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losangelista

Big Data: l’era dei dati

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La Amazon e’ l’ultimo colosso di intrenet ad entrare nel business dello spettacolo con l’annuncio di cinque serie originali prodotte dalla Amazon Studios disponibili in streaming entro la fine dell’anno. I programmi, due commedie, ambientate a Washington e a Silicon Valley rispettivamente, e tre serie per bambini, segnano un ulteriore scesa in campo di Silicon Valley come concorrenti di Hollywood e l’adeguamento del supermercato della rete alla corsa al “content” imprescindibile ormai per competere sul mercato dell’audiovisivo digitale. Significativo e’ stato il metodo di selezione dei progetti: Amazon ha commissionato 14 pilots, numeri zero di possibili serie, e ha invitato gli utenti a votare su quelli che preferivano – le cinque prime classificate hanno avuto “luve verde” . Un metodo di sviluppo in “corwdsourcing” gia’ utilizzato in parte da Netflix la societa’ di nolo/streaming che e’ stata la prima aprodurre programmi originali prima con Lillyhammer e poi con House of Cards e il “reboot” della sitcom cult Arrested Development tutti prodotti in base a informazioni su gusti e abitudini degli utenti contenuti nelle gigantesche banche dati della azienda. Produzione sommamente democratica insomma o metodi da grande fratello a seconda dei punti di vista, sicuramente indizi dell’era del Big Data in cui i monopoli digitali controllano la vera ricchezza informatica le statistiche incamerate tramite miliardi di transazioni quotidiane – quele che permettono ai vostri portali amici di sottoporvi quelle simpatiche pubblicita’ tagliate su misura in base alle pagine che avete visitato di recente o i consigli per l’ascolto elaborate su misura per voi daccrodo con le vostre preferenze registrate da un server amico. Un mondo digitale plasmato da algoritmi sempre piu’ sofisticati , dove i risultati dei motori di ricerca non rispecchiano un campione “democratico” delle pagine rilevanti ma sempre di piu’ quello che il computer madre reputa si confaccia di piu’ ai vostri interessi. Il data mining e’ il nuovo graal dell’e-commerce per gli ovvi vantaggi che presenta agli e-commercianti, soprattutto con la pubblcita’ mirata, ma il crowdsourcing fa anche presto a diventare uno strumento di commercializzazione “solipsista”, uno specchio che ci restituisce infinitamente un nostro avatar virtuale modellato dai computer che interpretano i nostri gusti e desideri. Una versione personalizzata del minimo comune denominatore – la deriva omologante  di old media come la TV generalista; non soprende che anche Hollywood tenti di attrezzarsi con un data mining mirato a produrre copioni di sicuro massimo successo. E’ la specialita’  dell’azienda che analizza copioni in base ad una banca dati di sceneggiature di film di cassetta  e che afferma di essere in grado di suggerire modifiche atte a ottimizzare gli incassi – come se ilproblema di Hollywood fossero film troppo avventurosamente originali.