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losangelista

BILL KILLED

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Chris Wilman su Huffpost rieveoca una delle ultime apparizioni pubbliche di David Carradine, comunque quella che all’epoca – appena un paio di  mesi fa – a Hollywood fece discreto scalpore. Avvenne nell’occasione di un tributo a Bound For Glory all’American Cinematheque, una proiezione del film biografico di Hal Ashby del 1976 con a seguire incontro col pubblico; presenti Carradine, il protagonista nei panni di Woody Guthrie, wobblie e padre del “folk” di lotta americano,  e Haskell Wexler, il leggendario direttore della fotografia che quel film l’aveva girato. Davanti al pubblico consuetamente folto, il dibattito era cominciato, come avviene di solito in questi casi,  come amabile rievocazione di aneddoti di produzione, fin quando il confronto col pubblico aveva portato il discorso sul tema del film: la lotta di classe nell’America degli anni ‘30 , e quindi sul ruolo della classe operaia nell’odierno scontro sociale. Fra lo sconcerto di molti, Carradine aveva preso una posizione  libertaria/liberista, comunuqe bastian-contraria,  affermando che i sindacati nella loro forma tradizionale sono un dannoso anacronismo. La temperatura del dibattito era rapidamente salita e cosi’ anche il volume della contestazione, e delle risposte di Carradine che era giunto a scagliare un microfono al pubblico. La situazione degenero’ ulteriormente quando Wexler aveva difeso le posizoni del film (e di Guthrie) provocando da parte di Carradine l’accusa di aver rovinato il film con un look “soft, come girato attraverso un bicchiere di latte” e di esser stato licenziato da Ashby. Vero aveva riSposto Wexler,  ma se ne era andato volentieri da quel set di cocainomani, “come se la cocaina nuocesse al genio” aveva ribattuto Carradine “Ashby era un genio asoluto cosi’ come Tarantino”. Alla fine l’attore per placare le acque aveva intonato alune canzoni di Gutrhire alla chitarra. Insomma una delle serate piu’ memorabili in una citta’  abituata all’adulazione istituzionale e ai blandi film che ne conseguono; una rinfrescante ventata di “verita’” in puro stile seventies in un presente monopolizzato dagli pseudoeventi e dalle agiografie.

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