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Bitjoka: «Ecco i veri immigrati di Milano»

Trentamila imprese, di cui 5mila oltre i 2 milioni di euro, ecco il lato “oscuro” dell’immigrazione sotto la Madonnina.

Otto Bitjoka è il «fan» di Pisapia aggredito tre giorni fa a Milano. Imprenditore di origini camerunensi, è milanese da oltre trent’anni. Presidente della Fondazione Etnoland è anche vicepresidente di Extrabank, il primo istituto di credito per stranieri.

Lavora da anni per l’immigrazione «qualificata» e alle comunali ha appoggiato apertamente la sinistra. Da «imprenditore» è sconcertato dalla campagna elettorale di Moratti: «Parla di cose che non c’entrano nulla con la città. La destra ha fatto l’apologia della paura: odio per gli immigrati, gli zingari, le moschee. Solleticano istinti primordiali perché hanno fallito e non hanno altro da dire.

E la sinistra?

Dovrebbe insistere sulla ragione. Anche perché l’emotività fa brutti scherzi. I problemi di Milano sono reali: mobilità e immigrazione vanno affrontate.

La moschea è un problema?

Ma non esiste! C’è la Costituzione e va rispettata. Punto. Basta andarsi a leggere gli articoli 8, 19 e 20. Un fenomeno come l’immigrazione non può essere schiacciato tra Islam e rom. Perché non si parla delle chiese evangeliche e carismatiche o del sincretismo brasiliano? Scaricano tutto sull’Islam dipingendolo come fede «terrorizzante».

Lei sostiene Pisapia. Perché?

Culturalmente sono di sinistra, sono nato quadrato e non divento tondo a una certa età. Ovvio che è un ottimo candidato ma il problema non è vincere le elezioni…

Beh, però aiuta.

Sì ma la sinistra è campione nel litigare. Oltre a vincere deve consegnare i risultati sperati. Milano ha un disperato bisogno di innovazione, non di una guerra per le poltrone. E l’innovazione si conquista con l’eterodossia. Ne abbiamo bisogno, perché se vinciamo oggi e non abbiamo una buona amministrazione alle politiche rischiamo una Waterloo.

Lei conosce bene i problemi e le opportunità dell’immigrazione. Cosa si può fare?

L’immigrato non ha bisogno di tutori e consulte che agiscano per lui. Deve essere liberato dalla povertà e messo in condizione di migliorare. Non sono mica sfigati eh? E’ gente che ha bisogno di comprarsi una casa, di lavori regolari, di una scuola decente per i figli. Mica stanno qui a ciulare le case popolari degli altri. Lo dico anche alla chiesa, che va bene ma spesso ha l’assistenza come core-business. Anche alla chiesa «conviene» un immigrato povero di cultura e di mezzi.

In concreto, cosa si deve fare a Milano?

Serve un patto di civiltà basato su dignità e rispetto reciproci. Gli immigrati milanesi sono molto «bancarizzati», non ci sono solo delinquenti. Ma lo sa quante sono le imprese gestite da immigrati in questa città? Sono 30mila. E 5mila fatturano più di 2 milioni di euro. L’80% dei «padroncini», quelli dei furgoni, sono immigrati. Praticamente hanno in mano la piattaforma logistica della città. Se si fermano loro non si muove più neanche una cassetta. Per non parlare delle infermiere o dei portinai. Possibile che per gli italiani tutta questa gente va bene di giorno e di notte invece si trasforma in delinquenti?

Insisto, cosa dovrebbe fare Pisapia?

Un assessorato all’immigrazione, alla coesione sociale e allo sviluppo. Tutto insieme. Senza se e senza ma. Basta pietismo, paternalismo e assistenzialismo. Anche a sinistra.

Lei nei giorni scorsi ha subito un’aggressione xenofoba. Cosa direbbe a quel ragazzo se lo avesse davanti?

Ho preso una bella sberla ma ne parlerò a urne chiuse perché non voglio strumentalizzazioni né da una parte né dall’altra. Secondo me rendere nota la cosa è stato sbagliato. La campagna elettorale non ha bisogno di enfasi e non si deve rincorrere la destra, tanto si squartano già per conto loro. Se vogliamo rovesciare le vecchie logiche non dobbiamo lottare nel fango. Prosciughiamolo.

dal manifesto del 27 maggio 2011