “sistemica” delle polizie americane. Il silenzio totale della casa bianca sull’indignazione che ha generato un movimento nazionale è ormai impossibile da ignorare. Ne Obama ne l’attorney general Eric Holder – i due afroamericani più potenti al mondo – si sono pronunciati sui fatti oltre agli appelli di circostanza “per la calma”. Intanto le proteste proseguono. Altri arresti si registrano a Ferguson, a Los Angeles e a Oakland dove anche ieri i manifestanti  sono stati caricati dai poliziotti.  Le proteste hanno  hanno attraversato la settimana festival del Thanksgiving con iniziative che  hanno ampliato il raggio di azione con una serie di iniziative  pensate soprattutto per prendere di mira il black friday l’inizio designato dello shopping natalizio, festa pagana celebrato con liturgiche veglie notturne davanti agli outlet per essere i primi in fila per i saldi e rituali assalti agli shopping center. Il giorno santo di corporation e commercianti è stato oggetto di azioni di disturbo come quella di Seattle in cui manifestanti hanno incatenato i cancelli  di uno shopping mall e cortei a San Francisco. Ad Oakland manifestanti hanno bloccato la stazione della metropolitana BART dove nel 2009 un poliziotto aveva ucciso il passeggero nero Oscar Grant. Le proteste sono state sottoscritte da Ryan Coogler, regista di Fruitvale il film che aveva raccontato la storia di Grant e dalla sua collega Ava DuVernay, l’autrice di Selma il film sul movimento di Martin Luther King in Alabama, papabile concorrente all’oscar. “Ferguson è uno specchio del passato come Selma lo è di questo presente”, ha dichiarato la regista. Nel silenzio assordante che continua ad emanare dalla casa bianca, oltre ai coordinamenti spontanei della protesta sono ora gli intellettuali e cineasti afroamericani a riempire il vuoto – come è stato nel caso dei registi messicani a favore  dei desaparecidos di Ayotzinapa in Messico.  Cornell West, come sempre una delle voci politiche e intellettuali più incisive del movimento nero,  ha dichiarato ciò che molti pensano : “Ferguson  ha segnato la fine dell’era Obama. È una fine molto triste di un epoca iniziata nel segno della speranza che si chiude ora con grande disperazione”. Ma anche la speranza che viene dal movimento che si è sviluppato.