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Berlusconi tentato dall’«all-in» del voto

Nel Pdl strategia mediatica, politica e legale sono tutt’uno ma pesano l’incognita dei cattolici e il via al federalismo. Il centrodestra insiste: padroni a casa propria, contro il premier «un blitz militare di giudici politicizzati». Domani nasce la «terza gamba» della maggioranza ma «terzo polo» e Pd sperano nel soccorso cattolico. Occhi puntati su Oltretevere e le note di «Avvenire». Intanto il Carroccio fa carte false per il fisco municipale.

La nebbia di guerra che circonda i palazzi romani è alimentata dalle cortine fumogene del premier e dei suoi pretoriani sulle presunte «fidanzate» di Berlusconi e il «blitz militare» delle toghe contro l’eletto dal popolo. Anche se nel Pdl i toni sono quelli di sempre, l’imbarazzo è reale.

Arrivati a questo punto, la vita di chiunque militi nel centrodestra è appesa alle decisioni di Silvio Berlusconi e dei suoi avvocati. Regia mediatica, politica e legale sono ormai un tutt’uno. Un nodo inscindibile che rende singoli «peones», dirigenti e ministri completamente all’oscuro di cosa bolla davvero in pentola tra un brain storming e l’altro degli avvocati di Arcore.

In giro la sicurezza è tanta: «Non stiamo mica in America – confida un deputato del Pdl – Berlusconi non è Tiger Woods che deve scusarsi in diretta tv per le sue scelte sessuali». La linea in casa nero-azzurra è quella di sempre: padroni a casa propria, viva la privacy. Sono solo le toghe politicizzate a vedere il peccato dove non c’è il male.

Per il Cavaliere però il dado è tratto. Niente dimissioni. Avanti con il gruppo dei «responsabili» che dovrebbe puntellare la maggioranza se non in aula almeno nelle commissioni. «Entro mercoledì (domani, ndr) battezzeremo il nuovo gruppo», assicura Saverio Romano, leader del Pid e uno dei promotori della stampella governativa. Romano garantisce che si arriverà a 20 deputati, visto che l’ex leghista Maurizio Grassano ha sciolto la riserva. Capogruppo potrebbe essere Luciano Sardelli.

L’intera operazione però cammina vicino all’abisso. Oggi al senato e domani alla camera il ministro Angelino Alfano riferirà sullo stato della giustizia in Italia. L’occasione si presenta come pura routine ma è difficile che maggioranza (e opposizione?) si lascino sfuggire un bel dibattito sullo scontro tra politica e magistratura con tanto di proposte e accuse incrociate.

Per Berlusconi la navigazione alle camere resta complicata. Ieri una lunga riunione del «terzo polo» ha sancito la linea dura. Fini, Casini e Rutelli concordano un’ipotesi politica del terzo tipo: Berlusconi vada dai giudici e sostegno al governo solo con un altro premier. Un governo di transizione che affascina non poco anche un Pd alla finestra e che spera nei maldipancia pidiellini («Pisanu, Pisanu», si sussurra con voce sognante). Battagliero in parlamento solo l’Idv: «Al confronto di Berlusconi Caligola era un moralista», sentenzia il capogruppo alla camera Donadi. Mentre Vendola chiede le dimissioni del premier per un atto «di igiene politico-istituzionale» e il ritorno alle urne.

Anche Berlusconi è molto tentato dall’«all in». Cioè dal ritorno al voto. Ci sono però ancora alcune incognite che devono essere risolte. A cominciare dal voto cattolico e dal federalismo.

Non a caso gli occhi di tutti sono puntati Oltretevere. L’Avvenire di oggi – su cui è annunciato un editoriale del direttore Marco Tarquinio – è atteso da tutti quasi come la venuta del messia. «Boffo era intervenuto per molto meno», dicono in parlamento. Ma la prudenza in Vaticano non è mai troppa. I prelati sono stati fin qui il vero asso nella manica del Cavaliere e non è sfuggita a nessuno la recente benedizione papale della nuova – disastrosa – giunta Alemanno. Finora dunque bocche cucite. Salvo sorprese, Angelo Bagnasco interverrà solo il 24 gennaio, nella tradizionale prolusione alla Cei di inizio d’anno che è sempre una valutazione sulla situazione politica.

Si trattiene a stento anche il malumore leghista. Bossi non molla Berlusconi e mira a incassare il decreto sul federalismo municipale ormai imminente. Di fatto, la mediazione che Calderoli porterà oggi nella «bicameralina» concede qualcosa alle richieste delle opposizioni e degli enti locali su cedolare secca per gli affitti e revisione delle imposte locali. Il terzo polo (decisivo in commissione) resta in attesa «di vedere le carte».

Cicchitto (Pdl) ammette che molto dipende dal Carroccio: «Abbiamo un patto forte. O si governa o si va al voto». Difficili entrambe le cose. Il premier si gioca tutto. E può scegliere solo il male minore.

da www.ilmanifesto.it – uscito sul manifesto del 18 gennaio 2010