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Berlusconi, un fantasma si aggira per l’Europa

Nottataccia a Palazzo Chigi, Pdl in crisi sulle misure anti-crisi. Colle e Economia frenano il blitz del premier. Alfano: «Dobbiamo resistere fino a Natale, poi si va al voto». Peones nel panico: raccolta firme contro Berlusconi per tirare a campare un altro po’.

Un fantasma si aggira per l’Europa e si chiama Silvio. Il governo del “fare” è indeciso a tutto. Mentre scriviamo, nel consiglio dei ministri in corso a Palazzo Chigi si sfiora la rissa e il «decreto Europa» che Berlusconi voleva portare oggi in dote al G20 di Cannes sembra sfumato nel peggiore dei modi.

Nella resa dei conti interna al governo, salvo sorprese della notte, hanno prevalso le tesi del ministro dell’Economia, non certo i sogni di gloria del presidente del consiglio. Del decreto annunciato l’altroieri a reti unificate non c’è traccia. In una rapida comparsata in senato, del resto, lo stesso Tremonti annunciava nel pomeriggio che il governo non sapeva ancora né cosa né come si sarebbe presentato ai 20 grandi.

Un rebus che non si scioglie nemmeno nel direttivo del Pdl, al termine del quale il sindaco di Roma Alemanno accusa il Quirinale di aver stoppato il provvedimento. Come se Napolitano fosse contrario allo strumento. E non, come dicono altre fonti non confermate, invece, contrario ad alcune misure irricevibili che con l’Europa non avevano niente a che fare. Di sicuro Tremonti è salito ieri pomeriggio al Colle – unico ministro a partecipare alle consultazioni informali – con argomenti molto convincenti.

Comunque vada a finire, la maggioranza non è mai stata così lacerata. Da un lato gli ultimi pasdaran berlusconiani tipo Giuliano Ferrara si sgolano per chiedere al «Cav.» di approvare per decreto addirittura la lettera di Draghi e Trichet. Una mossa che al momento è dadaismo allo stato puro. E infatti Ferrara – in nottata – non può far altro che gridare gonfio di delusione al solito complotto.

Dall’altra parte, però, c’era il giro stretto delle colombe berlusconiane, che in tutte le riunioni di ieri concordava su un punto: al massimo si potrebbero anticipare per decreto alcune misure contenute nella (fumosissima) lettera di Berlusconi all’Europa di giovedì scorso.

Su una sponda diametralmente opposta siede Giulio Tremonti. Il quale ritiene da settimane che non ha senso moltiplicare i pani e i pesci in questo parlamento: l’unica garanzia seria per l’Europa è la legge di stabilità e quella va emendata e approvata rapidamente.

La partita è economica ma soprattutto politica. Se ci sarà un maxiemendamento alla finanziaria, il pallino torna in mano a Tremonti e Berlusconi va al G20 armato solo di buone intenzioni con tutti i rischi del caso.

Da qui a dire – come fa Ferrara – che questa scelta equivale a una trappola per Berlusconi ce ne corre. Perché nessun governo, tantomeno in questo momento critico, può cadere sulla finanziaria. Se invece c’è un decreto, Tremonti è di fatto esautorato e la regia della crisi passa definitivamente a Palazzo Chigi.

Spettatrice interessata e vero ago della bilancia è la Lega. Mentre Calderoli seguiva passo passo tutte le mosse di Tremonti, Bossi se n’è stato silenzioso dietro al cespuglio. In mattinata il leader del Carroccio si è limitato a escludere un passo indietro di Berlusconi («No comment, tanto non lo fa») e spernacchiava i presenti al solo udire il nome di Mario Monti. Il Carroccio non va oltre. Da gennaio, ormai è sicuro, staccherà la spina.

La trama però si complica e diventa inestricabile quando dai dissensi del governo si passa allo stato comatoso del parlamento. La posta in gioco è chiarissima. Ai vertici del partito convocati nel direttivo di ieri Alfano la mette così: c’è una «congiura» contro di noi per «attirare una decina di deputati» e tentare un «governo del ribaltone». La manovra però deve scattare entro Natale perché da gennaio – spiega il segretario del Pdl – «l’unica alternativa a questo governo è il voto anticipato» a marzo e aprile.

Quindi bisogna resistere fino a dicembre e poi, prima che si manifesti il vero volto delle scelte berlusconiane e la crisi economica morda ciò che resta del lavoro e dei risparmi italiani, andare al voto contro l’armata brancaleone della sinistra.

Nel Pdl è un segreto di Pulcinella. Ma tra i peones è il panico. E’ sicuro che tra le decine di futuri trombati e ineleggibili nasceranno improbabili gruppi fantasma. Si contano già 12 firme. Nomi di deputati ignoti occuperanno l’etere e paginate di giornali. Riferirne adesso le convulsioni nel dettaglio (biografia, cene, controcene, bozze di lettere e simboli elettorali, organigrammi ipotetici) è del tutto superfluo. Il senso non cambia.

Un’ondata di Scilipoti sta per sommergere il parlamento fino a renderlo una palude che vuole una cosa sola: votare il più tardi possibile. Travestiranno il proprio trasformismo con le parole più nobili. E si atteggeranno a statisti internazionali dimentichi di tutte le nefandezze che hanno votato obbedienti in questi anni.

dal manifesto del 3 novembre 2011