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losangelista

Big Data e Grande Fratello

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Un progetto per una “rete di sorveglianza globale” di mastodontica ambizione orwelliana che prevede l’accesso governativo alla totalita’ dei dati contenuti nei computer delle societa’ informatiche a cui miliardi di utenti ogni giorno forniscono “ volontariamente i connotati digitali. Le informazioni sono immagazzinate in attesa di essere vagliate da algoritmi che ne permettono analisi cui il governo si riserva preventivamente il diritto. Il grande fratello vesrione Obama e’ in buona sostanza data mining bello e buono, la prassi quotidiana dei Google, Amazon, Apple e gli atri conglomerati commerciali-digitali di Silicon Valley – e non sorprende a ben pensarci che l’amministrazione che sulle banche dati degli elettori ha costruito due campagne elettorali vincenti, sia stata quella che abbia implementato al par loro lo sfruttamento massiccio del Big Data. Lo shock per la base politica di Obama e’ che sia stato il governo in apparenza piu’ progressista a continuare e aumentare le drastiche misure di sorveglianza del patriot act di Bush. E’ sotto Obama che si stanno esplicitando del tutto le conseguenze capillari della sindrome dell’11 settembre col loro effetto mortale sulla democrazia, sostituita da politihe e guerre segrete e ora dalla sorveglianza segreta sotto la nominale autorita’ di tribunali federali anch’essi segreti. Nella fattispecie il FISA (foreign intelligence surveillance court) che avrebbe approvato le inziative della NSA, una presunta legittimazione democratica che invece si aggiunge all’inquietante lista di organi segreti dislocati in punti nevralgici dell’apparato di sicurezza, dalla selezione segreta degli obbiettivi dei droni ai tribunali di Guantanamo a quello che presiede in questi giorni il processo a Bradley Manning. Il data mining e’ il nuovo vangelo di Silicon Valley e l’operazione NSA rappresenta appunto l’ adeguamento del governo alle macrotendenze di mercato – per coincidenza proprio nella ‘capitale digitale’ di San Jose, Obama, ieri in visita in Caliornia, ha ribattuto con incredibile disinvoltura che “non e’ possibile ottenere il 100% della sicurezza e allo stesso tempo il 100% della privacy. Qualche inonveniente e’ semplicemente inevitabile”; la sua successiva puntualizzazione che la sorveglianza non e’ destinata a cittadini americani ma solo gli stranieri e’ servita solo ad alienare il resto del pianeta. La giustificazione e’ la solita difesa dalla “minaccia terrorrista” ma per sua stessa natura il data mining e’ piu’ atto a rilevare tendenza di massa, una impennata di tweet durante una manifestazione o l’occupazione di una piazza ad esempio, che non la telefonata individuale di un terrorista freelance a Boston, e si aprono cosi’ evidenti scenari di controllo sul dissenso che sono il lato oscuro dei scocial network tanto elogiati come strumento di protesta. In tutta la faccenda rimane da appurare il ruolo delle aziende da cui i dati sono stati ottenuti, da chiarire cioe’ se siano state vittime o collaboratori attivi nella sorveglianza. In fondo la condivisione dei dati potrebbe rappresentare una convergenza di interessi fra Washington e i “minatori” commerciali di informazione, la versione digitale delle frequenti collaborazioni avvenute in altri tempi fra governo e multinazionali americane (stavolta con la collaborazione di noi stessi sorvegliati, tutti presi a caricare i nostri dati personlai ai loro server). I monopoli informatici di Silicon Valey hanno in fondo ogni interesse ad avere buone relazioni col governo soprattuto nel momento in cui si giocano partite importanti nel controllo globale del settore informatico e della proprieta’ intelettuale, quelle che guarda caso sono state all’ordine del giorno degli incontri fra Obama e il presidente cinese Xi Jinping a Palm Springs.