closefacebookgpluslinkedinmailphotosearchsharetwitterwhatsapp
in the cloud

Berlusconi non andrà al processo il 6 aprile

httpv://www.youtube.com/watch?v=VEgx3odO-yo

Nubi nere, nerissime su palazzo Grazioli. Il premier compulsa i sondaggi ossessivamente come facevano i latini con le viscere degli uccelli. E quello che vede non gli piace. Lo scarto col centrosinistra è minimo e il «terzo polo» resta determinante (sfiora addirittura il 10%). Così ai suoi Berlusconi torna a suggerire di vedere un po’ se con Casini si può tornare a parlare. L’Udc da sola vale il 6% e può voler dire la vita o la morte del centrodestra. «In fondo basterebbe fargli fare il premier…», lascia cadere lì l’attuale inquilino di palazzo Chigi.

Parole che sanno di disperazione. Anche perché tutto intorno non c’è cosa che si risolva facile. A cominciare dalle inchieste milanesi. Ieri i legali del premier hanno presentato alla presidente del tribunale Livia Pomodoro la richiesta di rinvio dell’udienza di lunedì per il caso Ruby. La motivazione ufficiale è che la chiusura delle indagini contro Mora, Minetti e Fede per induzione alla prostituzione ha portato un’enorme quantità di nuovi documenti da leggere. Quella ufficiosa è che in quelle carte ci sono nuovi filoni, potenzialmente pericolosissimi per il premier.

Non tanto le foto osé di alcune giovani in atteggiamenti erotici né altre intercettazioni quanto la documentazione dettagliata dei movimenti bancari di Silvio Berlusconi. In particolare i 3 milioni di euro versati quasi tutti in Svizzera a Lele Mora. Soldi che gli inquirenti ritengono siano il corrispettivo per la selezione delle ospiti da parte dell’impresario – indagato anche per bancarotta e di cui sono stati chiesti il fallimento personale e l’interdizione dall’esercizio dell’attività imprenditoriale per il crac della Lm Management.

Ma tra i nuovi atti, una trentina di faldoni, c’è anche la fotografia di tutte le uscite dal conto corrente personale di Berlusconi al Monte dei Paschi di Siena. Cifre che se nel 2009 hanno superato i 7,5 milioni, l’anno scorso hanno quasi toccato i 13 milioni di euro: si tratta di assegni firmati dal capo del governo, girati a Spinelli e da lui cambiati in contanti. I prelievi mensili sono molto variabili ed avrebbero avuto un’impennata nei primi 14 giorni dello scorso dicembre, periodo in cui la camera si apprestava a votare la fiducia al governo.

E’ certo che se vuole un salvacondotto parlamentare il premier avrà bisogno di tutti i voti. A cominciare da quelli dei cosiddetti «responsabili» sul piede di guerra per il mancato rimpasto. Temendo sfracelli, Berlusconi ha addirittura chiamato al telefonino l’ex Udc Saverio Romano in piena conferenza stampa davanti ai giornalisti. Forse incontrerà il gruppo la settimana prossima. Di certo Romano – papabile ministro dell’Agricoltura – alza il prezzo. E chiede oltre alle poltrone promesse un riconoscimento pieno della «terza gamba» della maggioranza, incidere sulle scelte economiche del governo. I voti si contano ma soprattutto si pesano. E questi a Berlusconi servono parecchio.

dal manifesto del 18 marzo 2011